Le danze notturne, Sylvia Plath

Emilio Sommariva, Lina Corsino, 1933

 

Perché mi sono date
queste lampade, questi pianeti
che cadono come benedizioni, come fiocchi
esagonali, bianchi
sui miei occhi, sulle labbra, sui capelli
e toccano e si dissolvono.
Nel nulla.

S. Plath

 

Un sorriso è caduto nell’erba.
Irrecuperabile!

E come si perderanno le tue
danze notturne. Nella matematica?

Questi salti e spirali così puri—
Di sicuro percorrono

il mondo per sempre, io non resterò del tutto
svuotata di bellezze, il dono

del tuo piccolo respiro, il profumo
d’erba bagnata dei tuoi sonni, gigli, gigli.

La loro carne non ha somiglianza alcuna.
Fredde pieghe dell’io, la calla,

e il giglio tigrato, che si fa bello—
macchie, e un ventaglio di petali ardenti.

Le comete
hanno da attraversare tanto spazio,

tanto freddo, oblio.
Così i tuoi gesti si sfioccano—-

caldi e umani, poi la loro luce rosa
che gocciola e si sfalda

dalle nere amnesie del cielo.
Perché mi sono date

queste lampade, questi pianeti
che cadono come benedizioni, come fiocchi

esagonali, bianchi
sui miei occhi, sulle labbra, sui capelli

e toccano e si dissolvono.
Nel nulla.

 

Sylvia Plath, Le danze notturne

 

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A smile fell in the grass.
Irretrievable!

And how will your night dances
Lose themselves. In mathematics?

Such pure leaps and spirals —-
Surely they travel

The world forever, I shall not entirely
Sit emptied of beauties, the gift

Of your small breath, the drenched grass
Smell of your sleeps, lilies, lilies.

Their flesh bears no relation.
Cold folds of ego, the calla,

And the tiger, embellishing itself —-
Spots, and a spread of hot petals.

The comets
Have such a space to cross,

Such coldness, forgetfulness.
So your gestures flake off —-

Warm and human, then their pink light
Bleeding and peeling

Through the black amnesias of heaven.
Why am I given

These lamps, these planets
Falling like blessings, like flakes

Six sided, white
On my eyes, my lips, my hair

Touching and melting.
Nowhere.

 

Sylvia Plath, The night dances

[Foto: Emilio Sommariva, Lina Corsino, 1933]