Abbiamo fatto notte ho la tua mano ti veglio, P. Eluard

Paul-Eluard-Gala

E nel mio capo che piano s’accorda col tuo con la notte
Stupisco dell’ignota che divieni

P. Eluard

 

Abbiamo fatto notte ho la tua mano ti veglio
Con ogni mia forza ti reggo
Incido dentro una pietra la stella delle tue forze
Fondi solchi dove la bontà del tuo corpo germinerà
La voce segreta la voce tua pubblica io mi ridíco
Rido dell’orgogliosa
Che tratti come fosse una mendíca
Dei folli che rispetti dei semplici ove t’immergi
E nel mio capo che piano s’accorda col tuo con la notte
Stupisco dell’ignota che divieni
Ignota simile a te simile a tutto quel che amo
Che è nuovo sempre.

Paul Éluard, da “Facile”, in “Paul Éluard, Poesie”, Oscar Mondadori, 1970

Trad.: Franco Fortini

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«Nous avons fait la nuit…»

Nous avons fait la nuit je tiens ta main je veille
Je te soutiens de toutes mes forces
Je grave sur un roc l’étoile de tes forces
Sillons profonds où la bonté de ton corps germera
Je me répète ta voix cachée ta voix publique
Je ris encore de l’orgueilleuse
Que tu traites comme une mendiante
Des fous que tu respectes des simples où tu te baignes
Et dans ma tête qui se met doucement d’accord avec la tienne avec la nuit
Je m’émerveille de l’inconnue que tu deviens
Une inconnue semblable à toi semblable à tout ce que j’aime
Qui est toujours nouveau.

Paul Éluard, “Œuvres complètes”, Paris, Gallimard, Bibliothèque de la Pléiade, 1968

Chino sulle sere, Pablo Neruda

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Solo conservi tenebre, donna distante e mia

P. Neruda

 

Chino sulle sere getto le mie tristi reti
ai tuoi occhi oceanici.

Lì si distende e arde nella più alta fiamma
la mia solitudine che muove le braccia come un
naufrago.

Faccio rossi segnali sui tuoi occhi assenti
che ondeggiano come il mare sulla riva di un faro.

Solo conservi tenebre, donna distante e mia,
dal tuo sguardo emerge a volte la costa del terrore.

Chino sulle sere lancio le mie tristi reti
in quel mare che scuote i tuoi occhi oceanici.

Gli uccelli notturni beccano le prime stelle
che scintillano come la mia anima quando ti amo.

Galoppa la notte sulla sua cavalla cupa
spargendo spighe azzurre sul prato.

da P. Neruda, Poesie, a cura di G. Bellini, Nuova Accademia,
Milano, 1960

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Inclinado en las tardes tiro mis tristes redes
a tus ojos oceánicos.

Allí se estira y arde en la más alta hoguera
mi soledad que da vueltas los brazos como un náufrago.

Hago rojas señales sobre tus ojos ausentes
que olean como el mar a la orilla de un faro.

Sólo guardas tinieblas, hembra distante y mía,
de tu mirada emerge a veces la costa del espanto.

Inclinado en las tardes echo mis tristes redes
a ese mar que sacude tus ojos oceánicos.

Los pájaros nocturnos picotean las primeras estrellas
que centellean como mi alma cuando te amo.

Galopa la noche en su yegua sombría
desparramando espigas azules sobre el campo.

 

Pablo Neruda, Poema VII, in  20 poemas de amor y una canción desesperada

Ordine e disordine dell’amore, P. Eluard

Ronin

 

Citerò per primi gli elementi
La tua voce i tuoi occhi le tue mani le tue labbra

Io esisto ma esisterei
Se non ci fossi anche tu?

In questo bagno che è davanti
Al mare all’acqua dolce

In questo bagno che la fiamma
Ha costruito nei nostri occhi

Questo bagno di lacrime felici
Dove sono entrato
Per virtù delle tue mani
Per grazia delle tue labbra

Questo primo stato umano
Come una distesa d’erba nascente

I nostri silenzi le nostre parole
La luce che va
La luce che torna
L’alba e la sera sono il nostro sorriso

E nell’intimo nostro
Tutto fiorisce e matura
Sul giaciglio della tua vita
Dove poso le mie vecchie ossa

Dove finisco.

