Hai chiuso gli occhi, Giuseppe Ungaretti

Eugeny Kozhevnikov, Dream as Desire

 

Le tue mani si fanno come un soffio
d’inviolabili lontananze,
inafferrabili come le idee.

G. Ungaretti

 

Nasce una notte
piena di finte buche,
di suoni morti
come di sugheri
di reti calate nell’acqua.

Le tue mani si fanno come un soffio
d’inviolabili lontananze,
inafferrabili come le idee.

E l’equivoco della luna
e il dondolio, dolcissimi,
se vuoi posarmele sugli occhi,
toccano l’anima.

Sei la donna che passa
come una foglia.

E lasci agli alberi un fuoco d’autunno.

 

Giuseppe Ungaretti, Hai chiuso gli occhi

 

[Foto: Eugeny Kozhevnikov, Dream as Desire]

Lamento del facile cuore, Gesualdo Bufalino

c20c28193426aebdbef568ffcb691530

 

Tu dalla luna scrivi le tue lettere
più lunghe d’ieri, più bambine d’ieri.

G. Bufalino

 

Troppo facile cuore,
quando mi crescerai?

Ne abbiamo letto libri cattivi
con occhi secchi, con unghie nere,
nella malora delle quattro mura.

O vita, complotto di grandi,
improbo gesto, parola non detta,
nuvola bassa che non fa diluvio.

Ci derisero i topi di granaio,
le lascive fameliche colombe,
venne a fiutarci un angelo la mano.

Fu un viso solo che ci disse no:
contali i lugli, contali i gennai,
sempre allo stesso tavolo sbagliato.

Gli altri si sposano, gridano, vanno.
Tu dalla luna scrivi le tue lettere
più lunghe d’ieri, più bambine d’ieri.

Facile cuore, femmina cuore.

Gesualdo Bufalino, Lamento del facile cuore, da L’amaro miele (Torino, Einaudi, 1996)

 

[Foto: Man Ray, Peggy Guggenheim]

In una stessa terra, Antonella Anedda

Scrivevo per la pietà del buio
per ogni creatura che indietreggia
con la schiena premuta a una ringhiera
per l’attesa marina – senza grido – infinita.

A. Anedda

 

Se ho scritto è per pensiero
perché ero in pensiero per la vita
per gli esseri felici
stretti nell’ombra della sera
per la sera che di colpo crollava sulle nuche.
Scrivevo per la pietà del buio
per ogni creatura che indietreggia
con la schiena premuta a una ringhiera
per l’attesa marina – senza grido – infinita.
Scrivi, dico a me stessa
e scrivo io per avanzare più sola nell’enigma
perché gli occhi mi allarmano
e mio è il silenzio dei passi, mia la luce deserta
– da brughiera –
sulla terra del viale.
Scrivi perché nulla è difeso e la parola bosco
trema più fragile del bosco, senza rami né uccelli
perché solo il coraggio può scavare
in alto la pazienza
fino a togliere peso
al peso nero del prato.

 

Antonella Anedda, Notti di pace occidentale, Donzelli, Roma 1999

 

[Una delle voci femminili più interenti di oggi in una poesia che racconta l’esigenza e l’urgenza della parola. La necessità e insieme l’imperativo del poeta che a se stesso dice: “Scrivi“, nella consapevolezza che tutto è fragile. Un canto  intimo e corale, un assolo composto, un grido quasi sussurrato, a se stessi per se stessi: per i felici come per chi indietreggia nel buoi della vita… perché nulla è difeso e la parola bosco/ trema più fragile del bosco… Una poesia che contempla il proprio esser-ci, il  suo mistero (o misterioso coraggio).

[La foto è presa dal prezioso e sempre più ampio inventario di Dino Ignani: http://www.dinoignani.net/poeti.html , tutto dedicato ai poeti italiani contemporanei, in scatti che spesso riescono a catturare e a mostrare in un colpo solo l’essenza del loro intimo.]

