I poeti lavorano di notte, A. Merini

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Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

 

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

 

Alda Merini, da Testamento, Crocetti, 1988

Una migrazione cosmica, Marina Cvetaeva

Viki Kollerová Lovers
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Tutto questo è stasera, che dormo con te
M. Cvetaeva
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Una migrazione cosmica è iniziata stasera:
carovane di alberi per la terra scura,
filari di grappoli pronti alla vendemmia,
cascate di stelle di casa in casa,
fiumi che risalgono i corsi – all’indietro!
Tutto questo è stasera, che dormo con te.

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Marina Cvetaeva, da Scusate l’Amore, Poesie 1915-1925 (Passigli Editori, 2013)
Mosca, 1892 – Elabuga, 1941

 

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[Foto: Viki Kollerová, Lovers]

Cercavo te nelle stelle, Primo Levi

yama bato

Perché mancavi, nelle lunghissime sere
meditai la bestemmia insensata
che il mondo era uno sbaglio di Dio,
Io uno sbaglio del mondo.

Primo Levi

 

Cercavo te nelle stelle
quando le interrogavo bambino.
Ho chiesto te alle montagne
ma non mi diedero che poche volte
solitudine e breve pace.
Perché mancavi, nelle lunghissime sere
meditai la bestemmia insensata
che il mondo era uno sbaglio di Dio,
io uno sbaglio del mondo.
E quando, davanti alla morte,
ho gridato il NO da ogni fibra,
che non avevo ancora finito,
che troppo ancora dovevo fare,
era perché mi stavi davanti,
tu con me accanto, come oggi avviene,
un uomo e una donna sotto il sole.
Sono tornato perché c’ eri Tu.

11 Febbraio, 1946
Primo Levi – da Ad ore incerte (Garzanti, 1984)

 

[Foto: Yama Bato]

La notte bella, Giuseppe Ungaretti

 

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Quale canto s’è levato stanotte
che intesse
di cristallina eco del cuore
le stelle

Quale festa sorgiva
di cuore a nozze

Sono stato
uno stagno di buio

Ora mordo
come un bambino la mammella
lo spazio

Ora sono ubriaco
d’universo

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Devetachi il 24 agosto 1916

Giuseppe Ungaretti,  L’Allegria, 1931

Viva! Viva! Viva!!! C. Chaplin

 

“Ma c’è una cosa altrettanto inevitabile quanto la morte, ed è la vita. Viva! Viva! Viva! Pensi alla forza che è nell’universo, che fa muovere la terra e crescere gli alberi! E c’è la stessa forza dentro di lei, purché solo abbia il coraggio e la volontà di usarla.

Charlie Chaplin, monologo da Luci della ribalta, 1952

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” … Perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi.”

 

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito com’è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta, anche se quella persona ero io. Oggi so che questo si chiama rispetto.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di desiderare un’altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda é un invito a crescere. Oggi so che questo si chiama maturità.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto quello che succede va bene. Da allora ho potuto stare tranquillo. Oggi so che questo si chiama stare in pace con se stessi.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di privarmi del mio tempo libero e di concepire progetti grandiosi per il futuro. Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento, ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi. Oggi so che questo si chiama sincerità.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene: persone, cose, situazioni e tutto ciò che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso; all’inizio lo chiamavo sano egoismo, ma oggi so che questo è amore di sé.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di voler avere sempre ragione. E cosi ho commesso meno errori. Oggi mi sono reso conto che questo si chiama semplicità.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono rifiutato di vivere nel passato e di preoccuparmi del mio futuro. Ora vivo di più nel momento presente, in cui tutto ha un luogo. E’ la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo perfezione.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che il mio pensiero può rendermi miserabile e malato. Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore, l’intelletto è diventato un compagno importante. Oggi a questa unione do il nome di saggezza interiore. Non dobbiamo continuare a temere i contrasti, i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi.

Oggi so che tutto questo è la vita.

Charlie Chaplin, Discorso per i suoi settant’anni

 

 

Amore in manicomio, Dylan Thomas

David Galstyan

… E rapito alla fine (cara fine) nelle sue braccia dalla luce
Io posso senza venir meno
Sopportare la prima visione che diede fuoco alle stelle.

D. Thomas

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Un’estranea è venuta
A spartire con me la mia stanza nella casa lunatica,
Una ragazza folle come gli uccelli

Che spranga la notte della porta col suo braccio di piuma.
Stretta nel letto delirante
Elude la casa a prova di cielo con nubi invadenti

E la stanza da incubi elude col suo passeggiare
Su e giù come i morti,
O cavalca gli oceani immaginati delle corsie maschili.

Venne invasata,
Chi fa entrare dal muro rimbalzante l’ingannevole luce,
Invasata dal cielo

Dorme nel truogolo stretto e tuttavia cammina sulla polvere
E a piacer suo vaneggia
Sopra l’assistito del manicomio consumato dalle mie lacrime
ambulanti.

E rapito alla fine (cara fine) nelle sue braccia dalla luce
Io posso senza venir meno
Sopportare la prima visione che diede fuoco alle stelle.

Dylan Thomas. Love in asylum, da Poesie, Enaudi

(traduzione di Ariodante Marianni)

[Foto: David Galstyan]