Incipit… Venere in pelliccia, L. von Sacher-Masoch

Luisa Casati

 

Mi trovavo in dolce compagnia.
Di fronte a me, vicino al massiccio caminetto rinascimentale, sedeva Venere, proprio lei, la Dea dell’Amore in persona e non una qualsiasi donnetta che, come Mademoiselle Cleopatra, avesse preso quel nome per combattere il sesso nemico.
Sedeva in poltrona e il fuoco scoppiettante da lei ravvivato le lambiva con riverberi rossastri e guizzanti il viso pallido dagli occhi chiari e, di tanto in tanto, quando cercava di scaldarli, i piedi.
Aveva una testa stupenda, malgrado i morti occhi di pietra, ma non riuscivo a vedere altro di lei. La sublime donna aveva il corpo marmoreo avvolto in un’ampia pelliccia in cui si era rannicchiata, tremando, come una gatta.
“Non la capisco, gentile signora”, le dissi “a dire la verità non fa più freddo, e da due settimane poi abbiamo una primavera splendida. Evidentemente lei è nervosa.”
“Bella primavera!” mi rispose con voce profonda e dura come il sasso, e dopo due rapidissimi e celestiali starnuti aggiunse:”Io non ne posso più e ora comincio a capire…”

Incipit da La venere in pelliccia, Leopold von Sacher-Masoch

 

Specchi, Eduardo Galeano

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Gli specchi sono pieni di gente.
Gli invisibili ci vedono.
I dimenticati ci ricordano.
Quando ci vediamo, li vediamo.
Quando ce ne andiamo, se ne vanno?

 

Fatti di desiderio

La vita, senza nome, senza memoria, era sola. Aveva le mani, ma non aveva chi toccare. Aveva la bocca, ma non aveva con chi parlare. La vita era una, ed essendo una non era nessuna.
Allora il desiderio tirò con il suo arco. E la freccia del desiderio divise la vità a metà e la vita fu due.
i due s’incontrarono e risero. Li faceva ridere vedersi, e anche toccarsi.

Eduardo Galeano, da Specchi (Sperling & Kupfer, 2008)

 

[ Foto: René Magritte, 1932 ]

Incipit: Le notti bianche, F. Dostoevskij

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Un intero attimo di beatitudine!
È forse poco, anche se resta il solo in tutta la vita di un uomo?

F. Dostoevskij

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Era una notte meravigliosa, una notte come forse ce ne possono essere soltanto quando siamo giovani, amabile lettore. Il cielo era così pieno di stelle, così luminoso che, gettandovi uno sguardo, senza volerlo si era costretti a domandare a se stessi: è mai possibile che sotto un cielo simile possa vivere ogni sorta di gente collerica e capricciosa?

 

Fedor Dostoevkij, Le notti bianche (1848)

Tra Calvino e Beckett io scelgo: entrambi!

 

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La mia vita, la mia vita, ora ne parlo come d’una cosa finita, ora come d’una burla che dura ancora, e ho torto, perché è finita e perdura insieme, ma con quale tempo del verbo esprimerlo?

Samuel Beckett, Molloy

 

I lettori sono i miei vampiri.

Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore

 

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Non sapendo decidere tra i due che ho attualmente in lettura, mi sono decisa a inserire per luglio due libri del mese (piccola sezione che i più attenti avranno notato in basso a destra) : Molloy di Samuel Beckett: autore che rappresenta una recentissima novità tra i miei preferiti ( accanto a F. Kafka, a mai avrei immaginato di posizionarne uno proprio accanto, vicino vicino a lui) ; e Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino.

Non vi dirò molto di entrambi, semplicemente che sia il primo (pubblicato nel 1951) che il secondo (1979) rappresentano testi della maturità, se di maturità si può parlare per due geni della letteratura come loro. Molloy (primo di una trilogia) rappresenta un po’ una sorta di rottura con quello che è stato per Samuel Beckett il suo maestro, il suo faro: James Joyce, mentre Se una notte d’inverno c’è tutta l’esperienza decennale di un autore grande come Calvino, di saggista, scrittore ma anche e soprattutto lettore.

Credo sia difficile  poter parlare di entrambi – persino una dettagliata quanto accurata quanto noiosa descrizione della trama sarebbe impensabile per un romanzo evanescente come Molloy: dove il tempo si dilata fino a scavalcare la stessa immaginazione, i tratti del personaggio non sono mai nitidi, i ricordi si perdono nella fitta trama della memoria fatta di salti e vuoti,  e il luogo è sempre un non-luogo.  E persino le parole che scorrono agli occhi sembrano perdere consistenza. Così come lo è per un capolavoro (a metà lettura sento di poterlo definire tale) come Se una notte d’inverno un viaggiatore, dalle mille e svariate trame, i plurali risvolti di un “io” che  è lettore-scrittore-narratore-peronaggio-protagonista-comparsa. Dove ci si interroga e si fa luce sullo stato della letteratura attuale, e ancor più su quello della lettura: quella vera, passionale dei lettori attenti a un’unica cosa: il piacere del leggere in sé, privo di troppi preanboli critiche o teorizzazioni di ogni sorta. Un testo che (vi avviso) potrebbe persino risultare frustrante per un lettore forte, come quello che sceglie di leggere Calvino: qui infatti si gioca moltissimo con la psicologia del lettore, tenendolo costantemente su un filo sottile quanto mai teso e riuscendone a muovere le trame con una maestria unica e sola di un autore italiano che penso di poter affermare non ha eguali tra i suoi contemporanei.

