Abbiamo fatto notte ho la tua mano ti veglio, P. Eluard

Paul-Eluard-Gala

E nel mio capo che piano s’accorda col tuo con la notte
Stupisco dell’ignota che divieni

P. Eluard

 

Abbiamo fatto notte ho la tua mano ti veglio
Con ogni mia forza ti reggo
Incido dentro una pietra la stella delle tue forze
Fondi solchi dove la bontà del tuo corpo germinerà
La voce segreta la voce tua pubblica io mi ridíco
Rido dell’orgogliosa
Che tratti come fosse una mendíca
Dei folli che rispetti dei semplici ove t’immergi
E nel mio capo che piano s’accorda col tuo con la notte
Stupisco dell’ignota che divieni
Ignota simile a te simile a tutto quel che amo
Che è nuovo sempre.

Paul Éluard, da “Facile”, in “Paul Éluard, Poesie”, Oscar Mondadori, 1970

Trad.: Franco Fortini

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«Nous avons fait la nuit…»

Nous avons fait la nuit je tiens ta main je veille
Je te soutiens de toutes mes forces
Je grave sur un roc l’étoile de tes forces
Sillons profonds où la bonté de ton corps germera
Je me répète ta voix cachée ta voix publique
Je ris encore de l’orgueilleuse
Que tu traites comme une mendiante
Des fous que tu respectes des simples où tu te baignes
Et dans ma tête qui se met doucement d’accord avec la tienne avec la nuit
Je m’émerveille de l’inconnue que tu deviens
Une inconnue semblable à toi semblable à tout ce que j’aime
Qui est toujours nouveau.

Paul Éluard, “Œuvres complètes”, Paris, Gallimard, Bibliothèque de la Pléiade, 1968

100 di questi anni, caro Tonino…

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Adesso sto sempre in casa
e sposto carte o guardo
oltre i vetri della finestra
le mandorle secche attaccate ai rami
che arrivano fino quassù
e sembrano pendagli alle orecchie
di gente che non c’è più.
O sto seduto su una sedia
vicino al camino
e si fa notte presto
con la luce che cade dietro le montagne
e io vado a letto con la voglia di sognare
i giorni che nevicava a Mosca,
e io ero innamorato.

Si fa notte presto, Tonino Guerra

 

TONINO GUERRA, poeta, scrittore e sceneggiatore di fama internazionale, è nato il 16 marzo 1920 a Santarcangelo di Romagna, dove è scomparso il 21 marzo 2012.

Vissuto per trent’anni a Roma, con lunghe soste in Russia, divenuta sua seconda patria, alla fine degli anni ’80 si è trasferito a Pennabilli, antica città malatestiana del Montefeltro, dove era solito trascorrere lunghi periodi estivi, e nella quale è sepolto.

Figlio di genitori contadini (alla madre analfabeta insegnerà a scrivere), durante la seconda guerra mondiale viene deportato in Germania e rinchiuso in un campo d’internamento dove inizia a comporre i primi versi in lingua romagnola. Nell’immediato dopoguerra pubblica la sua prima raccolta di poesie in dialetto, I scarabócc. A questa ne seguono altre, fra le quali I Bu (1972), pietra miliare nella sua opera letteraria. Come prosatore esordisce nel 1952 con il racconto La storia di Fortunato, edito nella collana Einaudi I Gettoni diretta da Elio Vittorini. Pubblica cinquanta libri fra racconti e poesie, vincendo numerosi premi: il Pirandello, il Pasolini, il Gozzano, il Nonino, il Carducci e il Comisso.

Dai primi anni ’50 si è dedicato alla sceneggiatura e ha scritto per i più grandi registi dell’epoca, compresi Vittorio De Sica, Michelangelo Antonioni, Federico Fellini, i fratelli Taviani, Elio Petri, Mario Monicelli, Francesco Rosi, Theo Anghelopulos e Andrej Tarkovskij. Oltre 120 i film da lui sceneggiati, da L’Avventura di Antonioni ad Amarcord di Fellini, vincitore del Premio Oscar. Nella sua lunga carriera ha collezionato quattro David di Donatello, tre nomination all’Oscar, l’Oscar Europeo del Cinema come Miglior Sceneggiatore e una Palma d’Oro a Cannes.

Artista multidisciplinare, alla stregua dei grandi umanisti del Quattrocento, ha espresso i temi della sua poesia nelle più diverse forme artistiche, come si evince dalla collezione delle sue opere in esposizione al museo permanente Nel mondo di Tonino Guerra a Santarcangelo di Romagna.

Biografia e tante altre poesie su http://museotoninoguerra.com/it/home/

I poeti lavorano di notte, A. Merini

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Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

 

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

 

Alda Merini, da Testamento, Crocetti, 1988

Sono forse io, Mirkka Rekola

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E una bruma minuta si alza sulla breve serata
dalle foglie degli alberi, dai volti,
a volte di anonima origine,
respiro sulla pelle della tua mano e dico:
così fa il vento quando gli piaci.

