Concludendo, Derek Walcott

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… il tempo che di noi fa tanti oggetti, moltiplica
la nostra naturale solitudine… 

D. Walcott

Vivo sull’acqua,
solo. Senza moglie né figli.
Ho circumnavigato ogni possibilità
per arrivare a questo:

una piccola casa su acqua grigia,
con le finestre sempre spalancate
al mare stantio. Certe cose non le scegliamo noi,

ma siamo quello che abbiamo fatto.
Soffriamo, gli anni passano, lasciamo
tante cose per via, fuorché il bisogno

di fardelli. L’amore è una pietra
che si posa sul fondo del mare
sotto acqua grigia. Ora, non chiedo nulla

alla poesia, se non vero sentire:
non pietà, non fama, non sollievo. Tacita sposa,
noi possiamo sederci a guardare acqua grigia,

e in una vita che trabocca
di mediocrità e rifiuti
vivere come rocce.

Scorderò di sentire,
scorderò il mio dono. È più grande e duro,
questo, di ciò che là passa per vita.

Derek Walcott, (da Mappa del nuovo mondo, Adelphi, Milano, 1992)

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Winding Up

I live on the water,
alone. Without wife and children.
I have circled every possibility
to come to this:

a low house by grey water,
with windows always open
to the stale sea. We do not choose such things,

but we are what we have made.
We suffer, the years pass,
we shed freight but not our need

for encumbrances. Love is a stone
that settled on the sea-bed
under grey water. Now, I require nothing

from poetry but true feeling,
no pity, no fame, no healing. Silent wife,
we can sit watching grey water,

and in a life awash
with mediocrity and trash
live rock-like.

I shall unlearn feeling,
unlearn my gift. That is greater
and harder than what passes there for life.

Derek Walcott (da Sea Grapes, 1976)

[Nei prossimi giorni dedicherò un po’ di spazio a Derek Walcott, poeta caraibico contemporaneo che ci ha lasciati ieri, più poveri per la sua incolmabile assenza, ma ricchi del bagaglio poetico e umano che ci ha così generosamente donato. Un poeta da sempre di confine, viandante inarrestabile  tra realtà e immaginazione (“Non ho nessuna nazione se non l’immaginazione”), ha raccontato l’uomo -nelle sue sconfinate sfumature e realtà- come pochi. Per questo,  giustamente, gli è stato conferito anche il premio Nobel (1992):Un’opera poetica di grande luminosità, sostenuta da una visione storica, il risultato di un impegno multiculturale”  – una inezia se rapportato a quella che è stata la sua opera. Ogni volta che leggo una sua poesia ho la sensazione di attraversare il mondo in un attimo, per ritornare a me più consapevole e forte. Tra le sue opere ricordiamo: Mappa del nuovo mondo; Omeros; Isole- Poesie scelte (1948-2004); La voce del crepuscolo, tutte edite Adelphi; ma anche: Odissea. Una versione teatrale (Crocetti).

Qui un bell’articolo dedicato, con alcune poesie lette da Luigi Maria Corsanico:  https://luigimariacorsanicositeblog.wordpress.com/2017/03/17/e-morto-derek-walcott-nobel-letteratura/ ]