Laura, Umberto Saba -da Scorciatoie e raccontini

Erwin Blumenfeld

 

Ma l’amore, l’amore vero, l’amore intero, vuole una cosa e l’altra; vuole la fusione perfetta della sensualità e della tenerezza: anche per questo è raro.

U. Saba

 

Laura è certamente esistita. È esistita; ed era, alla luce di tutti i giorni, una bionda signora, nelle profondità inaccesse (infantili) dell’anima del poeta, era sua madre; era la donna che non si può avere. E tutta la fascinosa, un po’ monotona, storia del Canzoniere, di venti e più anni di corteggiamenti, per non arrivare, per voler non arrivare a nulla, è qui. Se Laura che lo loda, lo rimprovera, lo ammonisce a ben fare, siede in sogno sulla sponda del suo letto, si comporta in tutto e per tutto come una tenera madre col suo amato, e un po’ indiscreto bambino, gli si fosse data (ma è questo che il poeta – fingendo desiderarlo – temeva; il Canzoniere è pieno di accenti di gratitudine per quelle che colla sua «virtù», colla sua «castità» gli risparmiava, con la tentazione, il pericolo di fare una brutta figura) sarebbe accaduto al Petrarca quello che accadde al Baudelaire con la bella signora Sabatier, e che non gli accadeva con la sua triste mulatta. La figura di Laura assorbì tutta la tenerezza del poeta. La sua sensualità egli la rivolse ad altro (ebbe – si racconta – non infecondi amori ancillari); a donne che, per la diversità delle origini, non potevano richiamare al suo inconscio, sempre vivo e vigile, la presenza – ben altrimenti diletta! – della madre. Ma l’amore, l’amore vero, l’amore intero, vuole una cosa e l’altra; vuole la fusione perfetta della sensualità e della tenerezza: anche per questo è raro. Così non c’è, in tutto il lungo Canzoniere, un verso, uno solo, che possa propriamente dirsi d’amore; molte cose ci sono ma nonla bocca mi baciò tutto tremante”*, il più bel verso d’amore che sia stato scritto.

 

Umberto Saba, Scorciatoie e raccontini, (Mondadori, 1963)

[Foto: Erwin Blumenfeld]

 

*Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, canto V, v. 136: «La bocca mi basciò tutto tremante»

 

[Che il Canzoniere di Petrarca sia una delle opere più interessanti della letteratura italiana, dal valore indiscusso, non c’è dubbio, ma in questa breve analisi Saba ci mostra come e perché non possa essere considerata fino in fondo opera d’amore: quell’amore raro che prevede uniti e inscindibili tenerezza e passione. Si può  essere o non essere d’accordo, certo l’analisi -di chiara ispirazione freudiana- convince e non poco, del resto l’autore stesso ci descrive proprio in Scorciatoie e Raccontini, cosa rappresentano questi brevi testi, ossia “Scorciatoie: Sono − dice il Dizionario − vie più brevi per andare da un luogo ad un altro. Sono, a volte, difficili; veri sentieri per capre. Possono dare la nostalgia delle strade lunghe, piane, diritte, provinciali.”]

In fondo all’Adriatico selvaggio, Umberto Saba

Opera visiva Herman Berserik

Era un piccolo porto, era una porta
aperta ai sogni.

U. Saba

 

In fondo all’Adriatico selvaggio
si apriva un porto alla tua infanzia. Navi
verso lontano partivano. Bianco,
in cima al verde sovrastante colle,
dagli spalti d’antico forte, un fumo
usciva dopo un lampo e un rombo. Immenso
l’accoglieva l’azzurro, lo sperdeva
nella volta celeste. Rispondeva
guerriera nave al saluto, ancorata
al largo della tua casa che aveva
in capo al molo una rosa, la rosa
dei venti.

Era un piccolo porto, era una porta
aperta ai sogni.

 

Umberto Saba da Poeti italiani del Novecento (Mondadori, 1990)

 

[Foto: Herman Berserik]

 

Sovrumana dolcezza, Umberto Saba

genova-cimitero-di-staglieno_tomba-di-orsini_foto-leonardo-bistolfi

 

Sovrumana dolcezza
io so, che ti farà i begli occhi chiudere
come la morte.

Se tutti i succhi della primavera
fossero entrati nel mio vecchio tronco,
per farlo rifiorire anche una volta,
non tutto il bene sentirei che sento
solo a guardarti, ad aver te vicina,
a seguire ogni tuo gesto, ogni modo
tuo di essere, ogni tuo piccolo atto.
E se vicina non t’ho, se a te in alta
solitudine penso, più infuocato
serpeggia nelle mie vene il pensiero
della carne, il presagio

dell’amara dolcezza,
che so che ti farà i begli occhi chiudere
come la morte.

Umberto Saba, Sovrumana dolcezza

 

[Foto: Leonardo Bistolfi, tomba di Orsini, Cimitero di Staglieno,  Genova]