Scena finale, Blanca Varela

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Ho lasciato la porta mezza aperta
sono un animale che non si rassegna a morire

Blanca Varela

 

Ho lasciato la porta mezza aperta
sono un animale che non si rassegna a morire
l’eternità è l’oscura cerniera che cede
un piccolo rumore nella notte della carne
sono l’isola che avanza sostenuta dalla morte
o una città ferocemente accerchiata dalla vita
o forse non sono nulla
solo l’insonnia
e la brillante indifferenza degli astri
deserto destino
inesorabile il sole dei vivi si alza
riconosco quella porta
altra non c’è
ghiaccio primaverile
e una spina di sangue
nell’occhio della rosa

_
Blanca Varela

 

[Foto: Man Ray]

Accanto a un bicchiere di vino, Wislawa Szymborska

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Con uno sguardo mi ha resa più bella,

e io questa bellezza l’ho fatta mia.
Felice, ho inghiottito una stella.
Ho lasciato che mi immaginasse

a somiglianza del mio riflesso
nei suoi occhi. Io ballo, io ballo
nel battito di ali improvvise.

Il tavolo è tavolo, il vino è vino

nel bicchiere che è un bicchiere
e sta lì dritto sul tavolo.
Io invece sono immaginaria,
incredibilmente immaginaria,
immaginaria fino al midollo.
Gli parlo di tutto ciò che vuole:
delle formiche morenti d’amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca,
se viene spruzzata di vino, canta.

Mi metto a ridere, inclino il capo
con prudenza, come per controllare
un’invenzione. E ballo, ballo
nella pelle stupita, nell’abbraccio
che mi crea.

Eva dalla costola, Venere dall’onda,
Minerva dalla testa di Giove
erano più reali.
Quando lui non mi guarda,
cerco la mia immagine
sul muro. E vedo solo
un chiodo, senza il quadro.

Wislawa Szymborska,  Accanto a un bicchiere di vino

(Foto: Wislawa Szymborska)