Spiegami amore, Thanassis Lambru

1e8d54d1993459edc56aa5ad7136768d

 

Spiegami amore, come ritrovare
l’anima perduta nella violenza del mondo

T. Lambru

 

 

Spiegami tutte le cose, amore,
la luce e l’oscurità, la morte e la vita,
come si abbracciano nell’abbraccio più armonico
e danzano vorticando in un frullo d’ali,
spiegami amore, come ritrovare
l’anima perduta nella violenza del mondo,
come aggirarmi con fiducia nudo sulla terra
nei sentieri che il raggio non perfora”.

Thanassis Lambru,in Poesia n 327, Crocetti

 

[Foto: Man Ray ]

La prima parola di un verso… R. M. Rilke

 

 

 [… ]

Ma perché essere qui è molto, e perché sembra
che tutte le cose di qui abbiano bisogno di noi, queste effimere
che stranamente ci sollecitano. Di noi, i più effimeri.
Ogni cosa
una volta, una volta soltanto. Una volta e non più.
E anche noi
una volta. Mai più. Ma quest’essere
stati una volta, anche una volta sola,
quest’essere stati terreni pare irrevocabile [….]

R. M. Rilke, Elegie duinesi

 

Bisognerebbe saper attendere e raccogliere, per una vita intera e possibilmente lunga, senso e dolcezza, e poi, proprio alla fine, si potrebbero forse scrivere dieci righe valide. Perché i versi non sono, come crede la gente, sentimenti (che si acquistano precocemente), sono esperienze. Per scrivere un verso bisogna vedere molte città, uomini e cose, bisogna conoscere gli animali, bisogna capire il volo degli uccelli e comprendere il gesto con cui i piccoli fiori si schiudono al mattino. Bisogna saper ripensare a sentieri in regioni sconosciute, a incontri inaspettati e congedi previsti da tempo, a giorni dell’infanzia ancora indecifrati, ai genitori che eravamo costretti a ferire quando ci porgevano una gioia e non la comprendevamo (era una gioia per qualcun altro), a malattie infantili che cominciavano in modo così strano con tante profonde e gravi trasformazioni, a giorni in camere silenziose, raccolte, e a mattine sul mare, al mare sopratutto, ai mari, a notti di viaggio che passavano alte rumoreggianti e volavano assieme alle stelle, e non basta ancora poter pensare a tutto questo. Bisogna avere ricordi di molte notti d’amore, nessuna uguale all’altra, di grida di partorienti e di lievi, bianche puerpere addormentate che si richiudono. Ma anche accanto ai moribondi bisogna esser stati, bisogna essere rimasti vicino ai morti nella stanza con la finestra aperta e i rumori a folate. E ancora avere ricordi non basta. Bisogna saperli dimenticare, quando sono troppi, e avere la grande pazienza d’attendere che ritornino. Perché i ricordi in sé ancora non sono. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, anonimi e non più distinguibili da noi stessi, solo allora può darsi che in una rarissima ora si levi dal loro centro e sgorghi la prima parola di un verso.

Rainer Maria Rilke, I quaderni di Malte Laurids Brigge

La Musa, A. Achmatova

anna-akhmatova-

 

Quando la notte attendo il suo arrivo,
la vita sembra sia appesa a un filo.
Che cosa sono onori, libertà, giovinezza
di fronte all’ospite dolce
col flauto nella mano? Ed ecco è entrata.
Levato il velo, mi guarda attentamente.
Le chiedo: «Dettasti a Dante tu
le pagine dell’Inferno?» Risponde: «Io».

 

A. Achmatova, La Musa (da Il giunco, 1925)

 

 

A mio figlio, Juan Rodolfo Wilcock

j-r-wilcock

 

Abbi fiducia nella vita
e non nelle ideologie;
non ascoltare i missionari
di quest’illusione o quell’altra.

Ricorda che c’è una sola cosa
affermativa, l’invenzione;
il sistema invece è caratteristico
della mancanza d’immaginazione.

Ricorda che tutto accade
a caso e che niente dura,
il che non ti vieta di fare
un disegno sul vetro appannato,

né di cantare qualche nota
semplice quando sei contento;
può darsi che sia un bel disegno,
che la canzone sia bella:

ma questo non ha certo importanza,
basta che piacciano a te.
Un giorno morirai; non fa niente,
poiché saranno gli altri ad accorgersene.

