Abbiamo bisogno…, Franco Arminio

odins-cove-2-copy

… meglio il silenzio, la carezza, il fiore.

F. Arminio

 

Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane, che ama gli alberi e riconosce il vento. Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’attenzione. Attenzione a chi cade, al sole che nasce e che muore, ai ragazzi che crescono, attenzione anche a un semplice lampione, a un muro scrostato. Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza.

Molte albe, molte gentilezze, festeggiare molto spesso la luce, poco avere, scarsi indugi, minare il rancore, farlo saltare, meglio il silenzio, la carezza, il fiore.

 

Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi (Chiarelettere editore, 2017)

 

[Foto: Beth Moon]

 

 

Cartoline dai morti, Franco Arminio

Jan Pypers

 

Se non credi alla vita dopo la morte, devi credere di piú
alla vita dentro la vita. La mia fede io la chiamo intensità.

F. Arminio

 

 

Se non credi alla vita dopo la morte, devi credere di piú alla vita dentro la vita. La mia fede io la chiamo intensità. L’intensità a me viene dal guardare: non si ottiene con la vacanza né col lavoro, è l’avventura dei tuoi nervi nei tuoi luoghi ma anche altrove, con questa avventura devi essere indulgente, devi proteggerla come se fosse la sola verità che possiedi. Allora dillo quando pensi che stai morendo e il pensiero si ferma. Dillo quando pensi che ti stai ammalando e parlando ti curi e senti che gli altri sono un farmaco. Il bene sta negli alberi, nell’acqua, nelle facce, il bene è sempre dalla parte di chi è intenso, si interessa meno a chi si spaccia in estasi o in disperazione.

 

Franco Arminio, Cartoline dai morti 2017-17 (Nettetempo, 2017)

 

[Un atto di fede per la vita nella vita, mi piace pensarlo così questo piccolo libro che a guardarlo dal titolo sa molto di morte, ma che in realtà parla tanto di vita: vita vissuta, con le sue domande, i molteplici sensi, i vizi, l’ironia, l’assurdo,  il  suo beffardo e qualche volta buffo nonsense. Un modo per esorcizzare la morte attraverso la morte, un modo simpatico ma anche profondo di raccontare il mistero della morte attraverso il mistero della vita. Sono bastati pochi passi per convincermi che si tratti di uno di quei libri “necessari”, dove per “necessario” intendo ciò che fa bene all’anima, ciò che è capace di lasciare un’impronta, un segno, di fare bene il bene, di raccontare, di svelare l’uomo all’uomo. Un libro che – come spiega lo stesso Arminio – promette di diventare opera teatrale in cui gli stessi spettatori si faranno un po’ attori, chiamati a vivere la propria personale dimensione della morte. Un libro che troverete da queste parti, un libro bello.]

 

Qualche informazione in più la trovate qui: http://www.edizioninottetempo.it/media/news/files/15/arminio-e-le-sue-cartoline-d2625.pdf

e qui: http://www.leparoleelecose.it/?p=30219#more-30219%5D

 

[Foto: Jan Pypers]