(breviario di estetica), Gianfranco Ciabatti

_
_
E quando l’imprecisione
tenta la tua indolenza, non eludere
la fatica del farsi capire,
cercando scappatoie tra i valenti nel discorrere
d’ogni cosa o di niente,
ma cerca la parola che ti occorre. 

G. Ciabatti

 

 

Non rispondere niente
alla domanda del pianto. Al suo invito
di risolvere facilmente
le ragioni del dolore
non aderire.

A chi esige clamori
dalla tua ribellione
e grida in nome di una libertà
che non gli costa niente
opponi la scienza di un’infima origine
e la prassi del risalire.

E quando l’imprecisione
tenta la tua indolenza, non eludere
la fatica del farsi capire,
cercando scappatoie tra i valenti nel discorrere
d’ogni cosa o di niente,
ma cerca la parola che ti occorre.

[Foto: Gilbert Garcin]

C’è silenzio tra una pagina e l’altra, Valerio Magrelli

 

C’è silenzio tra una pagina e l’altra.
La lunga distesa della terra fino al bosco
dove l’ombra raccolta
si sottrae al giorno,
dove le notti spuntano
separate e preziose
come frutta sui rami.

In questo delirio
luminoso e geografico
io non so ancora
se essere il paese che attraverso
o il viaggio che vi compio.

Valerio Magrelli, da Ora serrata retinae (Feltrinelli Poesia, 1980)

[Foto: Rodney Smith]

Su una lettera non scritta, Eugenio Montale

 

Sparir non so né riaffacciarmi; tarda
la fucina vermiglia
della notte, la sera si fa lunga,
la preghiera è supplizio e non ancora
tra le rocce che sorgono t’è giunta
la bottiglia dal mare.

E. Montale

 

Per un formicolìo d’albe, per pochi
fili su cui s’impigli
il fiocco della vita e s’incollano
in ore e in anni, oggi i delfini a coppie
capriolano coi figli? Oh ch’io non oda
nulla di te, ch’io fugga dal bagliore
dei tuoi cigli. Ben altro è sulla terra.

Sparir non so né riaffacciarmi; tarda
la fucina vermiglia
della notte, la sera si fa lunga,
la preghiera è supplizio e non ancora
tra le rocce che sorgono t’è giunta
la bottiglia dal mare. L’onda, vuota,
si rompe sulla punta, a Finisterre.

Eugenio Montale, L’opera in versi (Einaudi, 1980)

 

[Foto: Christian Coigny]

Parole, Alfonso Gatto

20180905_144918

[…] pure,
dileguerai, e sarà sempre oblio
di noi nel mondo.

A Gatto

 

«Ti perderò come si perde un giorno
chiaro di festa: – io lo dicevo all’ombra
ch’eri nel vano della stanza – attesa,
la mia memoria ti cercò negli anni
floridi un nome, una sembianza: pure,
dileguerai, e sarà sempre oblio
di noi nel mondo.»
–                                  Tu guardavi il giorno
svanito nel crepuscolo, parlavo
della pace infinita che sui fiumi
stende la sera alla campagna.

 

Alfonso Gatto da Arie e ricordi, Tutte le poesie (Mondadori, 2017)

[Foto: Gilda M.]

Crisi di felicità, Pier Paolo Pasolini

a320eb76981da177dc1c7bac3dc0dba1

No, non si resiste al troppo amore, ai baci
avuti e dati in una sera sola!

P. P. Pasolini

 

Poi e’ il silenzio a darmi il piu’ divino
moto di gratitudine pel mondo.
Ferma il cuore l’occhio del bambino
grato, con la sua crudeltà’ giocosa

No, non si resiste al troppo amore, ai baci
avuti e dati in una sera sola!
Vorrei svenarmi, pezzo d’amore, audace
di beltà’, fermare il cuore che vola.

O pazza crisi di felicita’
notte di Malafiesta, in una volta
io fui fanciullo e dio: più’ non sa
la mia vita che volere la sua morte.

 

Pier Paolo Pasolini, Crisi di felicità da Carne e Cielo (Salani Editore, 2015)

 

[Foto: Tina Modotti]

All’amico che dorme, Cesare Pavese

Immagine correlata

 

Che diremo stanotte all’amico che dorme?
La parola più tenue ci sale alle labbra
dalla pena più atroce.
Guarderemo l’amico,
le sue inutili labbra che non dicono nulla,
parleremo sommesso.
La notte avrà il volto
dell’antico dolore che riemerge ogni sera
impassibile e vivo.
Il remoto silenzio soffrirà come un’anima, muto, nel buio.
Parleremo alla notte che fiata sommessa.
Udiremo gli istanti stillare nel buio
al di là delle cose, nell’ansia dell’alba,
che verrà d’improvviso incidendo le cose
contro il morto silenzio.
L’inutile luce svelerà il volto assorto del giorno.
Gli istanti taceranno.
E le cose parleranno sommesso

Cesare Pavese, Poesie, Einaudi, 2017

[Foto: Picasso, La morte di Casagemas]

 

[Visto tempo fa al Tyssen, questo è forse il quadro di Picasso che mi porterò sempre dentro, quello che mi ha rivelato -senza bisogno di nozioni di qualsiasi genere o precognizioni- la forza artistica  ed espressiva di questo pittore.  Si tratta di un’opera  realizzata durante il periodo Parigino, in seguito alla morte dell’amico catalano, Carlos Casagemas, anch’egli pittore, per suicidio dopo il rifiuto e la scoperta dei tradimenti della donna amata, Germaine. A causa della sua morte, ma soprattutto della disperazione del gesto, Picasso entrò in una crisi profondissima. Fu questo evento e il suo ossessivo tornare sui particolari di quella fine tragica, che lo portò al cosiddetto periodo blu.