 

 Juan Rodolfo Wilcock, Poesie (Adelphi, 1980)

 

[Foto: J. Rodolfo Wilcock (soggetto) ]

Mare della sera, Octavio Paz

 

Nudo mare, assetato mare di mari,
profondo di stelle se grosso di schiume,
profugo bianco di prigione marina
che esplode ai limiti stellari

[…]

dove cominci, mare, dove ti getti?
dove cominci, tempo, vita mia,
esercito di fumo e di menzogna,
dove vai, battito, carne, sonno?

Dove ti getti, avidità di niente?
Non sono la pietra che precipita,
sono la sua caduta, di più, sono l’abisso,
il circolo d’ombra in cui sprofonda.

O. Paz

 

 

 

Alti muri d’acqua, torri alte,
acque d’improvviso nere incontro al niente,
impenetrabili, verdi, grige acque,
acque d’improvviso bianche, abbagliate.

Acque come il principio delle acque,
come il principio stesso prima dell’acqua,
le acque inondate dall’acqua,
che annichiliscono ciò che finge l’acqua.

La risonante tigre delle acque,
le unghie risonanti di cento tigri,
le cento mani dell’acqua, le cento tigri
con una sola mano incontro al niente.

Nudo mare, assetato mare di mari,
profondo di stelle se grosso di schiume,
profugo bianco di prigione marina
che esplode ai limiti stellari,

che memorie, che rocce, gelo, isole,
informe confusione di acque e niente,
che mari, accesi prigionieri,
dentro di te, in fondo al tuo petto, cantano?

Che violenze recondite, che labbra,
commuovono la tua pelle di verdi fiamme?
che desolate acque, coste sole,
che mari invisibili, mare, allei?

dove cominci, mare, dove ti getti?
dove cominci, tempo, vita mia,
esercito di fumo e di menzogna,
dove vai, battito, carne, sonno?

Dove ti getti, avidità di niente?
Non sono la pietra che precipita,
sono la sua caduta, di più, sono l’abisso,
il circolo d’ombra in cui sprofonda.

Tempo che congela, mare e timpano,
vampiro della luna o vi si abbandona:
madre furiosa, immenso vitello squarciato,
mare che ti mangi vive le viscere.
Octavio Paz (1914-1998). Mare della sera
messicano

Trad. Emilio Capaccio

 

 


 

 

Altos muros del agua, torres altas,
aguas de pronto negras contra nada,
impenetrables, verdes, grises aguas,
aguas de pronto blancas, deslumbradas.

Aguas como el principio de las aguas,
como el principio mismo antes del agua,
las aguas inundadas por el agua,
aniquilando lo que finge el agua.

El resonante tigre de las aguas,
las uñas resonantes de cien tigres,
las cien manos del agua, los cien tigres
con una sola mano contra nada.

Desnudo mar, sediento mar de mares,
hondo de estrellas si de espumas alto,
prófugo blanco de prisión marina
que en estelares límites revienta,

¿qué memorias, qué rocas, yelos, islas,
informe confusión de aguas y nada,
qué mares, encendidos prisioneros,
dentro de ti, bajo tu pecho, cantan?

¿Qué violencias recónditas, qué labios,
conmueven a tu piel de verdes llamas?
¿qué desoladas aguas, costas solas,
qué mares invisibles, mar, alías?

¿dónde principias, mar, dónde te viertes?
¿dónde principias, tiempo, vida mía,
ejército de humo y de mentira,
adónde vas, latido, carne, sueño?

¿Dónde te viertes, avidez de nada?
No soy la piedra que se precipita,
soy su caída, y más, soy el abismo,
el círculo de sombra en que se ahonda.

Tiempo que se congela, mar y témpano,
vampiro de la luna o se despeña:
madre furiosa, inmensa res hendida,
mar que te comes vivas las entrañas.

Octavio Paz, Mar por la tarde

 

 

[Il video è tratto dal film La danseuse (regia: Stéphanie Di Giusto, interpretato da Stephanie Sokolinski, conosciuta come Soko, cantante e attrice ) ispirato e dedicato a Loïe Fuller, creatrice della danza Serpentine,  per la quale  nel ‘900 divenne famosa in tutto il mondoil film è uscito in Italia nel 2017 con il titolo “Io danzerò”.]

Non ti arrendere, Mario Benedetti

 

30743863_2131016497185164_7153199861767077888_n

 

vivere la vita e accettare la sfida,
recuperare il sorriso,
provare un canto,
abbassare la guardia
e stendere le mani
dispiegare le ali
e tentare di nuovo.

