L’eterno ritorno, F. Nietzsche

uroboro

 

… ma ogni dolore e ogni piacere
e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola
e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te …

 

 

Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione – e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!

 

F. Nietzsche, La gaia scienza, Adelphi

 

 

[Foto: Uroboro

*L’Uroboro, detto comunemente Ouroboros (ma anche Oroborus, Uroboros e Oroboro, dal greco οὐροβόρος ὄφις, “serpente che mangia la coda“), è un simbolo molto antico, presente in molti popoli e in diverse epoch. Rappresenta un serpente o un drago che si morde la coda, formando un cerchio senza inizio né fine.

Apparentemente immobile, ma in eterno movimento, rappresenta il potere che divora e rigenera se stesso, l’energia universale che si consuma e si rinnova di continuo, la natura ciclica delle cose, che ricominciano dall’inizio dopo aver raggiunto la propria fine. Simboleggia quindi l’unità e l’androgino primordiale, la totalità del tutto, l’infinito, l’eternità, il tempo ciclico, l’eterno ritorno, l’immortalità e la perfezione ]

Quante tentazioni attraverso… P. Cavalli

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Quante tentazioni attraverso
nel percorso tra la camera
e la cucina, tra la cucina
e il cesso. Una macchia
sul muro, un pezzo di carta
caduto in terra, un bicchiere d’acqua,
un guardar dalla finestra,
ciao alla vicina,
una carezza alla gattina.
Così dimentico sempre
l’idea principale, mi perdo
per strada, mi scompongo
giorno per giorno ed è vano
tentare qualsiasi ritorno.

Patrizia Cavalli, Poesie (Einaudi, 2002)

Ritorno, Nanà Isaia

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           Ritornando
_                      per trovare certi pensieri.
____________    __   Parole che non avevo pensato di dirti.
_                           Pomeriggi di silenzio nel viale.
           Ritornando con un finestrino di treno
per vedere il mondo.
_            So che troverò al loro posto
                                           religiosi gli oggetti
                                                               dell’addio.
_                                         Il ritorno al posto della mia fuga.
_                         Ma nelle mie mani non ci sarà
_     alcuna materia di volti
_                                 e di ultimi momenti.
_                                            Immagini solo dei singhiozzi.
_                                 E un pizzico di cenere dalla vita.
                      Come dolore inutile.

 

Nanà Isaia,  Antologia della poesia greca contemporanea (Crocetti, 2004)

[Foto: Greta Garbo]