Una migrazione cosmica, Marina Cvetaeva

Viki Kollerová Lovers
_
_
Tutto questo è stasera, che dormo con te
M. Cvetaeva
_
_
Una migrazione cosmica è iniziata stasera:
carovane di alberi per la terra scura,
filari di grappoli pronti alla vendemmia,
cascate di stelle di casa in casa,
fiumi che risalgono i corsi – all’indietro!
Tutto questo è stasera, che dormo con te.

_

_
Marina Cvetaeva, da Scusate l’Amore, Poesie 1915-1925 (Passigli Editori, 2013)
Mosca, 1892 – Elabuga, 1941

 

_

[Foto: Viki Kollerová, Lovers]

Il poeta, Marina Cvetaeva

f46805eb2a7f2e4eab8012a5af3d030a

 

Giacché il suo
è passo di cometa: brucia e non scalda,
cuoce e non matura – furto! scasso! –
tortuoso sentiero chiomato
ignoto a tutti i calendari.

M. Cvetaeva

 

 

 

Da lontano – il poeta prende la parola.
Le parole lo portano – lontano.
Per pianeti, sogni, segni … Per le traverse vie
dell’allusione. Tra il sì e il no il poeta,
anche spiccando il volo da un balcone
trova un appiglio. Giacché il suo
è passo di cometa. E negli sparsi anelli
della causalità è il suo nesso. Disperate –
voi che guardate il cielo! L’eclisse del poeta
non c’è sui calendari. Il poeta è quello
che imbroglia in tavola le carte,
che inganna i conti e ruba il peso.
Quello che interroga dal banco,
che sbaraglia Kant,
che sta nella bara di Bastiglie
come un albero nella sua bellezza.
E’ quello che non lascia tracce,
il treno a cui non uno arriva
in tempo …

             Giacché il suo

è passo di cometa: brucia e non scalda,
cuoce e non matura – furto! scasso! –
tortuoso sentiero chiomato
ignoto a tutti i calendari.

 

Marina Cvetaeva, in Poesia (ed. Crocetti, 1994 – riproposto per il numero speciale 333, gennaio 2018)

[Foto: Jarek Kubicki]

La spensieratezza, Marina Cvetaeva

d2415d88f30da5e2f3ffd3644af35fa7

Nella vita, in cui così poco possiamo,
a curare la tristezza con la cioccolata
e a ridere in faccia ai passanti.

M Cvetaeva

 

 

La spensieratezza è un caro peccato,
caro compagno di strada e nemico mio caro!
Tu negli occhi m’hai spruzzato il riso
e la mazurca mi hai spruzzato nelle vene.
Poiché mi hai insegnato a non serbare l’anello,
con chiunque la vita mi sposasse.
A cominciare alla ventura – dalla fine,
e a finire – ancor prima di cominciare.
A essere come uno stelo, ad essere come l’acciaio.
Nella vita, in cui così poco possiamo,
a curare la tristezza con la cioccolata
e a ridere in faccia ai passanti.

(1918)

Marina Cvetaeva, Poesie, (Feltrinelli editore 2016)

 

Nella vita e nell’arte la Cvetaeva aspirò sempre, impetuosamente, avidamente, quasi rapacemente, alla finezza e alla perfezione: e, nell’inseguirle, si spinse molto in avanti, sorpassò tutti … Oltre al poco che ci è noto, essa ha scritto una quantità di cose che da noi sono ancora sconosciute: opere immense, tempestose … La loro pubblicazione segnerà un grande trionfo e una rivoluzione per la nostra poesia che, inaspettatamente, si arricchirà di un dono tardivo e straordinario . Penso che la massima rivalutazione e il massimo dei riconoscimenti attendano la Cvetaeva”.

Pasternak, 1956

 

Foto: Salvatore Fiume, Ritratto di Marina Ivanovna Cvetaeva]