L’mportanza di questo evento è testimoniata anche dal fatto che alla morte, nella residenza di Mougins, in Costa Azzurra, dove Picasso visse gli ultimi anni della sua vita,  insieme alle centinaia di opere che l’artista conservò gelosamente per sè, vi era  anche questo quadro.]

Quarta Eleatica, Bruno Di Pietro

abbas kiarostami

chiamarti è la deriva degli intenti
se non so dirti il poco né l’intero

B. Di Pietro

 

Ma quale origine gli vuoi trovare
a quell’affanno che ci ha fatto soli
chi cerca nella terra chi nei voli
il nome il segno il modo di parlare

se appartiene al silenzio allo sguardo
al fruscìo dei salici in ritardo
sull’autunno narrare il volere
di te di noi in queste lunghe sere:

chiamarti è la deriva degli intenti
se non so dirti il poco né l’intero
(le parole confessano indigenti
la poca confidenza con il vero)

 

Bruno Di Pietro,Colpa del mare e altri poemetti (Oédipus Edizioni, 2018)

 

[Foto: Abbas Kiarostami]

Le nuvole, P. P Pasolini

 

Le nuvole si sprofondano lucide
dentro le pozze roventi d’azzurro
e i rami si perdono nel sole.
Questo è il tempo in cui rido, in cui piango,
questo è il tempo in cui attendo la grazia,
questo è il tempo in cui sono felice,
questo è il tempo in cui vago per i campi,
questo è il tempo in cui guardo i cieli…
( Io ho gridato? E non si spegne l’eco?
e il mio grido non è più lontano
delle nubi? Non potevo soffocare
la mia gioia ingenua, intrattenuta?)

Pier Paolo Pasolini, da ‘ Carne e cielo (Salani, 2015)
[Foto: Franco Fontana]

La precisione della poesia, Chandra Livia Candiani

La poesia è un dono fatto agli attenti, un dono che implica destino

P. Celan

 

Ci sono tutti, tutti quanti,
non in fila, e nemmeno
in cerchio,
ma mescolati come farina e acqua
nel gesto caldo
che fa il pane:
io è un abbraccio.

C. L. Candiani

 

Ho sperato tanto nelle parole e ho bussato tanto dentro le parole, ho anche spalancato le parole, fracassato le parole, accarezzato le parole. La parola è in via d’estinzione, penso che dovremmo svegliarci e accorgercene che tra le tante cose del nostro pianeta che stanno morendo ci sono anche le parole, e averne tanta cura, coltivare una vera passione per le parole che ancora possono raggiungere l’altro. Le parole sono un ponte tra io e tu, e spesso servono invece per dividere.

 

La poesia per me è una non specialità, non sapere niente di speciale, non sapere, ma un immergersi nel non lo so, un ricevere le parole come arrivassero da una grande bocca misteriosa e farsi tutt’orecchi. Diceva Paul Celan “La poesia è un dono fatto agli attenti, un dono che implica destino”, e io sento una grande gratitudine perché la poesia è venuta a trovarmi quando avevo dieci anni, e spero che non mi abbandonerà mai, perché è la mia religione, è quella cosa che mi lega alla vita, che mi lega anche a tutti gli invisibili, soprattutto ai bambini che non vengono visti né ascoltati, che grazie alla poesia possono trovare una lingua madre. La poesia è la lingua di chi non sa parlare.

Chandra Livia Candiani

 

 

[Parole per riflettere, parole per sorridere, parole per tacere e ascoltare: età. radici, parole, poesia, oggetti, casa, luna, notte, luce, maestri, connessioni, mappa… Sono tante le parole rievocate in questo breve documentario dove, con semplicità e delicatezza, Livia Chandra Candiani racconta a noi -e forse un po’ a se stessa- il mistero della vita, l’esperienza della poesia, il non detto delle cose, ad offrirci, in un pomeriggio qualunque, una tazza di té al momento giusto.]

 

 

Il mare, Nico Orengo

Giuseppe Conoci

 

Il mare: quant’acqua
da millenni inquieta
capriola tra il fondale
e la riva, sgomitola
vele d’onde e piane,
strappandosi, da terra
all’orizzonte,
in voragine di viola
e veli azzurri,
respirando infantile
o in scoppi d’asma,
vivendo il ventre
di una madre, ampia.

 

Nico Orengo, da Cartoline di mare vecchie e nuove, Einaudi, 1999

[Foto: Giuseppe Conoci, Le cose delicate (Baia dell’Orte, Otranto) ]