Per te non ci sono parole, Maruja Vieira

Monica Biancardi

 

Per te non ci sono parole.
Ci sono solo mute pagine bianche
e questo lento cadere
delle mani inutili
che dimenticarono e trovarono
lettere
sogni
e alberi.

Ci furono parole prima.
Come il mare,
come il grido luminoso
degli ultimi fari.

Per te c’è solo il tempo,
non ci sono parole.
E il tempo è infinito
ora che ti amo.
Maruja Vieira, Per te non ci sono parole
Trad. Emilio Capaccio

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Para ti no hay palabras.
Hay sólo mudas páginas en blanco
y este lento caer
de las manos inútiles
que olvidaron y hallaron
letras
sueños
y árboles.

Hubo palabras antes.
Cuando el mar,
cuando el grito luminoso
de los últimos faros.

Para ti sólo hay tiempo,
no hay palabras.
Y el tiempo es infinito
ahora que te amo.

Maruja Vieira, Para ti no hay palabras

 

[Foto: Monica Biancardi]

Ai redattori di Officina, Pier Paolo Pasolini

 

Ora sento, in me, un sapore di pioggia appena caduta,
ogni vivacità della vita ha uno sfondo di pianto:
Solo una forza confusa mi dice che un nuovo tempo
comincia per tutti e ci obbliga ad essere nuovi.

P.P. Pasolini

 

Caro Leonetti, e Roversi, e Scalia, e Romanò e Fortini,
chi ha meno diritto di me di scrivere questi versi?
Chi ha meno di me pensato,in queste nostre annate?
Chi meno di me ha letto e di me meno sofferto?
Lieto soggetto di alienazione, servo d’una ricchezza
-buttata da avventurieri milanesi,da puttanieri napoletani-
passo come un morto tra i vivi, o un vivo tra i morti:
tradimento incerto, rimandato, disperato,
frutto di ambizioni inesistenti, di necessità non vere.
E non ne sono stato neanche pagato…
Ora sento, in me, un sapore di pioggia appena caduta,
ogni vivacità della vita ha uno sfondo di pianto:
Solo una forza confusa mi dice che un nuovo tempo
comincia per tutti e ci obbliga ad essere nuovi.
Forse -per chi ha sentito e si è dato- è l’impegno
non più a sentire e a darsi, ma a pensare e cercarsi,
se il mondo comincia a finire d’essere il mondo
in cui già suoi, siamo nati, prima creduto eterno,
poi fertile oggetto di storia: sempre riconosciuto.
Ma anche il tempo della vita è pensare, non vivere,
e poichè il pensare è ora senza metodo e verbo,
luce e confusione, prefigurazione e fine,
si sta dissolvendo nel mondo anche la pura vita.
Donchisciotteschi e duri, aggrediamo la nuova lingua
che ancora non conosciamo, che dobbiamo tentare.

 

Da Umiliato e offeso, in  La religione del mio tempo, (Garzanti, 1958)

 

Il fatto che questa poesia si trovi in rete prima e (integralmente) solo su siti spagnoli con versione spagnola seguita da quella italiana, basta a dire cosa sia stato Pasolini per gli italiani? Basta a metterci di fronte a un fatto evidente: che l’Italia ancora continui a vergognarsi di uno degli artisti  più grandi che ha avuto? Una delle voci, scomoda certamente, ma anche più autentica?

Non ti arrendere, Mario Benedetti

 

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vivere la vita e accettare la sfida,
recuperare il sorriso,
provare un canto,
abbassare la guardia
e stendere le mani
dispiegare le ali
e tentare di nuovo.

M. Benedetti

 

Non ti arrendere, ancora sei in tempo
di conseguire e cominciare di nuovo,
seppellire le tue paure,
liberare il buonsenso,
riprendere il volo.
Non ti arrendere perché la vita e così.
Continuare il viaggio,
perseguire i tuoi sogni,
sciogliere il tempo,
togliere le macerie
e scoperchiare il cielo.
Non ti arrendere per favore, non cedere
anche se il freddo brucia
anche se la paura morde
anche se il sole si nasconde
e taccia il vento
ancora c’è fuoco nella tua anima
ancora c’è vita nei tuoi sogni.
Perché la vita è tua e tuo anche il desiderio
perche lo hai voluto e perché ti amo.
Perché esiste il vino e l’amore, è certo.
Perché non vi sono ferite che non curi il tempo
aprire le porte, togliere i catenacci,
abbandonare le muraglie che ti protessero,
vivere la vita e accettare la sfida,
recuperare il sorriso,
provare un canto,
abbassare la guardia
e stendere le mani
dispiegare le ali
e tentare di nuovo.
Celebrare la vita e riprendere i cieli.
Non ti arrendere, per favore non cedere,
anche se il freddo brucia
anche se la paura morde,
anche se il sole tramonti e taccia il vento,
ancora c’e fuoco nella tua anima,
ancora c’è vita nei tuoi sogni
perché ogni giorno è un nuovo inizio,
perché questa è l’ora e il miglior momento.
Perché non sei sola, perché ti amo.

