Città, J. Luis Borges

b1d2975e5ca45913ce24a61d087ebb28

 

e il tuo ricordo è come brace viva
che non lascio cadere
anche se mi brucia le mani

J. L. Borges

 

 

 

Insegne luminose strattonano la stanchezza.
Volgari schiamazzi
saccheggiano la quiete dell’anima.
Colori impetuosi
scalano le attonite facciate.
Dalle piazze rotte
traboccano copiose le distanze.
Il tramonto abbattuto
che si rannicchia oltre i sobborghi
è beffa d’ombre rovinate.
Io percorro le strade svigorito
dall’insolenza delle luci false
e il tuo ricordo è come brace viva
che non lascio cadere
anche se mi brucia le mani

Jorge Luis Borges, Fervore di Buenos Aires, 1923

 

Anuncios luminosos tironeando el cansancio.
Charras algarabías
entran a saco en la quietud del alma.
Colores impetuosos
escalan las atónitas fachadas.
De las plazas hendidas
rebosan ampliamente las distancias.
El ocaso arrasado
que se acurruca tras los arrabales
es escarnio de sombras despeñadas.
Yo atravieso las calles desalmado
por la insolencia de las luces falsas
y es tu recuerdo como un ascua viva
que nunca suelto
aunque me quema las manos.

Jorge Luis Borges, Fervor de Buenos Aires (Buenos Aires, Imprenta Serantes, 1923.)

Una foto del momento, Juana Bignozzi

Henri Cartier Bresson

in silenzio quello vero
che mi sostiene dietro a tanto rumore
preparo un’eternità…

J. Bignozzi

 

la mia vita è un decorso di cerimonie incompiute
non ho seppellito i miei genitori
non ho avuto figli
non ho davanti a me un abisso nel quale perdere la mia vita
non sono passata dalla casa di un uomo a quella di un altro
in silenzio quello vero
che mi sostiene dietro a tanto rumore
preparo un’eternità
questa foto scattata dall’amicizia dei tuoi occhi
la cerimonia non fallita della mia vita
dirà sempre ch’ero viva in un luogo che amavo

*

El sujeto de la izquierda

educada para ser
la magnífica militante de base de un partido
que por no leer la historia de mi país
se ha convertido en polvo no enamorado sino muerto
preparada para una eterna carrera de fondo
tengo ante los ojos una pared impenetrable
detrás de la cual sólo hay
otros 50 años de trabajo y espera

 

Juana Bignozzi, da Per un fantasma intimo e segreto, Lietocolle, 2015

[Foto: Henri Cartier Bresson]

La notte, Alejandra Pizarnik

alejandra-pizarnik

 

So poco della notte
ma la notte sembra sapere di me,
e in più, mi cura come se mi amasse,
mi copre la coscienza con le sue stelle.
Forse la notte è la vita e il sole la morte.
Forse la notte è niente
e le congetture sopra di lei niente
e gli esseri che la vivono niente.
Forse le parole sono l’unica cosa che esiste
nell’enorme vuoto dei secoli
che ci graffiano l’anima con i loro ricordi.

Ma la notte deve conoscere la miseria
che beve dal nostro sangue e dalle nostre idee.
Deve scaraventare odio sui nostri sguardi
sapendoli pieni di interessi, di non incontri.

Ma accade che ascolto la notte piangere nelle mie ossa.
La sua lacrima immensa delira
e grida che qualcosa se n’è andato per sempre.

Un giorno torneremo ad essere.

 

______

 

La noche

Poco sé de la noche
pero la noche parece saber de mí,
y mas aún, me asiste como si me quisiera,
me cubre la conciencia con sus estrellas.
Tal vez la noche sea la vida y el sol la muerte.
Tal vez la noche es nada
y las conjeturas sobre ella nada
y los seres que la viven nada.
Tal vez las palabras sean lo único que existe
en el enorme vacío de los siglos
que nos arañan el alma con sus recuerdos.

Pero la noche ha de conocer la miseria
que bebe de nuestra sangre y de nuestras ideas.
Ella ha de arrojar odio a nuestras miradas
sabiéndolas llenas de intereses, de desencuentros.

Pero sucede que oigo a la noche llorar en mis huesos.
Su lágrima immensa delira
y grita que algo se fue para siempre.

Alguna vez volveremos a ser.

 

Alejandra Pizarnik, da La figlia dell’insonnia (Crocetti Editore, 2004)

[Foto: Alejandra Pizarnik]