Per il momento non mi resta che lasciarvi con i loro Incipit:

Sono nella camera di mia madre. Sono io a viverci ora. Non so come ci sono arrivato. Forse in un’ambulanza, certamente qualche veicolo. Mi hanno aiutato. Da solo non ci sarei arrivato. Quest’uomo che viene ogni settimana, è grazie a lui forse che sono qui. Lui dice di no. Mi dà un po’ di soldi e si porta via i fogli. Tanti fogli, tanti soldi. Si, ora lavóro, un po’ come una volta, solo che non so più lavorare. Ciò non ha importanza, sembra. Io ora vorrei parlare delle cose che mi restano, accomiatarmi, finir di morire. Loro non vogliono. Sì, sono più d’uno, sembra. Ma a venire è sempre lo stesso. Lo farà più tardi, dice. Bene. Di volontà, come vedete, non ne ho più molta. Quando viene a cercare i fogli nuovi, riporta quelli della settimana precedente. Recano dei segni che non comprendo. D’altronde non li rileggo. Quando non ho fatto niente non mi dà niente, mi sgrida. Però io non lavoro per i soldi. Per cosa allora? Non lo so. Francamente, non so gran che. La morte di mia madre, per esempio. Era già morta al mio arrivo? O è morta solo più tardi? Voglio dire morta da sotterrare. Non so. Forse non l’hanno ancora sotterrata. Comunque sia, sono io ad avere la sua camera. Dormo nel suo letto. La faccio nel suo vaso. Ho preso il suo posto. Devo assomigliarle sempre più. Mi manca solo un figlio. Forse ne ho uno da qualche parte. Ma non credo. Ora sarebbe vecchio, quasi come me. Era una servetta. Non era il vero amore. Il vero amore era riposto in un’altra. Vedrete poi.

Molloy, Samuel Beckett

Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti, Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se no non ti sentono: «Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: «Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino! » O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace. Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull’amaca, se hai un’amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga, Col libro capovolto, si capisce. Certo, la posizione ideale per leggere non si riesce a trovarla. Una volta si leggeva in piedi, di fronte a un leggio. Si era abituati a stare fermi in piedi. Ci si riposava così quando si era stanchi d’andare a cavallo. A cavallo nessuno ha mai pensato di leggere; eppure ora l’idea di leggere stando in arcioni, il libro posato sulla criniera del cavallo, magari appeso alle orecchie del cavallo con un finimento speciale, ti sembra attraente. Coi piedi nelle staffe si dovrebbe stare molto comodi per leggere; tenere i piedi sollevati è la prima condizione per godere della lettura.

Se una notte d’inverno un viaggiatore, Italo Calvino

[Foto: Italo Calvino di Tullio Pericoli

La mia storia con Samuel Beckett, Margherita Lazzati]

Nota : Cliccando sull’immagine dei libri (situate sulla colonna laterale destra) sarete rinviati direttamente a Se una notte d’inverno un viaggiatore, in pdf;  e Molloy, in pub: link perfettamente funzionanti, [per Molloy sul sito dataFileHost dovete solo togliere la spunta altrimenti vi esce un file in .exe, per cui vi consilgio: prima di salvare controllate che l’estensione del file sia in .epub]. I libri saranno disponibili per tutto il mese di luglio. Per quansiasi informazione potete chiedere direttamente a me (se prima non mi arrestano 😀 )

incipit… è da lì che tutto ebbe inizio: Lolita di V. Nabokov

lolita kubrick

“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta

Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.”

Lolita, V. Nabokov

(Foto: dal film di S. Kubrick, Lolita – 1962)

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IL LIBRO

  “… da quella pregustata estasi sarebbero scaturiti soltanto dolore e  orrore.”

Unololita tra gli incipit più belli di uno dei più bei romanzi della letteratura mondiale, un amore morboso e dissacrante raccontato con raffinatezza e affilato sguardo. Lolita, il capolavoro indiscusso di Vladimir Nabokov, pubblicato nel 1955 a Parigi, è insieme amore perversione gioco lotta pulsione, un’altalena di emozioni dove, in un alternarsi di ruoli vittima-carnefice, i protagonisti, una ragazzina dodicenne e un uomo di mezza età “consumeranno” i loro giorni. Non è esclusivamente un romanzo sulla perversione umana, non un romanzo sull’amore, né su  colpa e il perdono, non è espiazione o forse è tutto questo e altro ancora… Lolita…

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