La terra dei ricordi, Giovanna Rosadini

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Non lasciare deserta la terra dei ricordi
dentro quel buio fermentato di nostalgia
si accendono bagliori di compiutezza

G. Rosadini

 

Non lasciare deserta la terra dei ricordi
dentro quel buio fermentato di nostalgia
si accendono bagliori di compiutezza
come quando, nel perfetto silenzio dei monti,
la neve scricchiolava sotto i piedi
o in acqua, al largo di un intenso blu
estivo, nuotavi intorno alla barca con i tuoi,
o il giorno che lei è arrivata, nella stanza
della clinica colorata dal tramonto,
in quattro ci siamo sentiti completi.
Sei stata felice, e non lo sapevi

Giovanna Rosadini, inedito

Cartoline dal mio paese: due poesie rimaste a lungo inedite di Leonardo Sciascia

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1.

Il paese del sale, il mio paese
che frana – sale e nebbia –
dall’altipiano a una valle di crete;
così povero che basta un venditore
d’abiti smessi – ridono appesi alle corde
i colori delle vesti femminili –
a far festa, o la tenda bianca
del venditore di torrone.
Il sale sulla piaga, queste pietre
bianche che s’ammucchiano
lungo i binari – il viaggiatore
alza gli occhi dal giornale, chiede
il nome del paese – e poi in lunghi convogli e
scendono alle navi di Porto Empedocle;
il sale della terra – “e se il sale
diventa insipido
come gli si renderà il sapore?”
(E se diventa morte,
pianto di donne nere nelle strade,
fame negli occhi dei bambini?).

 
2.

Questo è il freddo che i vecchi
dicono s’infila dentro le corna del bue;
che svena il bronzo delle campane,
le fa opache nel suono come brocche di creta.
C’è la neve sui monti di Cammarata,
a salutare questa neve lontana
c’erano un tempo festose cantilene.
I bambini poveri si raccolgono silenziosi
sui gradini della scuola, aspettano
che la porta si apra: fitti e intirizziti
come passeri, addentano il pane nero,
mordono appena la sarda iridata
di sale e squame. Altri bambini
stanno un po’ in disparte, chiusi
nel bozzolo caldo delle sciarpe.

 

Leonardo Sciascia, Cartoline dal mio paese,  La Stampa del 18 dicembre 2009

 

[Queste poesie, scritte da Leonardo Sciascia nel 1952, sono state ritrovate da Francesco Izzo tra le Carte Pasolini, presso l’Archivio A. Bonsanti del Gabinetto Vieusseux di Firenze. E a darne notizia è stato il sito ufficiale degli Amici dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia Web nell’ottobre del 2009 e pubblicate su La Stampa del 18 dicembre 2009.]

 

[Foto: Leonardo Sciascia (1921-1989) sugli scogli sul mare vicino a Palermo (Vittoriano Rastelli / Getty Images) ]

Città, J. Luis Borges

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e il tuo ricordo è come brace viva
che non lascio cadere
anche se mi brucia le mani

J. L. Borges

 

 

 

Insegne luminose strattonano la stanchezza.
Volgari schiamazzi
saccheggiano la quiete dell’anima.
Colori impetuosi
scalano le attonite facciate.
Dalle piazze rotte
traboccano copiose le distanze.
Il tramonto abbattuto
che si rannicchia oltre i sobborghi
è beffa d’ombre rovinate.
Io percorro le strade svigorito
dall’insolenza delle luci false
e il tuo ricordo è come brace viva
che non lascio cadere
anche se mi brucia le mani

Jorge Luis Borges, Fervore di Buenos Aires, 1923

 

Anuncios luminosos tironeando el cansancio.
Charras algarabías
entran a saco en la quietud del alma.
Colores impetuosos
escalan las atónitas fachadas.
De las plazas hendidas
rebosan ampliamente las distancias.
El ocaso arrasado
que se acurruca tras los arrabales
es escarnio de sombras despeñadas.
Yo atravieso las calles desalmado
por la insolencia de las luces falsas
y es tu recuerdo como un ascua viva
que nunca suelto
aunque me quema las manos.

Jorge Luis Borges, Fervor de Buenos Aires (Buenos Aires, Imprenta Serantes, 1923.)