Mirkka Rekola

 

Sono forse io quegli elementi di cui mi servo?
Oggi dico no,
oggi, che ne sono prigioniera,
devo ripetere ancora una volta no.
Annuncio soltanto il fuoco: pronto è il giorno,
terra che in me brucia in questo modo.
Eri talmente a settentrione
che lo sguardo raggiunse l’orizzonte,
e l’unica parola che lasciai per te
mi infreddolì.
Qui per te sono il pegno del nulla
il flutto dismesso dal vento
e puoi guardare.
Il giorno accreditato come un bonifico
su un conto a me ignoto,
e talmente corporea mi sento
per quanto sia possibile in questa situazione.
Ogni notte procede affiancata al giorno
né prima, né dopo.
Come quel merlo corvino
canta di giorno, di notte.
E una bruma minuta si alza sulla breve serata
dalle foglie degli alberi, dai volti,
a volte di anonima origine,
respiro sulla pelle della tua mano e dico:
così fa il vento quando gli piaci.

Mirkka Rekola, da Siedo in questo treno lungo un viaggio (Joker, 2016),

trad. A. Parente

Buongiorno – Mezzanotte, Emily Dickinson

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Il Giorno – si è stancato di Me –
Come potrei Io – di Lui?

E. Dickinson

 

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Buongiorno – Mezzanotte –
Torno a Casa –
Il Giorno – si è stancato di Me –
Come potrei Io – di Lui?

Si stava bene nella luce del Sole –
Mi piaceva restarci –
Ma il Mattino – non mi voleva –
Allora – Buonanotte – Giorno!

Posso almeno guardare – sì guardare –
Quando l’Oriente si fa Rosso?
Quando le Colline – hanno un che – nei tratti –
Che ti porta via il Cuore – lontano –

Tu – Mezzanotte – – non sei così bella –
Avevo scelto – il Giorno –
Eppure ti prego-  accogli la Ragazzina –
che il Giorno non ha voluto!

 

Emily Dickinson, in Sillabe di Seta, Feltrinelli

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Good Morning – Midnight –
I’m coming Home –
Day – got tired of Me –
How could I – of Him?
Sunshine was a sweet place –
I liked to stay –
But Morn – did’nt want me – now –
So – Goodnight – Day!

I can look – cant I –
When the East is Red?
The Hills – have a way – then –
That puts the Heart – abroad –

You – are not so fair – Midnight –
I chose – Day –
But – please take a little Girl –
He turned away!

Emily Dickinson

 

[Foto: René Magritte]

Amanti, Eugenio Montejo

dipinto Antoni Guansé Brea

Si amavano. Non erano soli sulla sponda
della loro prima notte.
Ed era la terra quella che si amava in loro,
l’oro notturno dei loro giri,
la galassia.

E. Montejo

 

Si amavano. Non erano soli in terra;
avevano la notte, le loro veglie blu,
le loro nuvolaglie.

Vivevano uno nell’altro, si palpavano
come due petali non aperti nel fondo
di un fiore d’aria.

Si amavano. Non erano soli sulla sponda
della loro prima notte.
Ed era la terra quella che si amava in loro,
l’oro notturno dei loro giri,
la galassia.

Oramai non avrebbero due morti. Non si allontaneranno.
Nudi, meravigliati, i loro corpi si distendevano
come file di luci in un lungo aeroporto
dove qualcosa doveva arrivare da molto lontano,
non troppo tardi.

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Se amaban. No estaban solos en la tierra;
tenían la noche, sus vísperas azules,
sus celajes.

Vivían uno en el otro, se palpaban
como dos pétalos no abiertos en el fondo
de alguna flor del aire.

Se amaban. No estaban solos a la orilla
de su primera noche.
Y era la tierra la que se amaba en ellos,
el oro nocturno de sus vueltas,
la galaxia.

Ya no tendrían dos muertes. No iban a separarse.
Desnudos, asombrados, sus cuerpos se tendían
como hileras de luces en un largo aeropuerto
donde algo iba a llegar desde muy lejos,
no demasiado tarde.

Eugenio Montejo, Amantes (Venezuela)espa/ita

Traduzione: cctm

 

[Foto: Antoni Guansé Brea, dipinto]

La Musa, A. Achmatova

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Quando la notte attendo il suo arrivo,
la vita sembra sia appesa a un filo.
Che cosa sono onori, libertà, giovinezza
di fronte all’ospite dolce
col flauto nella mano? Ed ecco è entrata.
Levato il velo, mi guarda attentamente.
Le chiedo: «Dettasti a Dante tu
le pagine dell’Inferno?» Risponde: «Io».