 

Mario Benedetti, Non ti arrendere

 


 

No te rindas, aún estás a tiempo
De alcanzar y comenzar de nuevo,
Aceptar tus sombras,
Enterrar tus miedos,
Liberar el lastre,
Retomar el vuelo.
No te rindas que la vida es eso,
Continuar el viaje,
Perseguir tus sueños,
Destrabar el tiempo,
Correr los escombros,
Y destapar el cielo.
No te rindas, por favor no cedas,
Aunque el frío queme,
Aunque el miedo muerda,
Aunque el sol se esconda,
Y se calle el viento,
Aún hay fuego en tu alma
Aún hay vida en tus sueños.
Porque la vida es tuya y tuyo también el deseo
Porque lo has querido y porque te quiero
Porque existe el vino y el amor, es cierto.
Porque no hay heridas que no cure el tiempo.
Abrir las puertas,
Quitar los cerrojos,
Abandonar las murallas que te protegieron,
Vivir la vida y aceptar el reto,
Recuperar la risa,
Ensayar un canto,
Bajar la guardia y extender las manos
Desplegar las alas
E intentar de nuevo,
Celebrar la vida y retomar los cielos.
No te rindas, por favor no cedas,
Aunque el frío queme,
Aunque el miedo muerda,
Aunque el sol se ponga y se calle el viento,
Aún hay fuego en tu alma,
Aún hay vida en tus sueños
Porque cada día es un comienzo nuevo,
Porque esta es la hora y el mejor momento.
Porque no estás solo, porque yo te quiero.

 

Mario Benedetti, No te rindas

Il giardino, Jacques Prévert

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Mille anni e poi mille
Non possono bastare
Per dire
La microeternità
Di quando m’hai baciato
Di quando t’ho baciata
Un mattino nella luce dell’inverno
Al Parc Montsouris a Parigi
A Parigi
Sulla terra
Sulla terra che è un astro.

Jacques Prévert, Il giardino

 


LE JARDIN

Des milliers et des milliers d’années
Ne sauraient suffire
Pour dire
La petite seconde d’éternité
Où tu m’as embrassé
Où je t’ai embrassèe
Un matin dans la lumière de l’hiver
Au parc Montsouris à Paris
À Paris
Sur la terre
La terre qui est un astre.

Jacques Prévert

[Foto: Robert Doineau]

Un Matrimonio, R.S. Thomas

Gianfranco Meloni

 

 

Ci incontrammo
_            sotto una cascata
di note d’uccelli.
_          Cinquanta anni passati
da un momento d’amore
   _        in un mondo
al servizio del tempo.
_           Lei era giovane;
la baciai con i miei occhi chiusi
_         e li ho riaperti sulle sue rughe.
“Vieni”, ha detto la morte,
_             scegliendola
per compagna
_         nell’ultimo ballo. E lei,
che nella vita
_          ha fatto ogni cosa
con la grazia di un uccello,
_         ha aperto il suo becco
per lasciare andare
    _     un sospiro
non più pesante di una piuma.

 

 

R.S. Thomas, Un Matrimonio

Trad. Emilio Capaccio

 

 

We met
_       under a shower
of bird-notes.
_       Fifty years passed,
love’s moment
_     in a world in
servitude to time.
_     She was young;
I kissed with my eyes
_      closed and opened
them on her wrinkles.
_    ‘Come,’ said death,
choosing her as his
_      partner for
the last dance, And she,
  _        who in life
had done everything
   _      with a bird’s grace,
opened her bill now
  _       for the shedding
of one sigh no
_        heavier than a feather.

R.S. Thomas, A Marriage

 


 

 

[Foto: gianfranco Meloni]

 

 

Il tempo è muto, Giuseppe Ungaretti

Che nel mistero delle proprie onde
Ogni terrena voce fa naufragio.

 

 

Il tempo è muto fra canneti immoti…

Lungi d’approdi errava una canoa…
Stremato, inerte il rematore… I cieli
Già decaduti a baratri di fumi…

Proteso invano all’orlo dei ricordi,
cadere forse fu mercé …

Non seppe

Ch’è la stessa illusione mondo e mente,
Che nel mistero delle proprie onde
Ogni terrena voce fa naufragio.

