Ho capito, Rocco Scotellaro

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Ho capito fin troppo gli anni e i giorni e le ore
gl’intrecci degli uomini, chi ride e chi urla
giura che Cristo poteva morire a vent’anni
le gru sono passate, le rondini ritorneranno.
Sole d’oro, luna piena, le nevi dell’inverno
le mattine degli uccelli a primavera
le maledizioni e le preghiere.

Rocco Scotellaro, Tutte le poesie, 1940-1953, Oscar mondadori, 2004

 

Preghiera del nuovo domani, Gabriela Mistral

 

Aiutami affinchè ognuno
dei miei bambini
diventi la poesia migliore.

G. Mistral

 

Fa che io sia più madre di una madre
nel mio amore e nella difesa del bambino
che non è sangue del mio sangue.
Aiutami affinchè ognuno
dei miei bambini
diventi la poesia migliore.
E nel giorno in cui non canteranno più
le mie labbra,
lascia dentro di lui o di lei
la più melodiosa delle melodie.

 

Gabriela Mistral

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Dame el ser más madre que las madres,
para poder amar y defender como ellas
lo que no es carne de mis carnes.
Dame que alcance a hacer de una
de mis niñas
mi verso perfecto
y a dejarte en ella clavada
mi más penetrante melodía,
para cuando mis labios no canten más.

 

Gabriela Mistral (Cile)

Smisurata preghiera, Fabrizio De André

 

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità

F. De André

 

Vivo di parole. Le scelgo con cura, le penso con amore e precisione.
Le parole sono uno strumento potente di creazione. Danno un’identità al mondo in cui vivo, un mondo fluido, magmatico e imprendibile.
Voglio conoscere il mondo, tutto, voglio entrarci per liberare e per liberarmi. Accosto le parole alla musica per raccontarlo, questo mondo. L’unico possibile, l’unico cantabile e l’unico narrabile.
Sono un cantastorie con le corde della chitarra a farmi da dita e le ali dell’immaginazione per volare sull’altalena del mondo.

Fabrizio de André

 


 

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al di sopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta

recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie
Coltivando tranquilla
l’orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta

come una malattia
come una sfortuna
come un’anestesia
come un’abitudine

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità

per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti

come una svista
come un’anomalia
come una distrazione
come un dovere

 

Fabrizio De André, Smisurata Preghiera, da Anime Salve

 


 

[Così ci spiega De Andrè :

L’ultima canzone dell’album è una specie di riassunto dell’album stesso: è una preghiera, una sorta di invocazione… un’invocazione ad un’entità parentale, come se fosse una mamma, un papà molto più grandi, molto più potenti. Noi di solito identifichiamo queste entità parentali, immaginate così potentissime come una divinità; le chiamiamo Dio, le chiamiamo Signore, la Madonna. In questo caso l’invocazione è perchè si accorgano di tutti i torti che hanno subito le minoranze da parte delle maggioranze.

Le maggioranze hanno la cattiva abitudine di guardarsi alle spalle e di contarsi … dire “Siamo 600 milioni, un miliardo e 200 milioni…” e, approfittando del fatto di essere così numerose, pensano di poter essere in grado, di avere il diritto, soprattutto, di vessare, di umiliare le minoranze.
La preghiera, l’invocazione, si chiama “smisurata” proprio perchè fuori misura e quindi probabilmente non sarà ascoltata da nessuno, ma noi ci proviamo lo stesso.»
(Presentazione dello stesso De André durante un concerto) ]

 

 

Preghiera alla poesia, Antonia Pozzi

 

Poesia che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto
si cerca –
oh rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi.

A. Pozzi

 

 

Oh, tu bene mi pesi
l’anima, poesia:
tu sai se io manco e mi perdo,
tu che allora ti neghi
e taci.

Poesia, mi confesso con te
che sei la mia voce profonda:
tu lo sai,
tu lo sai che ho tradito,
ho camminato sul prato d’oro
che fu mio cuore,
ho rotto l’erba,
rovinata la terra –
poesia – quella terra
dove tu mi dicesti il più dolce
di tutti i tuoi canti,
dove un mattino per la prima volta
vidi volar nel sereno l’allodola
e con gli occhi cercai di salire –
Poesia, poesia che rimani
il mio profondo rimorso,
oh aiutami tu a ritrovare
il mio alto paese abbandonato –
Poesia che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto
si cerca –
oh rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi.

