Certa stanchezza, Pablo Neruda

 

Lasciate tranquilli quelli che nascono!
Fate posto perché vivano!
Non gli fate trovare tutto pensato,
non gli leggete lo stesso libro,
lasciate che scoprano l’aurora
e che diano un nome ai loro baci.

P. Neruda

 

 

 

Non voglio esser stanco solo,
voglio che ti stanchi con me.
Come non esser stanco
di certa cenere che cade
sulle città in autunno,
qualcosa che più non vuol ardere,
che s’accumula sui vestiti
e a poco a poco
va cadendo
scolorando i cuori.
Son stanco del duro mare
E della terra misteriosa:
Son stanco delle galline:
mai abbiamo saputo cosa pensano,
e ci guardano con occhi asciutti
senza concederci importanza.
Ti invito perché finalmente
ci stanchiamo di tante cose,
dei cattivi aperitivi
e della buona educazione:
Stanchiamoci di non andare in Francia,
stanchiamoci perlomeno
d’uno o due giorni la settimana
che sempre si chiamano a un modo
come i piatti sulla tavola
e che ci destano,perché?
E che ci coricano senza gloria.
Diciamo alfine la verità
che mai siamo stati d’accordo
con questi giorni paragonabili
alle mosche e ai cammelli.
Ho visto i monumenti
innalzati ai titani,
agli asini dell’energia
Li tengono lì immobili
con le loro spade in mano
sopra quei tristi cavalli:
Sono stanco delle statue.
Non ne posso più di tanta pietra.
Se continuiamo a riempire così con gli immobili il mondo,
come potranno vivere i vivi?
Sono stanco del ricordo.
Voglio che l’uomo quando nasce
respiri i fiori nudi,
la terra fresca,il fuoco puro,
non ciò che tutti respirano.
Lasciate tranquilli quelli che nascono!
Fate posto perché vivano!
Non gli fate trovare tutto pensato,
non gli leggete lo stesso libro,
lasciate che scoprano l’aurora
e che diano un nome ai loro baci.
Voglio che ti stanchi con me
Di tutto ciò che è ben fatto.
Di tutto ciò che ci invecchia.
Di ciò che han preparato per affaticare gli altri.
Stanchiamoci di ciò che uccide
E di ciò che non vuol morire.

 

Certa stanchezza, Pablo Neruda

Dopo essermi scoraggiato… C. Pavese

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Dopo essermi scoraggiato di ogni cima più alta,
dopo aver perduto ogni rispetto di me stesso,
ridotto a un povero straccio umano
senza più forma,
per un istante accanto a te ho rivissuta la fiamma
che mi accendeva negli anni più belli:
povera fiamma che sta per spegnersi,
che, come te, è una mia illusione
di cui non sono degno:
pure m’ha riacceso e sorrido.

 

Cesare Pavese, da Prima di “Lavorare stanca” 1923-30, in Poesie, Einaudi

 

[ Foto: Monty Kaplan ]

Volto di te, Mario Benedetti

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sono pieno di ombre
di notti e desideri
di molte risa e qualche
disappunto.

M. Benedetti

 

 

Ho una solitudine
così affollata
così piena di nostalgie
e di volti di te
di congedi passati
e baci benvenuti
alla prima occasione
e in ultimo termine
ho una solitudine
così affollata
che posso organizzarla
come fosse un corteo
per colori
misure
e promesse
per epoche
per tatto
e per sapore
senza esitare
mi abbraccio alle tue assenze
che vengono e mi assistono
col mio volto di te
sono pieno di ombre
di notti e desideri
di molte risa e qualche
disappunto.

 

Mario Benedetti, da Tutte le poesie, Garzanti, 2017

 

[Foto: Édouard Boubat, Parigi, 1968]

in un luogo che non ho mai raggiunto…E.E. Cummings

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(non so cos’è di te che chiude
e apre; solo qualcosa dentro di me comprende
che la voce dei tuoi occhi è più profonda di tutte le rose)
nessuno, nemmeno la pioggia, ha così piccole mani.

E.E. Cummings

 

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In un luogo che non ho mai raggiunto coi miei viaggi, piacevolmente oltre
ogni esperienza, i tuoi occhi hanno il loro silenzio:
nel più debole dei tuoi gesti ci sono cose che mi rinchiudono,
o che non posso toccare perché troppo vicine

il tuo più tenue sguardo facilmente mi aprirà
benché abbia chiuso me stesso come dita,
tu sempre mi apri petalo per petalo come la Primavera apre
(toccando accortamente, misteriosamente) la sua prima rosa

o se il tuo desiderio fosse quello di chiudermi, io e
la mia vita ci chiuderemmo con tanta bellezza, all’improvviso,
come quando il cuore di questo fiore immagina
la neve scendere piano su ogni cosa;

niente di ciò che avremo a vedere in questo mondo eguaglia
il potere della tua intensa fragilità: la sua trama
che mi costringe con il colore delle sue terre,
restituendo la morte e l’eternità ad ogni fiato

(non so cos’è di te che chiude
e apre; solo qualcosa dentro di me comprende
che la voce dei tuoi occhi è più profonda di tutte le rose)
nessuno, nemmeno la pioggia, ha così piccole mani.

 

E.E. Cummings

da https://isoccombenti.wordpress.com/
(interessante blog dedicato a “cinema, letteratura e altre scicchezze”)

[Foto: René Groebli]