(Ai Bambini Siriani), Amarji

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C’è, mentre morite, una codirossa
che depone gioiosa, nel buco di un pioppo nero,
il suo primo uovo blu.

Mentre morite, il mio cuore entra con voi
nell’ultima nuvola di un mondo nato già morto,– entro con voi
nel papavero bianco, nel mare allentato.

Mentre morite, Dio e l’assassino,
sullo stesso balcone, bevono il nescafé e ridono.
Solo; bevono il nescafé e ridono.

Amarji – poeta siriano | inediti © 2017

 

[Amarji o Amargi, pseudonimo di Rami Farid Youness, è un poeta e autore siriano, nato a Latakia nel 1980. ]

 

[In questi giorni ci arrivano immagini devastanti della distruzione lenta e profonda di un popolo e della su terra, la Siria. Pochi giorni fa ho visto una scena (purtroppo una di quelle alle quali siamo lentamente abituati a vedere in televisione o sul web) che mi ha agghiacciata: bombardamenti, donne in fuga, ragazzi di appena 10 anni che portano in salvo fratellini di meno di due, morti, feriti, distruzione di un intero mondo, di una radice, un’altra delle infinite ferite che questo sistema (a prescindere da chi sarà vinto o vincitore, da chi ne uscirà buono o cattivo), fa da diversi secoli. Umberto Eco in A passero di gambero le chiamava guerre cuscinetto: quelle guerre  cioè inevitabili e”necessarie” affinchè non ci siano guerre da noi e ci sia invece ricchezza e prosperità (apparente). Guerre che non fanno altro che allargare a macchia d’olio (sarebbe meglio dire di petrolio) l’orrore nel mondo. Perché è inevitabile non pensare a coloro che dalla Siria (come da altri luoghi feriti) arrivano da noi, per trovare riparo, salvezza, una via di fuga, una luce; e, invece, attraversando deserti infiniti e infinite torture, attraversando letteralmente la morte arrivano in luoghi per loro ostili, e spesso vengono rispediti a casa che, tradotto, è rispediti nell’oblio perché una casa lì per loro non esiste più.

Questa bellissima poesia mi ha fatto pensare a questo, e a molte altre cose, è una poesia profonda, triste, dolorosa, ma che ha in sè una luce, un canto di speranza ancora per quei bambini che un giorno saranno (o non saranno mai) adulti, i nostri bambini occorrerebbe imparare a pensare, che un giorno saranno (o non saranno mai) i nostri adulti: ossia adulti felici sereni, o adulti feriti, turbati e in molti casi turbanti, perché le ferite, i dolori profondi, hanno questo di particolare: si ramificano, si diffondono e distruggono anche ciò che è lontano da loro, questa guerra (come altre) non riguarda solo la Siria, non riguarda solo i loro bambini, ma riguarda anche noi e il nostro futuro, quel futuro che un giorno sarà dei nostri bambini. Non lo dimentichiamo. ]