Preghiera alla poesia, Antonia Pozzi

 

Poesia che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto
si cerca –
oh rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi.

A. Pozzi

 

 

Oh, tu bene mi pesi
l’anima, poesia:
tu sai se io manco e mi perdo,
tu che allora ti neghi
e taci.

Poesia, mi confesso con te
che sei la mia voce profonda:
tu lo sai,
tu lo sai che ho tradito,
ho camminato sul prato d’oro
che fu mio cuore,
ho rotto l’erba,
rovinata la terra –
poesia – quella terra
dove tu mi dicesti il più dolce
di tutti i tuoi canti,
dove un mattino per la prima volta
vidi volar nel sereno l’allodola
e con gli occhi cercai di salire –
Poesia, poesia che rimani
il mio profondo rimorso,
oh aiutami tu a ritrovare
il mio alto paese abbandonato –
Poesia che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto
si cerca –
oh rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi.

 

Pasturo, 23 agosto 1934

 

Antonia Pozzi, Pregliera alla poesia (da Poesia che mi guardi, Luca Sossella Editore, 2010)

[Foto: Antonia Pozzi]

 

[In onore dell’anniversario della sua nascita, il 13 febbraio, qualche giorno fa ho trovato diverse poesie ed articoli dedicati ad Antonia Pozzi, poetessa per lungo tempo dimenticata, ma che oggi è il simbolo di una delle voci femminili più autentiche del primo ‘900. Questa che vi propongo è una delle sue poesie più profonde, una poesia con la quale è riuscita a sorvolare su tempo, imposizioni sociali, culturali, familiari. Una poesia capace di scavalcare le dimensioni dell’umano e raccontarsi con quella affilata cognizione di sè unita ad un’ implacabile autenticità che è sola di rari esseri:e cioè degli animali, dei bambini e dei poeti; dimostrando ancora una volta come in una realtà sempre più affollata di maschere, la poesia riesca a penetrare il guscio più spesso e farsi raggio. E questa non è solo la confessione più disarmante che abbia mai letto, ma è anche il dono autentico di sè, fatto alla poesia e soprattutto a noi.

Vi lascio il link a una breve intervista a Marina Spada, che riuscì a catturare vita e opere di questa scrittrice in un breve documentario, uscito poi nel 2010 con il titolo “Poesia che mi guardi“, insieme alla raccolta più amplia mai pubblicata fino allora delle opere della Pozzi.  Provo un affetto particolare per questo libro, perchè tra l’altro fu un sostegno per me unico in un periodo profondamente buio della mia vita.]

 

http://www.letteratura.rai.it/articoli/poesia-che-mi-guardi-un-ritratto-di-antonia-pozzi/13601/default.aspx

 

*P.S. Nel video sentirete parlare dei poeti H5N1, presto vi parlerò anche di loro

Lieve offerta, Antonia Pozzi

kouji-tomihisa

 

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera
come le estreme foglie
dei pioppi, che s’accendono di sole
in cima ai tronchi fasciati
di nebbia –

Vorrei condurti con le mie parole
per un deserto viale, segnato
d’esili ombre –
fino a una valle d’erboso silenzio,
al lago –
ove tinnisce per un fiato d’aria
il canneto
e le libellule si trastullano
con l’acqua non profonda –

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera,
che la mia poesia ti fosse un ponte,
sottile e saldo,
bianco –
sulle oscure voragini
della terra.

5 dicembre 1934

Antonia Pozzi, da La vita sognata (in  Poesia che mi guardi, Luca Sossella Editore, 2010)

[Foto: Kouji Tomihisa]