L’equazione di Giorgio Gaber

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Parole che fanno bene all’anima, uno degli artisti e uomini che stimo maggiormente, capace di cogliere la realtà senza mai dimenticare la sua magica e ironica poesia. Ascoltarlo poi è il vero piacere: sono quattro minuti di intenso piacere…

 

E quando fuori dalla tua finestra il cielo si fa più grigio.
E quando dentro ai tuoi pensieri si insinua un senso di amarezza.
E quando avverti una crescente mancanza di energia.
E quando ti senti profondamente solo…
Ecco, quello è il giorno dell’appuntamento col bilancio della tua vita.
Generalmente non è un bel giorno… E non tanto perchè il cielo si fa un pò più grigio… quanto perchè tu ti fai un pò più schifo.
Dunque il lavoro… il lavoro… non manca. Voglio dire; c’è anche chi ce l’ha. Ma in genere non gode. L’impegno civile, morale e sociale… meglio lasciar perdere.
La salute: finchè uno ce l’ha non ci pensa. Non resta che l’amore, la sfera dei sentimenti, degli affetti; che forse è la cosa che dentro conta di più. E poi almeno quella ce la scegliamo da noi. Un disastro!
Ma se si fallisce sempre, ci sarà un motivo! Dov’è che si sbaglia? Colpa mia… colpa tua… No, io a queste cose non ci credo. L’errore deve essere prima. Non una cosa recente. Probabilmente da bambino: un errore che ha influenzato tutta la mia vita affettiva: forse il famoso Edipo, forse ‘mamma ce n’è una sola’. Anche troppa. Oppure nonni, fratelli, zii… insomma figure, fotografie dell’infanzia che rimangono dentro di noi per tutta la vita.
Sì, un errore innocente, impercettibile, che poi col tempo si è ripetuto, ingigantito, fino a diventare gravissimo, irreparabile.
Già, ma perchè l’errore si ingigantisce? Dev’essere un pò come quando a scuola facevamo le equazioni algebriche. Cioè, tu fai uno sbaglietto, una svista, un più o un meno, chi lo sa.. E’ che poi te lo porti dietro e nella riga sotto cominci già a vedere degli strani numeri. Va be’, dici, tanto poi si semplifica. E poi numeri sempre più grossi, brutti, sgraziati anche. E poi addirittura enormi, incontenibili, schifosi.

E alla fine: x = 472.827.324 fratto, radice quadrata di 87.225.035 + cE ora prova un pò a semplificare.
Non c’è niente da fare. La matematica deve avere una sua estetica: x=2.
Bello, la semplicità.
Forse, per fare bene un’equazione è sufficiente avere delle buone basi. Ma per fare una storia d’amore vera e duratura è necessario essere capaci di scrostare quella vernice indelebile con cui abbiamo dipinto i nostri sentimenti.

G. Gaber, L’equazione

 

Ipotesi per una Maria, Giorgio Gaber

… e nell’angoscia della vita
ho in mente ancora l’eco
della tua risata

Perché per vivere davvero
bisogna spesso andarsene lontano
e ridere di noi
come da un aereoplano

G. Gaber

E io che ancora mi innamoro come uno scemo
perché l’innamorarsi è uno specifico dell’uomo
spudorato mi accosto all’incerto dei tuoi richiami
sono io che deliro e tu che ami

Non so dove ora tu sia giunta
cara indimenticabile Maria
che all’inizio degli anni settanta
conoscesti la rabbia e l’ironia

Avevi il dono assi inconsueto
di ridere persino del tuo mito
e l’intuizione di una strana fede
per cui una cosa è vera soltanto
quando non ci si crede

Perché per credere davvero
bisogna spesso andarsene lontano
e ridere di noi
come da un aereoplano

Se tu fossi davvero esistita
cara indimenticabile Maria
fin da allora potevo imparare
a congiungere il vero e la bugia

E nelle notti massacranti
riempite di parole intelligenti
e nell’angoscia della vita
ho in mente ancora l’eco
della tua risata

Perché per vivere davvero
bisogna spesso andarsene lontano
e ridere di noi
come da un aereoplano

Forse sei solo un’ipotesi di donna
forse sono esagerati i sentimenti
e i mille spunti che mi dai
se è vero che si tratta
di una Maria che non conobbi mai

Ma so che a me piace pensarti
cara indimenticabile Maria
come fossi davvero esistita
col tuo gusto di amare e andare via
Perché persino nell’amore
nell’eccellenza del soffrire
nella violenza di una litigata
eri così coinvolta e così distaccata

Perché per credere all’amore davvero
bisogna spesso andarsene lontano
e ridere di noi
come da un aereoplano

E che la logica assurda del tempo
questo tempo che tutto porta via
riesca almeno salvare il tuo nome
Maria

Giorgio Gaber, (da Se io fossi Gaber- 1984-85)

La cosa, Giorgio Gaber

Un video consigliatissimo a tutti coloro che amano Gaber, il suo teatro, il Teatro, ma soprattutto, più di ogni altra cosa, l’Amore…

… Ma se è così l’amore non sarà mai ‘materia’, ‘terra’, ‘cosa’, sarà sempre una parola che vola, una farfalla che ti si posa un attimo sulla testa e ti rende tanto più ridicolo quanto maggiore è la sua bellezza …

Giorgio Gaber