 

Paul Eluard, Ordine e disordine dell’amore, da Ultime poesie d’amore (Passigli, 1996)

Le mani di Elsa, Louis Aragon e The Spoils, Massive Attack

 

But I somehow slowly love you
And wanna keep you the same
Well, I somehow slowly know you

The Spoils, Massive Attack ft. Hope Sandoval

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Taccia il mondo per un attimo almeno

Louis Aragon

 

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Dammi le tue mani per l’inquietudine
Dammi le tue mani di cui tanto ho sognato
Di cui tanto ho sognato nella mia solitudine
Dammi le tue mani perch’io venga salvato.

Quando le prendo nella mia povera stretta
Di palmo e di paura di turbamento e fretta
Quando le prendo come neve disfatta
Che mi sfugge dappertutto attraverso le dita

Potrai mai sapere ciò che mi trapassa
Ciò che mi sconvolge e che m’invade
Potrai mai sapere ciò che mi trafigge
E che ho tradito col mio trasalire

Ciò che in tal modo dice il linguaggio profondo
Questo muto parlare dei sensi animali
Senza bocca e senz’occhi specchio senza immagine
Questo fremito d’amore che non dice parole

Potrai mai sapere ciò che le dita pensano
D’una preda tra esse per un istante tenuta
Potrai mai sapere ciò che il loro silenzio
Un lampo avrà d’insaputo saputo

Dammi le tue mani ché il mio cuore vi si conformi
Taccia il mondo per un attimo almeno
Dammi le tue mani ché la mia anima vi s’addormenti
Ché la mia anima vi s’addormenti per l’eternità.

Louis Aragon, Le mani di Elsa

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Donne-moi tes mains pour l’inquiétude
Donne-moi tes mains dont j’ai tant rêvé
Dont j’ai tant rêvé dans ma solitude
Donne-moi tes mains que je sois sauvé

Lorsque je les prends à mon propre piège
De paume et de peur de hâte et d’émoi
Lorsque je les prends comme une eau de neige
Qui fuit de partout dans mes mains à moi

Sauras-tu jamais ce qui me traverse
Qui me bouleverse et qui m’envahit
Sauras-tu jamais ce qui me transperce
Ce que j’ai trahi quand j’ai tressailli

Ce que dit ainsi le profond langage
Ce parler muet de sens animaux
Sans bouche et sans yeux miroir sans image
Ce frémir d’aimer qui n’a pas de mots

Sauras-tu jamais ce que les doigts pensent
D’une proie entre eux un instant tenue
Sauras-tu jamais ce que leur silence
Un éclair aura connu d’inconnu

Donne-moi tes mains que mon coeur s’y forme
S’y taise le monde au moins un moment
Donne-moi tes mains que mon âme y dorme
Que mon âme y dorme éternellement.

Louis Aragon, Les mains d’Elsa

Eternità: da Rapporto al Greco, Nikos Kazanzatkis

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Torniamo al monastero; che miracolo la Portaìtissa, la Vergine della porta; grandi occhi tristi, piccole labbra arricciate ad anello, mento fermo, la dolcezza, l’amarezza, tutta la gioia e il dolore dell’uomo.
E la notte, che momento divino quando vedemmo il mare sospirare bianchisimo, e sopra la luna immensa.
“Stanotte”, disse il mio amico, “la luna adempie davvero alla sua missione: illumina l’eternità”.
Parlavamo a voce bassa, chini l’uno sull’altro, dicendo che dovevamo prendere una decisione radicale: cioè, vivere in ogni istante l’eternità”

 

Nikos Kazantzakis da Rapporto al Greco

[Foto: dal Web]

Sospingimi, Pedro Salinas

Peter Coulson

 

“Piegati soltanto per amore.
Se muori, continuerai ad amare.”

René Char

 

Sospingimi, lanciami
da te, dalle tue guance,
come da isole di corallo,
a navigare, ad andare lontano
per cercarti, a cercare
fuori di te ciò che possiedi,
ciò che non mi vuoi dare.