 

A. Achmatova, La Musa (da Il giunco, 1925)

 

 

Nella segreta casa della notte, Jorge Teillier

Alexandre Parrot

 

[…]

perché lei e io siamo nascosti
nella segreta casa della notte.

 

Quando lei e io ci nascondiamo
nella segreta casa dalla notte
nell’ora in cui i pescatori guardinghi
rappezzano le loro reti dietro i cespugli,
benché tutte le stelle cadessero
non avrei nessun desiderio da chiedere.

E non importa che il vento dimentichi il mio nome
e passi lanciando grida di burla,
perché lei e io siamo nascosti
nella segreta casa della notte.

Passeggia nella mia stanza
come l’ombra nuda
dei meli sul muro,
e il suo corpo si accende come un albero di pasqua
per una festa di angeli perduti.

Il temporale dell’ultimo treno
passa scuotendo le case di legno.
Le madri chiudono tutte le porte
e i pescatori guardinghi vanno a riempire le loro reti
mentre lei e io ci nascondiamo
nella segreta casa dalla notte.

Nella segreta casa della notte, Jorge Teillier

Trad. E.C.

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Cuando ella y yo nos ocultamos
en la secreta casa de la noche
a la hora en que los pescadores furtivos
reparan sus redes tras los matorrales,
aunque todas las estrellas cayeran
yo no tendría ningún deseo que pedirles.

Y no importa que el viento olvide mi nombre
y pase dando gritos burlones
como un campesino ebrio que vuelve de la feria,
porque ella y yo estamos ocultos
en la secreta casa de la noche.

Ella pasea por mi cuarto
como la sombra desnuda
de los manzanos en el muro,
y su cuerpo se enciende como un árbol de pascua
para una fiesta de ángeles perdidos.

El temporal del último tren
pasa remeciendo las casas de madera.
Las madres cierran todas las puertas
y los pescadores furtivos van a repletar sus redes
mientras ella y yo nos ocultamos
en la secreta casa de la noche.

En la secreta casa de la noche, Jorge Teillier

Un giorno tu ti sveglierai, F. Dostoevskij

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_
Io vorrei farti dormire, ma come i personaggi delle favole, che dormono per svegliarsi solo il giorno in cui saranno felici. Ma succederà così anche a te. Un giorno tu ti sveglierai e vedrai una bella giornata. Ci sarà il sole, e tutto sarà nuovo, cambiato, limpido. Quello che prima ti sembrava impossibile diventerà semplice, normale. Non ci credi? Io sono sicuro. E presto. Anche domani. Guarda, Natalia, il cielo! È una meraviglia!
_
Fedor Dostoevskij , Le notti bianche
_
[Foto: Luchino Visconti,  Le notti bianche, film, 1957]

Una notte d’inverno, Tomas Tranströmer

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Sul mondo passa una piú grave tempesta.
Poggia la sua bocca alla nostra anima
e soffia per emettere un suono – temiamo
che la tempesta soffiando ci svuoti.
T. Tranströmer
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La tempesta poggia la sua bocca alla casa
e soffia per emettere un suono.
Dormo inquieto, mi giro, leggo
il testo della tempesta assopita.

Ma gli occhi del bambino sono spalancati al buio
e il temporale mugola per lui.
Entrambi amano le lampade che dondolano.
Entrambi sono a metà strada dal linguaggio.

La tempesta ha mani infantili e ali.
La carovana si lancia verso la Lapponia.
E la casa avverte la sua costellazione di chiodi
che tiene insieme le pareti.

La notte è immobile sul nostro pavimento
(dove tutti i passi attutiti
riposano come foglie affondate in uno stagno)
ma fuori infuria la notte!

Sul mondo passa una piú grave tempesta.
Poggia la sua bocca alla nostra anima
e soffia per emettere un suono – temiamo
che la tempesta soffiando ci svuoti.

Tomas Tranströmer , Poesia dal silenzio (Crocetti Editore, 2001)

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En vinternatt

Stormen sätter sin mun till huset
och blåser för att få ton.
Jag sover oroligt, vänder mig, läser
blundande stormens text.

Men barnets ögon är stora i mörkret
och stormen den gnyr för barnet.
Båda tycker om lampor som svänger.
Båda är halvvägs mot språket.

Stormen har barnsliga händer och vingar.
Karavanen skenar mot Lappland.
Och huset känner sin stjärnbild av spikar
som håller väggarna samman.

Natten är stilla över vårt golv
(där alla förklingade steg
vilar som sjunka löv i en damm)
men därute är natten vild!

Över världen går en mer allvarlig storm.
Den sätter sin mun till vår själ
och blåser för att få ton. Vi räds
att stormen blåser oss tomma.

Tomas Tranströmer, Den halvfärdiga himlen (Stockholm: Bonnier, 1962)

[Foto: Kouji Tomihisa]