Da ieri per oggi, Rafael Alberti

photo Matthew Leonard

 

tutta vergine torni a me la parola precisa,
vergine il verbo esatto con il giusto aggettivo.

R. Alberti

 

Dopo questo disordine imposto, questa fretta,
questa urgente grammatica necessaria in cui vivo,
tutta vergine torni a me la parola precisa,
vergine il verbo esatto con il giusto aggettivo.

E quando dico che è verde il monte, il prato,
ral cielo confermando il suo azzurro come al mare,
il mio cuore si senta appena inaugurato
e la mia lingua avverta l’inedito stupore del creare.

Rafael Alberti, da Poesie: Tra il garofano e la spada, (a cura d’Ignazio de Logu, Roma, Newton Compton, 1977)

 

__________________________________________________

 

De ayer para hoy

Después de este desorden impuesto, de esta prisa,
de esta urgente gramática necesaria en que vivo,
vuelva a mi toda virgen la palabra precisa,
virgen el verbo exacto con el justo adjetivo.
Que cuando califique de verde al monte, al prado,
repitiéndole al cielo su azul como a la mar,
mi corazón se sienta recién inaugurado
y mi lengua el inédito asombro de crear.

Rafael Alberti, Entre el clavel y la espada (1941)

[Foto: Matthew Leonard]

Per vivere…, Pedro Salinas

Justin Bartels

 

L’amore ha la virtù di denudare non i due amanti l’uno
di fronte all’altro, ma ciascuno dei due davanti a sé.

Cesare Pavese, Il mestiere di vivere
12 ottobre 1940

XIV

Per vivere non voglio
isole, palazzi, torri.
Che altissima allegria:
vivere nei pronomi!

Getta via i vestiti,
i connotati, i ritratti;
non ti voglio cosí,
travestita da altra,
figlia sempre di qualcosa.
Ti voglio libera, pura,
irriducibile: tu.
Quando ti chiamerò, so bene,
fra tutte le genti
del mondo,
solo tu sarai tu.
E quando mi chiederai
chi è che ti chiama,
che ti vuole sua,
sotterrerò i nomi,
le pergamene, la storia.
Comincerò a distruggere quanto
m’hanno gettato addosso
da prima ancora ch’io nascessi.
E ritornato ormai
all’eterno anonimato
del nudo, della pietra, del mondo,
ti dirò:
«Io ti voglio, sono io».

Pedro Salinas, La voce a te dovuta (Einaudi, 1979)

__________________________________

XIV

Para vivir no quiero
islas, palacios, torres.
¡Qué alegría más alta:
vivir en los pronombres!
 
Quítate ya los trajes,
las señas, los retratos;
yo no te quiero así,
disfrazada de otra,
hija siempre de algo.
Te quiero pura, libre,
irreductible: tú.
Sé que cuando te llame
entre todas las gentes
del mundo,
sólo tú serás tú.
Y cuando me preguntes
quién es el que te llama,
el que te quiere suya,
enterraré los nombres,
los rótulos, la historia.
Iré rompiendo todo
lo que encima me echaron
desde antes de nacer.
Y vuelto ya al anónimo
eterno del desnudo,
de la piedra, del mundo,
te diré:
«Yo te quiero, soy yo».

Pedro Salinas, La voz a ti debida, (Madrid, Signo, 1933)

[Foto: Justin Bartels]

 

[Poesia e parole che hanno la capacità in pochi versi di attraversare il mistero dell’amore, ma anche e ancor più quello della vita e della realizzazione di noi stessi:  gettando un occhio vago ma penetrante a temi quali predeterminazione o autodeterminazione dell’uomo, al mistero di ciò che siamo (e il nostro cammino), quel “tu” che sfugge spesso a noi stessi,  quell’ “io” al cospetto di sè attraverso l’altro. Ecco qui una dimostrazione di cosa – con naturale delicatezza – è capace di fare la Poesia, in questo (permettetemelo) unica.]