Per rimanere sola,
inventami foreste vergini
con alberi di metallo
e giaietto; io le raggiungerò
e vedrò che non erano altro
che collane che tu pensavi.
Invitami a splendori
e sfolgorii, in lontananza,
neri, bianchi, con sorriso
d’infanzia. Li cercherò.
Camminerò per giorni e giorni,
e poi arrivando là dove sono,
scoprirò i tuoi sorrisi
larghi, i tuoi sguardi chiari.
Era questo
che là, lontano,
vedevo luccicare.

Da tanto e tanto viaggiare
non sperare mai che ti porti
altri mondi o primavere
che quelle che tu difendi
contro di me. Inutile
questo andare e venire fra i secoli,
i sogni, le miniere.
Da te io muovo sempre, sempre
devo tornare a te.

Pedro Salinas, da La voce a te dovuta

[Foto: Peter Coulson]

l’Amore, André Breton e Paul Eluard

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L’amore reciproco, l’unico a poterci interessare, è quello che mette in gioco l’inconsueto nel consueto, l’immaginazione nel luogo comune, la fede nel dubbio, la percezione dell’oggetto interiore nell’oggetto esteriore.
[…] L’amore ha tutto il tempo. Gli sta davanti la fronte da cui pare giungere il pensiero, gli occhi che si distrarranno dal loro sguardo, il petto in cui si coaguleranno i suoni, ha seni e bocca profonda. Gli stanno davanti le pieghe dell’inguine, le gambe che correvano, il vapore che avvolge i loro veli, ha il piacere della neve che cade fuori dalla finestra. La lingua disegna le labbra, unisce gli occhi, drizza i seni, scava le ascelle, apre la finestra; la bocca attrae la carne con tutte le sue forze, sprofonda in un bacio errante, rimpiazza la bocca che ha preso, è il miscuglio del giorno e della notte. […] . L’amore moltiplica i problemi. La furia della libertà cattura gli amanti più necessari l’uno all’altro dello spazio dell’aria nei polmoni.

da L’immaculée conception, 1930

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[Il testo citato, tratto dall’articolo l’immaculée conception pubblicato nel 1930, diviso in tre parti  di cui questa – insieme alle rielaborazione in chiave surrealista delle 32 posizioni  del Kamasutra – ne rappresenta la terza, testimonia quanto fosse centrale nel surrealismo l’amore, inteso dai suoi esponenti in modo delle volte anche molto differente. Mai corrente artistica fu tanto interessata ai temi dell’amore e della sessualità in tutte le sue forme,  con le sue relative contraddizioni, tematiche connesse in molti casi al ruolo sociale e al rapporto con la donna, e fortemente influenzate dal pensiero di Freud e dalla critica di Marx ed Engels alla società borghese. La cultura contemporanea deve moltissimo al surrealismo, soprattutto alla visione “rivoluzionaria” del mondo che ha privileggiato tanto nel sociale quanto nel privato, tanto nell’espressione quanto nelle forme dell’arte la dimensione della mente e delle emozioni.]

Il poeta, Renè Clair

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Il poeta non trattiene a sé ciò che scopre
Non appena lo trascrive, subito lo perde.
In ciò risiede la sua novità,
il suo infinito,
il suo pericolo.

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Le poète ne ritient pas ce qu’il découvre; l’ayant
transcrit, le perd bientôt. En cela réside sa nouveauté,
son infini et son péril.

Renè Clair, da La bibliothèque est en feu, 1955 ( La biblioteca è in fiamme )

Foto: Guido Borelli, Forse Piove

Perchè un sol bacio la leghi… P. Eluard

Tamara de Lempicka (1898-1980)

 

Perchè un sol bacio la leghi
E la circondi il piacere
Bianca azzurra bianca estate
E le sia regola d’oro
E il suo seno onduli molle
Movendo la carne al calore
Per una infinita carezza
Perchè sia come una pioggia
Senza nube per miracolo
Come pioggia tra due fuochi
Come pianto tra due risa
E sia neve benedetta
Sotto calda ala di nido
Quando va più svelto il sangue
Nelle vene al nuovo vento
Perchè schiuse le sue palpebre
Più profonda luce vedano
Profumo totale a sua immagine
E la sua bocca intenda
Col silenzio intelligibile
Perchè posi le sue palme
Su ogni capo che si desta
E le linee delle mani
Nelle altrui mani continuino
Distanze dove passi il tempo

Paul Eluard, da Poesia Ininterrotta