Un libro, da una lettera di F. Kafka

The Majestic Bookstore, Osaka, Japan - photo Kohki

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Un libro deve essere un’ascia per rompere
il mare di ghiaccio che è dentro di noi.

F. Kafka

 

Ma è bene se la coscienza riceve larghe ferite perché in tal modo diventa più sensibile a ogni morso. Bisognerebbe leggere, credo, soltanto libri che mordono e pungono. Se il libro che stiamo leggendo non ci sveglia come un pugno che ci martella sul cranio, perché dunque lo leggiamo? Buon Dio, saremmo felici anche se non avessimo dei libri, e quei libri che ci rendono felici potremmo, a rigore, scriverli da noi. Ma ciò di cui abbiamo bisogno sono quei libri che ci piombano addosso come la sfortuna, che ci perturbano profondamente come la morte di qualcuno che amiamo più di noi stessi, come un suicidio. Un libro deve essere un’ascia per rompere il mare di ghiaccio che è dentro di noi.

Franz Kafka, da una lettera a Oskar Pollak (Novembre 1903)

 

[Foto: Kohki, Osaka, Japan ]

La meraviglia della vita, Franz Kafka

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Questa è l’essenza dell’incantesimo,
che non crea, bensì chiama.

F. Kafka

 

Si può ritenere che la meraviglia della vita sia sempre a disposizione di ognuno in tutta la sua pienezza, anche se essa rimane nascosta, profonda, invisibile, decisamente lontana. Tuttavia c’è, e non è né ostile e né ribelle. Se la si chiama con la parola giusta, con il suo giusto nome, essa arriva. Questa è l’essenza dell’incantesimo, che non crea, bensì chiama.

 

Franz Kafka, Diari, 1910-1923

 

[Foto: Erwin Blumenfeld]

Franz Kafka, Abiti

Alfred Cheney Johnston 1884-1971 - Ziegfeld girl

Spesso, quando vedo abiti ricchi di pieghe, gale, guarnizioni, che rivestono con eleganza corpi eleganti, penso che non dureranno a lungo, che si sgualciranno in modo irrimediabile, che li coprirà una polvere impossibile a rimuovere dagli ornamenti, che nessuno vorrà essere così triste e ridicolo da indossare ogni mattina lo stesso prezioso abito, e toglierlo la sera. Tuttavia vedo fanciulle avvenenti, fornite di vari, leggiadri muscoli e ossicini, pelle liscia, masse di capelli vaporosi, le quali ogni giorno escono con naturalezza, cosi mascherate, poggiano sempre lo stesso viso sulle stesse palme e lo fanno riflettere dallo stesso specchio. Solo a volte, la notte, rientrando tardi da una festa, vedono nello specchio un viso logoro, gonfio, polveroso, da non indossare più, tanto è stato visto.

Franz Kafka – “Abiti” – 1908 (in ‘Racconti’)

Foto: Alfred Cheney Johnston