L’angelo sopravvissuto, Rafael Alberti

Nike di Samotracia_particolare

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L’ultima voce di un uomo insanguinò il vento.
Tutti gli angeli persero la vita.
Fuorché uno, ferito, con l’ali mozze.

R. Alberti

 

Ricordatevi.
La neve portava gocce di ceralacca, di piombo fuso
e dissimulazione di fanciulla che ha dato morte a un cigno.
Una mano inguantata, la dispersione della luce e il lento assassinio.

La disfatta del cielo, un amico.

Ricordatevi di quel giorno, ricordatevene
e non dimenticate che la sorpresa paralizzò il polso e il colore degli astri.
Nel freddo, morirono due fantasmi.
Tre anelli d’oro, da un uccello
furono trovati e seppelliti nella brina.
L’ultima voce di un uomo insanguinò il vento.
Tutti gli angeli persero la vita.
Fuorché uno, ferito, con l’ali mozze.

 

Rafael Alberti, L’angelo sopravvissuto (in La donna, la libertà, l’amore. Un’antologia del surrealismo, 2008, Mondadori)

(Trad. Vittorio Bodini)

 

 

Acordáos.
La nieve traía gotas de lacre, de plomo derretido
y disimulos de niña que ha dado muerte a un cisne.
Una mano enguantada, la dispersión de la luz y el lento asesinato.
La derrota del cielo, un amigo.
Acordáos de aquel día, acordáos
y no olvidéis que la sorpresa paralizó el pulso y el color de los astros.
En el frío, murieron dos fantasmas.
Por un ave, tres anillos de oro
fueron hallados y enterrados en la escarcha.
La última voz del hombre ensangrentó el viento.
Todos los ángeles perdieron la vida.
Menos uno, herido, alicortado.

 

Rafael Alberti, El àngel superviviente

 

[Foto: Nike di Samotracia, Pitocrito, 200-180 a.C.]

Stagioni, Paul Eluard

Il centro del mondo in noi e dovunque

P. Eluard

 
I
Il centro del mondo in noi e dovunque
Una strada si offri’ al sole
Dov’era lei e di qual peso
Nella luce supplicante
Dell’inverno nato dal minimo amore
Dell’inverno un piccolo infelice
Col suo seguito di stracci
Col suo corteo di paure
E di piedi freddi sulle tombe
Nel dolce deserto della strada.

II

Il centro del mondo in noi e dovunque
D’improvviso la terra benvenuta
Fu una rosa di fortuna
Visibile con biondi specchi
Dove tutto cantava a rosa aperta
A foglia verde a bianco metallo
Di ubriachezza e di calore vischioso
Oro si’ oro per nascere al suolo
Sotto la schiacciante moltitudine
Sotto la vita opprimente e buona.

P. Eluard, da Poesie (Newton, 1990)

l’Amore, André Breton e Paul Eluard

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L’amore reciproco, l’unico a poterci interessare, è quello che mette in gioco l’inconsueto nel consueto, l’immaginazione nel luogo comune, la fede nel dubbio, la percezione dell’oggetto interiore nell’oggetto esteriore.
[…] L’amore ha tutto il tempo. Gli sta davanti la fronte da cui pare giungere il pensiero, gli occhi che si distrarranno dal loro sguardo, il petto in cui si coaguleranno i suoni, ha seni e bocca profonda. Gli stanno davanti le pieghe dell’inguine, le gambe che correvano, il vapore che avvolge i loro veli, ha il piacere della neve che cade fuori dalla finestra. La lingua disegna le labbra, unisce gli occhi, drizza i seni, scava le ascelle, apre la finestra; la bocca attrae la carne con tutte le sue forze, sprofonda in un bacio errante, rimpiazza la bocca che ha preso, è il miscuglio del giorno e della notte. […] . L’amore moltiplica i problemi. La furia della libertà cattura gli amanti più necessari l’uno all’altro dello spazio dell’aria nei polmoni.

da L’immaculée conception, 1930

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[Il testo citato, tratto dall’articolo l’immaculée conception pubblicato nel 1930, diviso in tre parti  di cui questa – insieme alle rielaborazione in chiave surrealista delle 32 posizioni  del Kamasutra – ne rappresenta la terza, testimonia quanto fosse centrale nel surrealismo l’amore, inteso dai suoi esponenti in modo delle volte anche molto differente. Mai corrente artistica fu tanto interessata ai temi dell’amore e della sessualità in tutte le sue forme,  con le sue relative contraddizioni, tematiche connesse in molti casi al ruolo sociale e al rapporto con la donna, e fortemente influenzate dal pensiero di Freud e dalla critica di Marx ed Engels alla società borghese. La cultura contemporanea deve moltissimo al surrealismo, soprattutto alla visione “rivoluzionaria” del mondo che ha privileggiato tanto nel sociale quanto nel privato, tanto nell’espressione quanto nelle forme dell’arte la dimensione della mente e delle emozioni.]

Piccolo valzer viennese, Federico Garcìa Lorca

A Vienna ci son dieci ragazze,
un omero su cui singhiozza la morte
e un bosco di colombe disseccate.
C’e’ un frammento di mattina
nel museo della rugiada.
C’è un salone con mille finestre.

Ahi, ahi, ahi,  ahi!
Prendi questo valzer a bocca chiusa.

Questo valzer, valzer,  valzer,
di sì, di morte e di cognac
che  bagna la sua coda nel mar.

Ti amo, ti amo, ti amo
con la poltrona e il libro morto,
nel  corridoio malinconico,
nell’oscura soffitta del giglio,
nel nostro letto della luna
nella danza che sogna la tartaruga.

Ahi, ahi, ahi, ahi!
Prendi questo valzer dallaflessibile cintura.
A Vienna ci son quattro specchi,
dove giocano la tua bocca e gli echi.
C’è una morte per pianoforte
chedipinge d’azzurro i giovanotti.
Ci sono mendicanti sui tetti.
C’è fresche ghirlande di pianto.

Ahi,  ahi,  ahi,  ahi!
Prendi questo valzer che mi muore fra le mie braccia.
Perchè io ti amo, ti amo, amor mio,
nella soffitta in cui giocano i fanciulli,
sognando vecchie luci d’Ungheria
nei rumori della sera tiepida,
vedendo pecorelle e gigli di neve
dentro il silenzio oscuro della tua fronte.

Ahi, ahi, ahi, ahi!
Prendi questo valzer del “Ti amo sempre”.

A Vienna ballerò con te
mascherato
con una testa di fiume testa di fiume.
Guarda che rive di giacinti!
Lascerò la mia bocca fra le tue gambe,
la mia anima in gigli e fotografie,
e nelle onde oscure del tuo andare
voglio amore mio, amore mio, lasciare
violino e sepolcro, i nastri del valzer.

F. Garcìa Lorca

(Video: canzone di L. Cohen ispirata al piccolo valzer viennese di F. Garcìa Lorca)