 

Pasturo, 23 agosto 1934

 

Antonia Pozzi, Pregliera alla poesia (da Poesia che mi guardi, Luca Sossella Editore, 2010)

[Foto: Antonia Pozzi]

 

[In onore dell’anniversario della sua nascita, il 13 febbraio, qualche giorno fa ho trovato diverse poesie ed articoli dedicati ad Antonia Pozzi, poetessa per lungo tempo dimenticata, ma che oggi è il simbolo di una delle voci femminili più autentiche del primo ‘900. Questa che vi propongo è una delle sue poesie più profonde, una poesia con la quale è riuscita a sorvolare su tempo, imposizioni sociali, culturali, familiari. Una poesia capace di scavalcare le dimensioni dell’umano e raccontarsi con quella affilata cognizione di sè unita ad un’ implacabile autenticità che è sola di rari esseri:e cioè degli animali, dei bambini e dei poeti; dimostrando ancora una volta come in una realtà sempre più affollata di maschere, la poesia riesca a penetrare il guscio più spesso e farsi raggio. E questa non è solo la confessione più disarmante che abbia mai letto, ma è anche il dono autentico di sè, fatto alla poesia e soprattutto a noi.

Vi lascio il link a una breve intervista a Marina Spada, che riuscì a catturare vita e opere di questa scrittrice in un breve documentario, uscito poi nel 2010 con il titolo “Poesia che mi guardi“, insieme alla raccolta più amplia mai pubblicata fino allora delle opere della Pozzi.  Provo un affetto particolare per questo libro, perchè tra l’altro fu un sostegno per me unico in un periodo profondamente buio della mia vita.]

 

http://www.letteratura.rai.it/articoli/poesia-che-mi-guardi-un-ritratto-di-antonia-pozzi/13601/default.aspx

 

*P.S. Nel video sentirete parlare dei poeti H5N1, presto vi parlerò anche di loro

Il Libro dei Fiori, Rachel Slade

Édouard Boubat, Lella, Paris, 1947

 

Il tuo libro ha tanti fiori. Alcuni veri, alcuni disegnati.
Me lo mostrerai il corpo buio della preghiera?

R. Slade

Nel tuo libro dei fiori ci sono tre figure –

I. Uno straccio nero su uno sfondo bianco perla:
un corpo di donna sospeso nella cornice, ancora in piedi.

II. Una silhouette dorata, un vaso
sull’orlo della pagina.
Traccia le vene della foglia sparse per tutto l’albero.

III. Una misura attenta tra ogni albero della foresta,
sottili neri filamenti tra di loro. Espandendo la distanza.
Misurano la dura caduta tra di loro.
Le mani quiete nelle tasche.

Leggerai per me più tardi.
Leggerai per me di nuovo.
Leggi per me ogni notte in almeno due lingue
così qualcosa resterà alla mattina.

Il tuo libro ha tanti fiori. Alcuni veri, alcuni disegnati.
Me lo mostrerai il corpo buio della preghiera?
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Book of Flowers

In your book of flowers we find three forms –

I. A black rag in white pearl background:
a woman’s body suspended in frame, still standing.

II. A golden silhouette, a jar
on the edge of the page.
It traces the veins of the leaf that spreads itself across the tree.

III. A careful measurement between trees in a forest,
thin black filaments between them. The distances expanding.
They measure the hard fall between them.
Hands steady inside pockets.

You will read to me later.
Will you read to me again.
Read to me each night in at least two languages
this way something will remain by morning.

Your book has many flowers. Some real, some drawn.
Will you show me the dark body of prayer?

 

Traduzione di Sandro Pecchiari
Rachel Slade, Il libro dei fiori (da Apocryphal House / La casa apocrifa (Samuele Editore 2016)

 

[Foto: Édouard Boubat, Lella, Paris, 1947]