Cupo Agosto, Derek Walcott

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Non sai che io ti amo ma non ho potere
di fermare la pioggia? Però a poco a poco sto imparando

ad amare i giorni cupi, i colli vaporanti,
l’aria con le zanzare che spettegolano,
e a sorbire la medicina amara

D. Walcott

 

 

Tanta pioggia, tanta vita come il cielo gonfio
di questo nero agosto. Mia sorella, la luce del sole,
sta assorta nella sua stanza gialla e non esce.

Tutto va all’inferno; i monti fumano
come una caldaia, straripano i fiumi; eppure
lei non vuole alzarsi e spegnere la pioggia.

È nella sua stanza, ad accarezzare vecchie cose,
le mie poesie, a sfogliare il suo album. Anche se il tuono cade
con fragore di piatti giù dal cielo,

lei non esce.
Non sai che io ti amo ma non ho potere
di fermare la pioggia? Però a poco a poco sto imparando

ad amare i giorni cupi, i colli vaporanti,
l’aria con le zanzare che spettegolano,
e a sorbire la medicina amara,

così che quando, sorella mia, ti affacci,
separando i grani della pioggia,
con la fronte di fiori e occhi di perdono,

tutto non sarà più com’era, ma sarà vero
(vedi che non mi lasciano amare
quanto vorrei), perché, sorella, allora

avrei imparato ad amare i giorni neri come quelli chiari,
la pioggia nera, i colli bianchi, quando un tempo
amavo solamente la mia felicità e te.

Derek Walcott, Cupo Agosto, da Mappa del nuovo mondo (Adelphi, 1987)

 

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So much rain, so much life like the swollen sky
of this black August. My sister, the sun,
broods in her yellow room and won’t come out.

Everything goes to hell; the mountains fume
like a kettle, rivers overrun; still,
she will not rise and turn off the rain.

She is in her room, fondling old things,
my poems, turning her album. Even if thunder falls
like a crash of plates from the sky,

she does not come out.
Don’t you know I love you but am hopeless
at fixing the rain ? But I am learning slowly

to love the dark days, the steaming hills,
the air with gossiping mosquitoes,
and to sip the medicine of bitterness,

so that when you emerge, my sister,
parting the beads of the rain,
with your forehead of flowers and eyes of forgiveness,

all with not be as it was, but it will be true
(you see they will not let me love
as I want), because, my sister, then

I would have learnt to love black days like bright ones,
The black rain, the white hills, when once
I loved only my happiness and you.

Derek Walcott, Dark August, Collected Poems, 1948-1984 (1986)

Non c’è scelta, Norman MacCaig

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Ti penso
nei tanti modi in cui la pioggia cade.

(Inizio, con l’invecciare
a odiare le metafore- la loro esattezza
e la loro inadeguatezza.)

Talvolta questi pensieri sono
un umidore a mala pena cadente, di cui
nulla è più delicato:
talvolta uno scroscio impetuoso, una
ripulita primaverile e affaccendata della mente:
tanvolta un acquazzone dilagante.

inizio, con l’invecchiare,
a odiare la metafora,
a amare la delicatezza,
a temere gli acquazzoni.

 

Norma MacCaig, Non c’è scelta

 

[Video: Max Richter, November ]

 

 

Sera, Federico Garcia Lorca

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Sera piovosa in grigio stanco.
E va la vita.

F. G. Lorca

 

 

Sera piovosa in grigio stanco.
Tutto è così.
Gli alberi secchi
la mia stanza solitaria.
E i ritratti vecchi
e il libro intonso…
Trasuda la tristezza dai mobili
e dall’anima.
Forse
la Natura ha per me
il cuore di cristallo.
E mi duole la carne del cuore
e la carne dell’anima.
E parlando
le mie parole restano nell’aria
come sugheri sull’acqua.
Solo per i tuoi occhi
soffro questo male;
tristezze del passato
tristezze che verranno.
Sera piovosa in grigio stanco.
E va la vita.

Federico Garcia Lorca

 

[Uno dei tanti esempi di quello che ogni giorno la stupidità umana ci toglie. Fucilato il 19 agosto del 1936 dalla polizia franchista, perchè “massone appartenente alla loggia Alhambra”, ma il mancato ritrovamento del suo corpo ne traduce la reale motivazione: “praticava l’omosessualità e altre aberrazioni”. Ecco che l’intera umanità si vede privata per sempre di uno dei più grandi poeti del ‘900, per intolleranza, follia o magari pura stupidità. Ecco perchè quando penso a lui non riesco a non pensare a questo: a quando, a soli 38 anni, piangendo come un bambino fu condotto al luogo di esecuzione. Ed ecco perché tra queste pagine occuperà sempre un posto speciale.]

