Ci amavamo…, Stefano Benni

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Ci amavamo pensando, naturalmente, che nessuno avesse amato come noi. Pensavamo che una miracolosa alchimia avesse attirato e fuso i nostri due metalli, forse sai di cosa parlo.
Facevamo l’amore ogni giorno, con una passione furiosa che non si esauriva mai, era come bere senza dissetarsi, lei era tutti i miei sogni erotici.
Diceva di non essere mai stata così, e io naturalmente le credevo.
Non riuscivamo a non baciarci, a non toccarci, anche in pubblico, in una continua sfida dei sensi. Una volta la spogliai nuda nel magazzino di una libreria e avremmo fatto l’amore lì, se una pila di volumi non ci fosse crollata addosso, facendoci ridere. Logos contro eros, disse lei.
Non c’erano solo i sensi ovviamente. Avevamo tutti e due la passione dei libri, dei viaggi, delle discussioni politiche interminabili. Lei era diversa da me in molte cose, ma tutte deliziose ai miei occhi. Aveva un senso dell’umorismo meno tagliente del mio, ma più raffinato. Non amava il calcio e il rugby ma aveva l’hobby dell’ikebana, la sua casa modesta risplendeva di bellissime composizioni di fiori. Era meno ambiziosa di me, ma decisa e piena di progetti nel suo lavoro. In politica io ero più moderato, lei non perdeva una manifestazione, faceva parte di un collettivo di donne in cui non ero molto amato, per la mia fama di viveur. Lei mi chiamava “il suo errore”, io la chiamavo con molti soprannomi, uno era (oh prodigiosa inventiva) Micia. Con lei dimenticavo le ore del giorno, arrivavo la sera telefonandole (un amore precellulare, musicato dal tinnire dei gettoni). E aspettavo la notte, in cui l’avrei posseduta. Nuda e sensuale tra le mie braccia, in tutti i modi possibili, senza vergogne, in una sfida a chi lasciava l’altro senza fiato

Stefano Benni, Di tutte le ricchezze

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[Stefano Benni non è  uno dei miei autori preferiti, però conserva in sé e riflette sempre nei  suoi libri quella sua innata componente sognante che lo portano ad amare l’amore, il gusto dell’ironia, il surreale e l’incantato, a ricercare il possibile nell’impossibile, al gioco della parola che alle volte si fa rima altre tuffo – ed è per questo che se anche non lo ami, poi alla fine – specie se anche tu hai in parte quegli stessi orizzonti – finisci per ricercarti e alle volte ritrovarti tra le sue pagine.]