 

Giuseppe Ungaretti, da Il dolore (in Vita d’un uomo, Meridiani Mondadori)

 

[Foto: Josef Sudek]

È tempo… da Così parlò Zarathustra, F. Nietzsche

ph.Frank Vic

 

Bisogna avere ancora un caos dentro di sè
per partorire una stella danzante.
Io vi dico: voi avete ancora del caos dentro di voi.

F. Nietzche

 

 

È tempo che l’uomo fissi la propria meta. È tempo che l’uomo pianti il seme della sua speranza più alta.
Il suo terreno è ancora abbastanza fertile per ciò. Ma questo terreno sarà un giorno impoverito e addomesticato, e non ne potrà più crescere un albero superbo.
Guai! Si avvicinano i tempi in cui l’uomo non scaglierà più la freccia anelante al di là dell’uomo, e la corda del suo arco avrà disimparato a vibrare!
Io vi dico: bisogna avere ancora un caos dentro di sè per partorire una stella danzante. Io vi dico: voi avete ancora del caos dentro di voi.
Guai! Si avvicinano i tempi in cui l’uomo non partorirà più stella alcuna. Guai! Si avvicinano i tempi dell’uomo più spregevole, quegli che non sa disprezzare se stesso.

 

Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Adelphi

Noi siamo in affanno, Sonetti a Orfeo: XXII, R.M. Rilke

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Ma il passo del tempo
Consideralo un’inezia

R.M. Rilke

 

Noi siamo nell’affanno
Ma il passo del tempo
Consideralo un’inezia
in ciò che sempre resta.

Tutto ciò che incalza
sarà presto trascorso;
Soltanto ciò che indugia
è ciò che ci consacra.

Fanciulli non buttate
il cuore nella rapidità,
ad arrischiare il volo.

Tutto si è acquietato:
oscuro e chiarità,
fiore e libro.

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Wir sind die Treibenden.
Aber den Schritt der Zeit,
nehmt ihn als Kleinigkeit
im immer Bleibenden.

Alles das Eilende
wird schon vorüber sein;
denn das Verweilende
erst weiht uns ein.

Knaben, o werft den Mut
nicht in die Schnelligkeit,
nicht in den Flugversuch.

Alles ist ausgeruth:
Dunkel und Helligkeit,
Blume und Buch.

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We are the driving ones.
But the march of Time
takes him as but a trifle
into the ever-permanent.

Everything which hurries
will soon be over;
for it is the lingering
that first initiates us.

Young men, o put your mettle
not into the quick achievement,
not into the attempted flight.

Everything is now at rest:
Darkness and light,
blossom and book.

 

Rainer Maria Rilke, Sonetti a Orfeo – Sonetto XXII

 

[Foto: Alan Schaller ]

Non è più dato, Milo De Angelis

Time-space-body And Action by Klaus Rinke (1972)

 

 

Non è più dato. Il pianto che si trasformava
in un ridere impazzito, le notti passate
correndo in Via Crescenzago, inseguendo il neon
di un’edicola. Non è più dato. Non è più nostro
il batticuore di aspettare mezzanotte, aspettarla
finché mezzanotte entra nel suo vero tumulto,
nella frenesia di tutte le ore, di tutte le ore.
Non è più dato. Uno solo è il tempo, una sola
la morte, poche le ossessioni, poche
le notti d’amore, pochi i baci, poche le strade
che portano fuori di noi, poche le poesie.

 

Milo De Angelis, Tutte le poesie (Lo Specchio, Mondadori 2017)

 

[ Foto: Klaus Rinke (1972) ]

Dopo le feste, Julio Cortázar

Henri Cartier-Bresson Square du Vert-Galant. Paris (1955)

_

… e che duravi, eri più che il tempo,
eri quella che non se ne andava …

J. Cortázar

_

E quando tutti se ne andavano
e restavamo in due
tra bicchieri vuoti e portacenere sporchi,
com’era bello sapere che eri lì
come una corrente che ristagna,
sola con me sull’orlo della notte,
e che duravi, eri più che il tempo,
eri quella che non se ne andava
perché uno stesso cuscino
e uno stesso tepore
ci avrebbero chiamati di nuovo
a svegliare il nuovo giorno,
insieme, ridendo, spettinati.

 

Julio Cortázar, Dopo le feste

[Foto: Henri Cartier-Bresson,  1955]