Sera, Federico Garcia Lorca

lorca

Sera piovosa in grigio stanco.
E va la vita.

F. G. Lorca

 

 

Sera piovosa in grigio stanco.
Tutto è così.
Gli alberi secchi
la mia stanza solitaria.
E i ritratti vecchi
e il libro intonso…
Trasuda la tristezza dai mobili
e dall’anima.
Forse
la Natura ha per me
il cuore di cristallo.
E mi duole la carne del cuore
e la carne dell’anima.
E parlando
le mie parole restano nell’aria
come sugheri sull’acqua.
Solo per i tuoi occhi
soffro questo male;
tristezze del passato
tristezze che verranno.
Sera piovosa in grigio stanco.
E va la vita.

Federico Garcia Lorca

 

[Uno dei tanti esempi di quello che ogni giorno la stupidità umana ci toglie. Fucilato il 19 agosto del 1936 dalla polizia franchista, perchè “massone appartenente alla loggia Alhambra”, ma il mancato ritrovamento del suo corpo ne traduce la reale motivazione: “praticava l’omosessualità e altre aberrazioni”. Ecco che l’intera umanità si vede privata per sempre di uno dei più grandi poeti del ‘900, per intolleranza, follia o magari pura stupidità. Ecco perchè quando penso a lui non riesco a non pensare a questo: a quando, a soli 38 anni, piangendo come un bambino fu condotto al luogo di esecuzione. Ed ecco perché tra queste pagine occuperà sempre un posto speciale.]

Cose consumate, Carmen Conde

hisano-hisashi

_

e guardare serenamente con quegli occhi tuoi
e miei la nostra visione del mondo.

Racchiuderti in parole…
E tu, proprio tu, contenuta in verbi, nomi
e aggettivi intatti.
Che io possa dire tutto:
quel che è nostro, quel che facciamo
e faremo sempre,
eternissimamente:
parlare, tacere, essere tu e io
essendo noi, nostri.

Dare a te una dimensione umana,
la tua immagine sulla terra:
statua, colore, audace passo,
e guardare serenamente con quegli occhi tuoi
e miei la nostra visione del mondo.

Che un giorno, i mortali sappiano,senza errore,
che hai avuto sangue,
e aperta passione per ogni cosa:
e che ti sei dato cantando, soffrendo,
alle mie braccia folli, lente e deboli,
forti e fredde, povere di luce
ma innamorate di te.
Per sapere che è stato vero,
che sei stato, ma allora non sei!

Carcare le parole per quando non vivrai,
perché tu viva mentre parliamo.
Dio del dolore, mai dire potrei essere
come sei tu, mio amore, amore mio,
creatura gloriosa che trovo
sparsa in oceani,
cieli, campi, fiumi e alberi;
e persino in colombe tristi che all’aurora
ti svegliano al mio amore per te.

Carmen Conde, Cose consumate
(in Senza Eden, Medusa 2009 o anche in Poesia n. 321, Crocetti)
____

Encerrarte en palabras…
¡Que tú, tú, quepas en verbos, nombres,
y adjetivos intactos!
Que yo lo pueda decir todo:
lo nuestro, esto que hacemos
y estaremos haciendo siempre,
eternísimamente:
hablar, callar, ser tú y yo
siéndonos nuestros.

Darte una dimensión humana,
representación de ti en la tierra:
estatua, color, arrebatado paso,
y sereno mirar con esos ojos tuyos
y míos: nuestra mirada del mundo.

Que un día, los mortales sin remedio sepan
cómo tuviste sangre,
y abierta pasión por todo;
y te diste cantando, sufriendo,
a mis brazos locos, y lentos, y débiles,
y fuertes, y fríos, y pobres de luz,
pero enamorados tuyos.
Para saber que has sido verdad,
que has sido, ¡pero no eres entonces!

