Porto in salvo, Francesco Scarabicchi

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Porto in salvo dal freddo le parole,
curo l’ombra dell’erba, la coltivo
alla luce notturna delle aiuole,
custodisco la casa dove vivo,
dico piano il tuo nome, lo conservo
per l’inverno che viene, come un lume.

Francesco Scarabicchi, Il prato bianco (Einaudi, 2017)

Una lingua di terra, Francesco Scarabicchi

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Non sono io a conoscerti, ma il nome
che si posa sulle labbra ferme,
quell’umido mistero di vocali
dette alle rive d’aria, ad una quiete
di riposo e madre, al consonare
del più muto canto, all’odore del giorno,
al fuoco, all’acqua,
a una lingua di terra familiare.

Francesco Scarabicchi,  L’ora felice (Donzelli, 2010)

*Per chi voglia di conoscere meglio questo autore, qualche giorno fa è uscito per Einaudi la sua terza raccolta, pubblicata per la prima volta nel 1997 da l’Obliquo, con la quale Francesco Scarabicchi entrava a pieno diritto fra i maggiori poeti italiani contemporanei, poesie dove troviamo «uno scenario dominato dal gelo, dalla neve, dal bianco, quasi immagini di un mondo in letargo, invisibile, ma segretamente vivo e disposto al risveglio» (Gian Carlo Ferretti). 

“Chi, come te, cortese,/mi sovviene/lascia l’orma leggera/e si allontana,/come fanno le nuvole,/tacendo./”

[Foto: N. Jerry Uelsmann ]