Carissimi…

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Dalla culla del tempo in perpetuo dondolio (W. Whirman)

dal film Intolerance, D. Griffith (1916)

 

Carissimi,

siamo in un momento storico importante, la nostra Patria, il nostro senso civico, oltre che la legge, ci chiamano alla responsabilità reciproca. Il Coronavirus, un male  fino a due mesi fa sconosciuto, inesistente, descritto in mille modi – dalla banale influenza al virus letale – ha messo a nudo tutta la precarietà della vita umana, ha lasciato riemergere tutte le paure che l’uomo, quale essere tra gli esseri viventi, porta in sé. Ha fatto emergere la superficialità e la stoltezza, ma anche il senso di solidarietà che è in ognuno di noi.  Abbiamo per la prima volta, dopo il secondo dopoguerra, la necessità ma anche la fortuna di dover rallentare, iniziando a guardare a cosa realmente conta: agli affetti sinceri, ai piccoli gesti, al camminare piuttosto che correre, al restare piuttosto che all’andare. Siamo tutti chiamati a “restare a casa”. Ma questo stare a casa può avere molti altre significati, è un tornare alle nostre origini, un ritorno alla radice, alla culla che protegge e allevia dagli umani affanni (Leopardi). Dalla culla del tempo in perpetuo dondolio (W. Whirman), scopriamo che esserci è andare, maDove stiamo andando?” “A casa”, scrive Novalis.

Gli artisti in generale, ma soprattutto gli scrittori e i poeti, ci hanno insegnato in ogni secolo e luogo del mondo, come il restare, il fermarsi, il tempo lento dell’attesa e dell’ascolto possa portare con sé meraviglie indescrivibili, possa lasciar emergere l’abisso che è in ognuno di noi per trasformarlo in meraviglia. In questo momento, siamo chiamati a fermarci, a sostare, ma sappiamo che non durerà molto, certo non in eterno. Perchè in fondo questo sostare lo conosciamo tutti molto bene:  è ciò che almeno una volta nella vita abbiamo fatto come singoli, in solitudine spesso, chi per salute, chi per stare accanto a un parente malato, chi per mancanza di lavoro, chi perché deluso da qualcosa o qualcuno. Un fermarsi che quasi si è realizzato in maniera naturale, senza doverci costringere a farlo, oggi siamo chiamati a farlo per reciproco dovere e rispetto, con determinazione e coraggio, ma non in solitudine, insieme, uniti!

Il mio  pensiero va a tutte quelle persone che stanno lottando tra la vita e la morte, a chi purtroppo non ce l’ha fatto; ai parenti che piangono e a quelli che attendono il ritorno dei propri cari; ma anche ai medici che stanno facendo il possibile per salvare più vite umane possibili, le nostre vite, e alle scelte difficili che sono chiamati ogni giorno a fare. Ma va anche a tutte le persone che per una ragione o per un’altra, sono chiuse in casa preoccupate di non farcela, perché malati, perché anziani e perché soli. Vorrei dire loro che non sono soli, e che ogni vita dal tenero boccioli alla secolare quercia è preziosa  su questa Terra. A loro e a tutti voi va il mio pensiero e i versi che cercherò di condividere con costanza in questi giorni qui, perché a dispetto di ciò che si dica, in tanti cercano ogni giorno un verso, una poesia, una citazione che sia per curiosità, per studio, o per alleviare un dolore, la poesia batte, e il suo battito vola alto.

Un abbraccio a tutti,

Gilda

Incertezza, Tudor Arghezi

 

Apro il libro: il libro si lamenta.
Cerco il tempo: non c’è tempo.
Vorrei cantare: non canto, esisto,
sembra che io sia e non esisto più.
Il mio pensiero, di chi è pensiero?

T. Arghezi

 

Pende alla mia finestra
l’erba azzurra del cielo.
Come lungo mille fili
scendono infinite stelle.

L’anima è una spugna
che assorbe le lacrime – lenti
delle stelle – ad una ad una,
bianche lucenti e tremanti.

La lanugine della mia tristezza
si avvolge di notte alla tristezza,
le ciglia di Dio
cadono nel mio calamaio.

Apro il libro: il libro si lamenta.
Cerco il tempo: non c’è tempo.
Vorrei cantare: non canto, esisto,
sembra che io sia e non esisto più.

Il mio pensiero, di chi è pensiero?
In quale racconto o idea
mi viene alla mente che, forse,
ho fatto parte di tutto?

Scrivo qui, curvo, senza memoria
ascoltando la voce strana
dello stagno e del frutteto
e firmo:
Tudor Arghezi.

Tudor Arghezi, Poesie, a cura di Salvatore Quasimodo (Mondadori, 1966)

 

[Foto: Tudor Arghezi]

Ennio Flaiano, Un gatto

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Una volta credevo che il contrario di una verità fosse l’errore e il contrario di un errore fosse la verità. Oggi una verità può avere per contrario un’altra verità, altrettanto valida, e l’errore un altro errore.
_

E. Flaiano, in Diario degli errori

 

 

Lo Scienziato cerca un gatto,
un gatto nascosto
in una stanza buia.
Non lo trova ma..
ma ne deduce che è nero.

Il Filosofo cerca un gatto,
un gatto che non c’è
in una stanza buia.
Non lo trova ma..
ma continua a cercare.

Il Teologo, oh il Teologo
cerca lo stesso gatto.
Non lo trova ma dice
di averlo trovato.

Ennio Flaiano, da La valigia delle Indie (Bompiani, 1996)