In me il tuo ricordo, Vittorio Sereni

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Solo, di me, distante
dura un lamento di treni,
d’anime che se ne vanno.

 

In me il tuo ricordo è un fruscio
solo di velocipedi che vanno
quietamente là dove l’altezza
del meriggio discende
al più fiammante vespero
tra cancelli e case
e sospirosi declivi
di finestre riaperte sull’estate.
Solo, di me, distante
dura un lamento di treni,
d’anime che se ne vanno.

E là leggera te ne vai sul vento,
ti perdi nella sera.

 

Vittorio Sereni, da Frontiera (In Poesie e prose, Mondadori, 2013)

Buon Viaggio, Anima…

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“Voglio aggiungere che dal 2007 insegno alla Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. E’ stato il mio sogno entrare, da allieva sono stata bocciata due volte prima di essere ammessa.
Certe volte entravo nella scuola salivo l’ascensore fino al 5° piano – la sede allora era in via 4 Fontane nel palazzo di una Marchesa.
Salivo in “Paradiso” solo per sentire l’odore, attraversare un corridoio fare una domanda solo per “stare lì”. L’Accademia per me è uno dei posti più “evocativi” come dicono i poeti. Adesso si trova a Piazza Verdi non lontano da casa mia ogni volta che ci entro cerco il mio professore. Lorenzo Salveti che oggi è direttore, lo stringo lo guardo, solo lui conosce quello che provo quanto amo quella scuola, anche se ora mi chiamano maestra, io sono una allieva della Scuola d’Arte Drammatica S. d’Amico.
Amo anche la parola Accademia.

P.S.
Ho già adocchiato una vetrinetta in sala riunioni con un piccolo cofanetto verde di porcellana, credo.
Ritengo sia ideale per contenere le mie ceneri. E’ una aspirazione che piano piano trovero’ il coraggio di far uscire alla luce. Che detto di un mucchietto di ceneri non è appropriato.
Posso tentare…. e se mi ribocciano?
E se poi l’Accademia trasloca?
E se durante il trasloco il cofanetto verde si rompe? No eh! essere spazzata via dall’Accademia no mai più!”

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[Qualche giorno fa, il 30 luglio 2016, ci ha lasciati una tra le più grandi attrici e artiste italiane,  Anna Marchesini: una donna capace di interpretare migliaia di maschere senza indossarne nessuna, un corpo un’anima una voce che -anche se colpita dalla malattia – non ha smesso di farsi sentire, e che ci ha lasciato l’inestimabile ricordo della sua frenetica vitalità, tutta racchiusa nei suoi immensi occhi. Della Marchesini, in effetti, ciò che mi ha sempre colpito, oltre all’ indiscussa bravura, sono i suoi occhi: energici, vitali, veraci, due vortici nei quali perderti. Io non ho seguito tutta la sua carriera e  non ho avuto la fortuna di vederla a teatro, in carne ed ossa, però la sua morte mi ha colpito particolarmente. Mi ha colpito a livello umano, per il peso di una malattia come l’artrite reumatoide che l’ha letterarmente trasformata fuori, ma che non ha scalfito la sua immensa anima e la forza con la quale l’ha affrontata, la forza del suo sorriso. Ma mi ha colpito anche perché, se mi guardo intorno, non riesco a trovare un’attrice italiana giovane o relativamente giovane ( mi riferisco a quelle che attualmente occupano la scena, non a chi magari ha immense doti ma per un motivo o per un altro resta invisibile al grande pubblico) che si avvicini minimamente ai suoi livelli, e in generale mi domando dove finirà il cinema, il teatro,  o l’arte italiana se si continua a dare spazio sempre ai soliti noti, arricchiti oltre misura, smisuratamente avidi (i più) e che spesso non hanno nulla da offrire. Questo non lo so, certamente la Marchesini ha contribuito a rendere questo mondo un posto migliore, e certamente dovunque la porterà il suo viaggio, sarà un luogo fortunato! Ciao Anna!

P.S. Il brano citato è tratto dalla piccola biografia scritta da lei nel suo sito web, mi ha colpita come abbia terminato il resoconto con un ritorno a quel luogo dove ebbe inizio il suo sogno: l’Accademia d’Amico, dove fu accolta dopo molti anni come insegnante, e dove probabilmente si trova ancora.]