M. Benedetti

 

Non ti arrendere, ancora sei in tempo
di conseguire e cominciare di nuovo,
seppellire le tue paure,
liberare il buonsenso,
riprendere il volo.
Non ti arrendere perché la vita e così.
Continuare il viaggio,
perseguire i tuoi sogni,
sciogliere il tempo,
togliere le macerie
e scoperchiare il cielo.
Non ti arrendere per favore, non cedere
anche se il freddo brucia
anche se la paura morde
anche se il sole si nasconde
e taccia il vento
ancora c’è fuoco nella tua anima
ancora c’è vita nei tuoi sogni.
Perché la vita è tua e tuo anche il desiderio
perche lo hai voluto e perché ti amo.
Perché esiste il vino e l’amore, è certo.
Perché non vi sono ferite che non curi il tempo
aprire le porte, togliere i catenacci,
abbandonare le muraglie che ti protessero,
vivere la vita e accettare la sfida,
recuperare il sorriso,
provare un canto,
abbassare la guardia
e stendere le mani
dispiegare le ali
e tentare di nuovo.
Celebrare la vita e riprendere i cieli.
Non ti arrendere, per favore non cedere,
anche se il freddo brucia
anche se la paura morde,
anche se il sole tramonti e taccia il vento,
ancora c’e fuoco nella tua anima,
ancora c’è vita nei tuoi sogni
perché ogni giorno è un nuovo inizio,
perché questa è l’ora e il miglior momento.
Perché non sei sola, perché ti amo.

 

Mario Benedetti, Non ti arrendere

 


 

No te rindas, aún estás a tiempo
De alcanzar y comenzar de nuevo,
Aceptar tus sombras,
Enterrar tus miedos,
Liberar el lastre,
Retomar el vuelo.
No te rindas que la vida es eso,
Continuar el viaje,
Perseguir tus sueños,
Destrabar el tiempo,
Correr los escombros,
Y destapar el cielo.
No te rindas, por favor no cedas,
Aunque el frío queme,
Aunque el miedo muerda,
Aunque el sol se esconda,
Y se calle el viento,
Aún hay fuego en tu alma
Aún hay vida en tus sueños.
Porque la vida es tuya y tuyo también el deseo
Porque lo has querido y porque te quiero
Porque existe el vino y el amor, es cierto.
Porque no hay heridas que no cure el tiempo.
Abrir las puertas,
Quitar los cerrojos,
Abandonar las murallas que te protegieron,
Vivir la vida y aceptar el reto,
Recuperar la risa,
Ensayar un canto,
Bajar la guardia y extender las manos
Desplegar las alas
E intentar de nuevo,
Celebrar la vida y retomar los cielos.
No te rindas, por favor no cedas,
Aunque el frío queme,
Aunque el miedo muerda,
Aunque el sol se ponga y se calle el viento,
Aún hay fuego en tu alma,
Aún hay vida en tus sueños
Porque cada día es un comienzo nuevo,
Porque esta es la hora y el mejor momento.
Porque no estás solo, porque yo te quiero.

 

Mario Benedetti, No te rindas

Sunset Limited, Cormac McCarthy

28870325_2107053029581511_181747147587694558_n

 

Le cose che amavo un tempo erano molto fragili.
Molto delicate. Ma io non lo sapevo. Pensavo che
fossero indistruttibili. E mi sbagliavo.

NERO E in che cosa credi?
BIANCO In un sacco di cose.
NERO Va bene.
BIANCO In che senso, va bene?
NERO Va bene, quali cose?
BIANCO Credo in certe cose.
NERO Questo l’hai già detto.
BIANCO Probabilmente non credo più in una serie di cose in cui credevo una volta, ma questo non significa che non creda più in niente.
NERO Be’, fammi un esempio.
BIANCO Più che altro, credo nel valore delle cose.
NERO Nel valore delle cose.
BIANCO Sì.
NERO Ok. Di quali cose?
BIANCO Di un sacco di cose. Le cose culturali, per esempio. I libri, la musica, l’arte. Cose di questo genere.
NERO Va bene.
BIANCO Queste sono le cose che per me hanno valore. Sono la base della civiltà. O quantomeno, un tempo avevano valore. Probabilmente oggi non ne hanno più così tanto.
NERO E cosa gli è successo, a quelle cose?
BIANCO La gente ha smesso di dar loro valore. Io ho smesso di dar loro valore. Entro un certo limite. Non saprei neanche spiegarle bene perché. Quel mondo è in gran parte scomparso. E fra poco lo sarà del tutto.
NERO Non so se riesco a seguirti, professore.
BIANCO Non c’è niente da seguire. Va bene così. Le cose che amavo un tempo erano molto fragili. Molto delicate. Ma io non lo sapevo. Pensavo che fossero indistruttibili. E mi sbagliavo.