Aspettando la pioggia, Attilio Bertolucci

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Che ne sarà di noi se nuvole
non se ne presenteranno più
in questa terra amata proprio
per la sua verde umidità,

se le scorte finiranno prima
dell’inverno per noi e per
gli animali e il tempo bello
umetterà ogni mattina gli orli

delle finestre come un veleno
e la luna ogni notte entrerà
nelle nostre stanze impedendoci
di dormire, se non sapremo più

che fiori portare a coloro
che ci aspettano per chiederci
come mai ancora non li ha
svegliati verso l’alba il rumore

della pioggia sui coppi bruniti
così che possa riprendere
il discorso interrotto un altro
autunno quando l’amore

durava sino alla consumazione del dolore?

 

Attilio Bertolucci, Aspettando la pioggia (da Le poesie, Garzanti, 2014)

 

[Foto: dal Web]

Il tuo più tenue sguardo, E.E. Cummings

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nessuno, nemmeno la pioggia, ha così piccole mani.
E.E. Cummings
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Il tuo più tenue sguardo facilmente mi aprirà
benchè abbia chiuso me stesso come dita,
sempre mi apri petalo per petalo come la Primavera fa
(sfiorando abilmente, misteriosamente) la sua prima rosa o se il tuo desiderio sia chiudermi, io e
la mia vita ci chiuderemo di scatto meravigliosamente, improvvisamente,
come quando il cuore di questo fiore s’immagina
la neve scendere con cautela ovunque;
niente di tutto ciò che sperimenteremo in questo mondo è pari
alla forza della tua intensa delicatezza: la cui trama
mi costringe nel colore delle sue terre,
rendendo omaggio alla morte e per sempre ad ogni respiro(non so cosa sia in te che chiude
e apre; solo qualcosa mi dice
che la voce dei tuoi occhi è più profonda di tutte le rose)
nessuno, nemmeno la pioggia, ha così piccole mani.”
E.E. Cummings, Il tuo più tenue sguardo
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Somewhere i have never travelled, gladly beyond
any experience,your eyes have their silence:
in your most frail gesture are things which enclose me,
or which i cannot touch because they are too near

your slightest look easily will unclose me
though i have closed myself as fingers,
you open always petal by petal myself as Spring open(touching skilfully,mysteriously)her first rose

or if your wish be to close me, i and
my life will shut very beautifully ,suddenly,
as when the heart of this flower imagines
the snow carefully everywhere descending;

nothing which we are to perceive in this world equals
the power of your intense fragility:whose texture
compels me with the color of its countries,
rendering death and forever with each breathing

(i do not know what it is about you that closes
and opens;only something in me understands
the voice of your eyes is deeper than all roses)
nobody,not even the rain,has such small hands.

E.E. Cummings, Somewhere

 

[Foto: Josephine Cardin]

Hélène volle sapere… da “Odette Toulemonde”, E. E. Schmitt

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Hélène volle sapere cosa ci fosse di bello in un giorno di pioggia: lui le parlò delle sfumature di colore che avrebbero preso cielo, alberi e tetti quando, più tardi, sarebbero andati a fare una passeggiata, della selvaggia potenza con cui l’oceano sarebbe apparso ai loro occhi, di come si sarebbero stretti l’uno all’altra per camminare sotto l’ombrello, della gioia che avrebbero provato tornando al calduccio, dei vestiti che avrebbero messo ad asciugare accanto al fuoco, del tè caldo e del languore che tutto ciò avrebbe suscitato in loro, delle occasioni che avrebbero avuto per fare più volte l’amore, del tempo che avrebbero dedicato a raccontarsi le proprie vite sotto le coperte, come bambini che solo una tenda ripara dalla natura scatenata…

Odette Toulemonde, Eric Emmanuel Schmitt

[Foto: Elliott Erwitt]

Ancora cadrà la pioggia… Cesare Pavese

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Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.
Farai gesti anche tu.
Risponderai parole ‒
viso di primavera,
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l’alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi piú non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.
Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell’alba,
viso di primavera.

10 Aprile 1950

Cesare Pavese