Nella neve, Vittorio Sereni

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Ma già pioveva sulla neve,
duro si rifaceva il caro enigma.

V. Sereni

 

Edere? stelle imperfette? cuori obliqui?
Dove portavano, quali messaggi
accennavano, lievi?
Non tanto banali quei segni.
E fosse pure una zampettìo di galline –
se chiaro cantava l’invito
di una bava celeste nel giorno fioco.
Ma già pioveva sulla neve,
duro si rifaceva il caro enigma.
Per una traccia certa e confortevole
sbandavo, tradivo ancora una volta.

Vittorio Sereni, Poesie e prose, Meridiani Mondadori, 2013)

 

[Accolgo con questa poesia una nuova raccolta presente tra i mie scaffali, “Poesie e Prose (Mondadori, 2013) arrivata finalmente ieri, un nuovo poeta tra i “miei” poeti, una voce certo non inedita tra queste pagine, ma che penso avremo modo di frequentare spesso d’ora in avanti. ]

In me il tuo ricordo, Vittorio Sereni

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Solo, di me, distante
dura un lamento di treni,
d’anime che se ne vanno.

 

In me il tuo ricordo è un fruscio
solo di velocipedi che vanno
quietamente là dove l’altezza
del meriggio discende
al più fiammante vespero
tra cancelli e case
e sospirosi declivi
di finestre riaperte sull’estate.
Solo, di me, distante
dura un lamento di treni,
d’anime che se ne vanno.

E là leggera te ne vai sul vento,
ti perdi nella sera.

 

Vittorio Sereni, da Frontiera (In Poesie e prose, Mondadori, 2013)

La malattia dell’olmo, Vittorio Sereni (letta da Domenico Pelini)

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Guidami tu, stella variabile, finché puoi…

V. Sereni

 

Se ti importa che ancora sia estate
eccoti in riva al fiume l’albero squamarsi
delle foglie più deboli: roseogialli
petali di fiori sconosciuti
– e a futura memoria i sempreverdi
immobili.

Ma più importa che la gente cammini in allegria
che corra al fiume la città e un gabbiano
avventuratosi sin qua si sfogli
in un lampo di candore.

Guidami tu, stella variabile, finché puoi…

– e il giorno fonde le rive in miele e oro
le rifonde in un buio oleoso
fino al pullulare delle luci.
…………………………Scocca

da quel formicolio
un atomo ronzante, a colpo
sicuro mi centra
dove più punge e brucia.

Vienmi vicino, parlami, tenerezza,
– dico voltandomi a una
vita fino a ieri a me prossima
oggi così lontana – scaccia
da me questo spino molesto,
la memoria:
non si sfama mai.

E’ fatto – mormora in risposta
nell’ultimo chiaro
quell’ombra – adesso dormi, riposa.

……………………Mi hai
tolto l’aculeo, non
il suo fuoco – sospiro abbandonandomi a lei

in sogno con lei precipitando già.

 

Vittorio Sereni, Stella Variabile, Stella variabile, Garzanti, Milano 1981

 

[Lettura:Domenico Pelini]