Buscar las palabras de cuando no vivas,
para que vivas mientras se hable.
Dios de dolor, nunca decir podré
cómo eres tú, mi amor, amor mío,
criatura de glorificación que hallo
derramada en océanos,
cielos, campos, ríos y árboles;
y hasta en palomas tristes que en la aurora
¡te despiertan a mi amor por ti!

Carmen Conde, Suma transida

[Foto: Hisano Hisashi, 1939]

Domani gli amori saranno rocce…

 

C_2_fotogallery_3002417_10_image

Ai ragazzi dell’ Orlando, 12.06.16

Domani gli amori saranno rocce e il Tempo
una brezza che giunge sopita fra i rami…

Federico Garcia Lorca, Ode a Walt Withman

_________________________________________________

 

È anzi mia opinione che il male non possa mai essere radicale, ma solo estremo; e che non possegga né una profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. È una sfida al pensiero, come ho scritto, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità. Solo il bene ha profondità, e può essere radicale.”

La banalità del male, Hannah Arendt (1905-1975)

 

__________________________________________________

 

[…]

Perché è giusto che l’uomo non cerchi il suo piacere
nella selva di sangue del prossimo domani.
Vi sono in cielo spiagge dove evitare la vita
e ci sono corpi che non devono ripetersi nell’aurora.

Agonia, agonia, sogno, fermento e sogno.
Questo è il mondo amico, agonia, agonia.
I morti si disfanno sotto l’orologio della città.
La guerra passa piangendo con un milione di sorche grigie,
i ricchi danno alle loro amanti
piccoli moribondi illuminati
e la vita non è nobile, non è buona, non è sacra.

L’uomo se vuole può guidare il suo desiderio
per una vena di corallo o per un nudo celeste.
Domani gli amori saranno rocce e il Tempo
una brezza che giunge sopita fra i rami.

Per questo non alzo la voce, vecchio Walt Whitman,
contro il fanciullo che scrive
un nome di bambina sul suo guanciale,
né contro il ragazzo che si veste da sposa
nel buio di un guardaroba,
né contro i solitari dei bordelli,
che bevono con disgusto l’acqua della prostituzione,
né contro gli uomini dallo sguardo verde
che amano l’uomo e bruciano in silenzio le loro labbra.
Ma l’alzo contro di voi, pederasti della città,
dalla carne tumefatta e dai pensieri immondi,
madri del fango, arpie, nemici insonni
dell’Amore che dona corone d’allegria. [..]

 

da Ode a Walt Whitman,  Federico García Lorca

 

 A Víznar, presso Granada,  all’alba del 27 agosto del 1936 un ragazzo  di 38 anni viene fucilato, il suo nome è Federico Garcia Lorca, uno tra i poeti spagnoli più conosciuti1396123767-in-memoria-di-federico-garcia-lorca del ‘900. Le infondate ragioni trovano un alibi nel suo essere “rosso”, di sinistra, ma i fatti concreti ci diranno ben altro: il suo corpo non venne mai ritrovato, né fu mai accertato cosa accadde veramente al momento dell’esecuzione. La sua uccisione, probabilmente voluta in realtà perché omosessuale, provocherà riprovazione mondiale: molti intellettuali esprimeranno parole di sdegno, tra le quali spiccano quelle dell’amico Pablo Neruda.

Lo stesso accade ancora oggi e ancora domani accadrà: che uno o dieci o mille ragazzi vengano uccisi in un giorno qualsiasi da un terrore che in realtà non ha – come ci spiega la Harendt – radici così profonde o demoniache come vorremmo credere: è invece nei gesti, nei pensieri, nelle azioni quotidiane di chi trasforma la ricchezza inestimabile della diversità in “-fobia” e puro disprezzo. Riflettiamo.

[I versi citati sono solo un estratto della poesia “Ode a Walt Withman”, bellissimo testo di denuncia sulla condizione dei ragazzi omosessuali degli anni ’30, è un testo che in realtà si trava solo dopo diverse ricerche in rete,  e proprio per questo non appena possibile ne metterò una versione integrale in pdf]