Kierkegaard diceva di Hegel, Adam Zagajewski

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… Dio è il seme
di papavero più piccolo al mondo.
Scoppia di grandezza.

A. Zagajewski

 

Kierkegaard diceva di Hegel: ricorda qualcuno
che erige un enorme castello, ma vive
in una semplice capanna, lì nei pressi.
Così l’intelligenza abita in una modesta
stanza del cranio, e quegli stati meravigliosi
che ci furono promessi sono ricoperti
di ragnatele, per ora dobbiamo accontentarci
di un’angusta cella, del canto del carcerato,
del buonumore del doganiere, del pugno del poliziotto.
Abitiamo nella nostalgia: Nei sogni si aprono
serrature e chiavistelli. Chi non ha trovato rifugio
in ciò che è vasto, cerca il piccolo. Dio è il seme
di papavero più piccolo al mondo.
Scoppia di grandezza.

 

***

Kierkegaard said of Hegel: He reminds me of someone
who builds an enormous castle but live himself
in a storehouse next to the construction.
The mind, by the same token, dwells in
the modest quarters of the skull,
and those glorious states
which were promised us are covered
with spiderwebs, for the time being we should enjoy
a cramped cell in the jailhouse, a prisoner’s song,
the good mood of a customs officer, the fist
of a cop. We live in longing. In our dreams,
locks and bolts open up. Who didn’t find shelter
in the huge looks to the small. God
is the smallest poppy seed in the world,
bursting with greatness.

 

Adam Zagajewski, Kierkegaard diceva di Hegel (da Della vita degli oggetti – Poesie 1983-2005, Adelphi, 2012)

[Foto: Natalia Krynicka]

 

 

 

Accanto a un bicchiere di vino, Wislawa Szymborska

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Con uno sguardo mi ha resa più bella,

e io questa bellezza l’ho fatta mia.
Felice, ho inghiottito una stella.
Ho lasciato che mi immaginasse

a somiglianza del mio riflesso
nei suoi occhi. Io ballo, io ballo
nel battito di ali improvvise.

Il tavolo è tavolo, il vino è vino

nel bicchiere che è un bicchiere
e sta lì dritto sul tavolo.
Io invece sono immaginaria,
incredibilmente immaginaria,
immaginaria fino al midollo.
Gli parlo di tutto ciò che vuole:
delle formiche morenti d’amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca,
se viene spruzzata di vino, canta.

Mi metto a ridere, inclino il capo
con prudenza, come per controllare
un’invenzione. E ballo, ballo
nella pelle stupita, nell’abbraccio
che mi crea.

Eva dalla costola, Venere dall’onda,
Minerva dalla testa di Giove
erano più reali.
Quando lui non mi guarda,
cerco la mia immagine
sul muro. E vedo solo
un chiodo, senza il quadro.

Wislawa Szymborska,  Accanto a un bicchiere di vino

(Foto: Wislawa Szymborska)