Sunset Limited Cormac McCarthy

Le poesie che ho vissuto, Ghiannis Ritsos

frantisek-drtikol-reclining-nude-and-roses-via-artmuseum.jpg

 

La Poesia non ha mai camminato così
sotto i bianchissimi meli in fiore di nessun Paradiso.

 

Le poesie che ho vissuto tacendo sul tuo corpo
mi chiederanno la loro voce un giorno, quando te ne andrai.
Ma io non avrò più voce per ridirle, allora. Perché tu eri solita
camminare scalza per le stanze, e poi ti rannicchiavi sul letto,
gomitolo di piume, seta e fiamma selvaggia. Incrociavi le mani
sulle ginocchia, mettendo in mostra provocante
i piedi rosa impolverati. Devi ricordarmi così – dicevi;
ricordarmi così, coi piedi sporchi; coi capelli
che mi coprono gli occhi – perché così ti vedo più profondamente. Dunque,
come potrò più avere voce. La Poesia non ha mai camminato così
sotto i bianchissimi meli in fiore di nessun Paradiso.

Ghiannis Ritsos da Erotica (Crocetti, 1981)

 

[Foto: Frantisek Drtikol]

 

Essere un fiore, Emily Dickinson

Mariska Karto

essere un fiore, è una profonda
responsabilità –

E. Dickinson

1058

Fiorire – è lo scopo – chi incontra un fiore
e lo guarda senza pensare
a malapena potrà sospettare
la circostanza minore

Partecipare alla faccenda della luce
così complicata
che poi al meriggio come una farfalla
viene donata –

Disporre il bocciolo – combattere il verme –
ottenere la giusta rugiada –
mitigare il calore – eludere il vento –
sfuggire all’ape furfante

Non deludere la grande Natura
che quel giorno l’attenderà –
essere un fiore, è una profonda
responsabilità –

 

Emily Dickinson, Tutte le poesie (Meridiani -Mondadori, 1997)

 

 


1058

Bloom — is Result — to meet a Flower
And casually glance
Would scarcely cause [one] to suspect
The minor Circumstance

Assisting in the Bright Affair
So intricately done
Then offered as a Butterfly
To the Meridian —

To pack the Bud — oppose the Worm —
Obtain it’s right of Dew —
Adjust the Heat — elude the Wind —
Escape the prowling Bee

Great Nature not to disappoint
Awaiting Her that Day —
To be a Flower, is profound
Responsibility —

 

Emily Dickinson ,  Bolts of Melody: New Poems of Emily Dickinson” (Harper, 1945)

 

[Foto: Mariska Karto ]

La signora Reece, Edgar Lee Masters

dipinto Veronica Holland

 

A questa generazione vorrei dire:
imparate a memoria qualche verso di verità o bellezza.
Vi potrà servire una volta nella vita.

E. Lee Masters

 

A questa generazione vorrei dire:
imparate a memoria qualche verso di verità o bellezza.
Vi potrà servire una volta nella vita.

Mio marito non ebbe mai niente a che fare
col crollo della banca – era solo un cassiere.
Il crac fu colpa del presidente, Thomas Rhodes,
e del suo fatuo figliolo senza scrupoli.
Però mio marito fu spedito in prigione,
e io restai sola con i figli,
a nutrirli e vestirli e istruirli.
E lo feci e li avviai
nel mondo tutti lustri e robusti,
e questo grazie alla saggezza di Pope, il poeta:

“Recita bene la tua parte, in questo consiste l’onore”.

 

Edgar Lee Masters, La signora Reece (da Antologia di Spoon River, Einaudi)

 

To this generation I would say:
Memorize some bit of verse of truth or beauty.
It may serve a turn in your life.
My husband had nothing to do
With the fall of the bank — he was only cashier.
The wreck was due to the president, Thomas Rhodes,
And his vain, unscrupulous son.
Yet my husband was sent to prison,
And I was left with the children,
To feed and clothe and school them.
And I did it, and sent them forth
Into the world all clean and strong,
And all through the wisdom of Pope, the poet:
“Act well your part, there all the honor lies.”

 

Edgar Lee Masters,  Spoon River Anthology, 1916.

 

[dipinto Veronica Holland]