Oroscopo, Cecília Meireles

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Nessuno sa
che fiume, che fiume
di lutto circonda
la terra profonda
che calco e che sono

C. Meireles

 

 

Dovrebbero essere Venere
e Giove, sì,
che almeno, almeno,
mi guardassero,
generando cammini
chiari e sereni
da dove passare
chi è stata nutrita
a segreti vini,

perduta, perduta
d’amore e meditare.

Saturno, tuttavia,
Saturno, l’ombroso,
si è precipitato.

Nessuno sa
che fiume, che fiume
di lutto circonda
la terra profonda
che calco e che sono;

che notte riveste
il mondo in cui passo
e i mondi che penso …

Che lungo, alto, immenso,
muto cipresso
s’innalza, ramo su ramo,
fra il mio abbraccio
e l’abbraccio che amo!

 

Cecília Meireles (1901-1964), Oroscopo

Trad. Emilio Capaccio


 

 

Deviam ser Venus
e Júpiter, sim,
que ao menos, ao menos,
olhassem por mim,
gerando caminhos
claros e serenos
por onde passar
quem vinha nutrida
de secretos vinhos,

perdida, perdida,
de amor e pensar.

Saturno, porém,
Saturno, o sombrio,
se precipitou.

Não sabe ninguém
que rio, que rio
de luto circunda
a terra profunda
que piso e que sou;

que noite reveste
o mundo em que passo
e os mundos que penso …

Que longo, alto, imenso,
calado cipreste
sobe, ramo a ramo,
entre o meu abraço
e o abraço que amo!

Cecília Meireles, Horòscopo

Impatient of the fewest words (dialogo tra Emily e Paul), Elisa Biagini

Premio Pulitzer

 

Se l’asse cede, se la
voce affonda,
c’è qui,
nell’aria, la
parola-ramo
che ci tiene.

E. Biagini

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In piedi, sulla soglia,

il mio occhio nella tua
mano, la tua lingua
sul mio orecchio:
cosí ci conosciamo,
toccandoci, perché
la pupilla è sgranata
per lo sforzo, le papille
come scartavetrate.

Se l’asse cede, se la
voce affonda,
c’è qui,
nell’aria, la
parola-ramo
che ci tiene.

 

Elisa Biagini, Da una crepa, Einaudi, 2014

 

[Foto: Rocco Morabito, The kiss of life, premio Pulitzer 1968]