il 4 è rosso, Alfonso Gatto

 

Guardate il cielo e domandatevi:
la pecora ha mangiato
o non ha mangiato
il fiore? E vedrete che tutto cambia… Ma i grandi
non capiranno mai che questo abbia tanta importanza”

Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe

 

 

Dentro la bocca ha tutte le vocali
il bambino che canta. La sua gioia
come la giacca azzurra, come i pali
netti del cielo, s’apre all’aria, è il fresco
della faccia che porta. Il 4 è rosso
come i numeri grandi delle navi.

Alfonso Gatto, Tutte le Poesie, (Mondadori, 2017)

 

[ Pochi semplici versi per raccontare il mondo dell’infanzia:  la poesia è uno dei pochi luoghi nei quali il bambino esiste con tale naturalezza da non dover pretendere altra spiegazione, così come più in generale nella letteratura: dove una pecora può avere o non aver mangiato il fiore, ma ciò che conta in fondo è l’aver alzato gli occhi al cielo. L’infanzia non è semplicemente una fase di vita, una tappa, un momento di passaggio – è un diritto, diritto inalienabile dell’uomo. Chiunque con guerre, indifferenza, abbandoni, sopprusi, con offese e discriminazioni, con le proprie parole e mani, o con parole e mani altrui neghi a un bambino la sua infanzia gli nega (probabilmente per sempre) la possibilità di essere un adulto sereno, e perciò un uomo o una donna felice. Chiunque neghi l’infanzia è un criminale. Chiunque ferisce un bambino, ferisce la Terra stessa, e con essa il Cielo, i suoi sogni. E di questo tutti siamo responsabili, nessuno escluso.

“Uomini, siate umani, è il vostro primo dovere; siate umani verso tutte le condizioni, verso tutte le età, verso tutto ciò che non è estraneo all’uomo. Quale saggezza può mai esistere fuori dell’umanità? Amate l’infanzia; favoritene i giuochi, le gioie, le amabili inclinazioni. Chi di voi non ha rimpianto talvolta questa età in cui il riso non si spegne mai sulle labbra e l’anima è sempre serena?” ( J. J. Rousseau, Emilio) ]

 

[Foto: Sebastião Salgado]

Il gioco del mondo, Julio Cortázar

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E perché si è usciti dall’infanzia
si dimentica che per arrivare al Cielo
occorrono, come ingredienti:
una pietruzza e la punta di una scarpa.

Julio Cortázar

 

 

Il gioco del mondo si fa con una pietruzza che si deve spingere con la punta del piede. Ingredienti: un marciapiedi, una pietruzza, una scarpa,e un bel disegno col gesso, preferibilmente colorato.
In alto è il Cielo, sotto la Terra, è molto difficile arrivare con la pietruzza al Cielo, quasi sempre si calcola male e la pietruzza esce dal tracciato. A poco a poco però, si acquista la abilità necessaria per conquistare ciascuna delle caselle e un bel giorno s’ impara ad uscire dalla Terra e a far risalire la pietruzza fino al Cielo, fino ad entrare nel Cielo, il guaio è che proprio a questo punto, quando quasi nessuno si è mostrato capace di far risalire la pietruzza fino al Cielo, termina d’un tratto l’infanzia e si cade nei romanzi, nell’angoscia per il razzo divino, nella speculazione a proposito di un altro Cielo al quale bisogna imparare ad arrivare. E perché si è usciti dall’infanzia si dimentica che per arrivare al Cielo occorrono, come ingredienti, una pietruzza e la punta di una scarpa.

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La rayuela se juega con una piedrita que hay que empujar con la punta del zapato. Ingredientes: una acera, una piedrita, un zapato, y un bello dibujo con tiza, preferentemente de colores. En lo alto está el Cielo, abajo está la Tierra, es muy difícil llegar con la piedrita al Cielo, casi siempre se calcula mal y la piedra sale del dibujo. Poco a poco, sin embargo, se va adquiriendo la habilidad necesaria para salvar las diferentes casillas (rayuela caracol, rayuela rectangular, rayuela de fantasía, poco usada) y un día se aprende a salir de la Tierra y remontar la piedrita hasta el Cielo, hasta entrar en el Cielo, lo malo es que justamente a esa altura, cuando casi nadie ha aprendido a remontar la piedrita hasta el Cielo, se acaba de golpe la infancia y se cae en las novelas, en la angustia al divino cohete, en la especulación de otro Cielo al que también hay que aprender a llegar. Y porque se ha salido de la infancia se olvida que para llegar al Cielo se necesitan, como ingredientes, una piedrita y la punta de un zapato”.

 Julio Cortázar, Rayuela. Il gioco del mondo