Dimmi, Gioconda Belli

addb5528eee2bf51c726110c5e8692df

 

 

Dimmi che non mi renderai mai conformista
né mi darai la felicità della rassegnazione
ma la dolorosa felicità dei prescelti
quelli capaci di intrappolare il mare e il cielo con gli occhi
e ospitare l’universo dentro il corpo.
Io ti vestirò di fango e ti nutrirò di terra
per farti conoscere il sapore di ventre del mondo.
Scriverò sul tuo corpo il testo delle mie poesie
affinché tu possa sentire il dolore della gestazione.
Verrai con me: faremo dell’ amore un rituale
e sarà un’esplosione ciascuno dei nostri gesti.
Non ci saranno mura a imprigionarci
né un tetto sopra le nostre teste.
Dimenticheremo la parola
avremo il nostro proprio modo di capirci
né i giorni, né le ore potranno catturarci
perché ci nasconderemo dal tempo tra la nebbia.
Cresceranno le città, si estenderà l’umanità invadendo ogni cosa
noi due saremo eterni, perché ci sarà sempre nel mondo un luogo che ci protegga
e un pezzo di terra che ci nutra.

*

Dime que no me conformarás nunca,
ni me darás la felicidad de la resignación,
sino la felicidad que duele de los elegidos,
los que pueden abarcar el mar y el cielo con sus ojos
y llevar el Universo dentro de sus cuerpos.

Y yo te vestiré con lodo y te daré de comer tierra
para que conozcas el sabor de vientre del mundo.

Escribiré sobre tu cuerpo la letra de mis poemas
para que sientas en ti el dolor del alumbramiento.

Te vendrás conmigo: Haremos un rito del amor
y una explosión de cada uno de nuestros actos.

No habrán paredes que nos acorralen,
ni techo sobre nuestras cabezas.

Olvidaremos la palabra
y tendremos nuestra propia manera de entendernos;
ni los días, ni las horas podrán atraparnos
porque estaremos escondidos del tiempo en la niebla.

Crecerán las ciudades,
se extenderá la humanidad invadiéndolo todo;
nosotros dos seremos eternos,
porque siempre habrá un lugar en el mundo que nos cubra
y un pedazo de tierra que nos alimente.

Traduzione di Milton Fernàndez

 

 

[Foto:Josef Sudek Last Roses, Prague 1956]


Ascolteremo nella calma stanca, Cesare Pavese

_

Ché da tutte le cose
siamo sempre fuggiti
irrequieti e insaziati
sempre portando nel cuore
l’amore disperato
verso tutte le cose

.

C. Pavese

Ascolteremo nella calma stanca
la musica remota
della nostra tremenda giovinezza
che in un giorno lontano
si curvò su se stessa
e sorrideva come inebriata
dalla troppa dolcezza e dal tremore.
Sarà come ascoltare in una strada
nella divinità della sera
quelle note che salgono slegate
lente come il crepuscolo
dal cuore di una casa solitaria.
Battiti della vita,
spunti senz’armonia,
ma che nell’ansia tesa del tuo amore
ci crearono, o anima,
le tempeste di tutte le armonie.
Ché da tutte le cose
siamo sempre fuggiti
irrequieti e insaziati
sempre portando nel cuore
l’amore disperato
verso tutte le cose.

 Cesare Pavese ( Il mestiere di vivere: Diário 1935-1950)

[Foto: Josef Sudek]

Cercavo te nelle stelle, Primo Levi

yama bato

Perché mancavi, nelle lunghissime sere
meditai la bestemmia insensata
che il mondo era uno sbaglio di Dio,
Io uno sbaglio del mondo.

Primo Levi

 

Cercavo te nelle stelle
quando le interrogavo bambino.
Ho chiesto te alle montagne
ma non mi diedero che poche volte
solitudine e breve pace.
Perché mancavi, nelle lunghissime sere
meditai la bestemmia insensata
che il mondo era uno sbaglio di Dio,
io uno sbaglio del mondo.
E quando, davanti alla morte,
ho gridato il NO da ogni fibra,
che non avevo ancora finito,
che troppo ancora dovevo fare,
era perché mi stavi davanti,
tu con me accanto, come oggi avviene,
un uomo e una donna sotto il sole.
Sono tornato perché c’ eri Tu.

11 Febbraio, 1946
Primo Levi – da Ad ore incerte (Garzanti, 1984)

 

[Foto: Yama Bato]

Il silenzio fiorisce, Aleksandr Blok

Herbert List - Bourtzi Island, off Nauplia, 1936.

 

E in questa quiete è dolce non sapere
dei murmuri lontani della terra.

 

_

Qui il silenzio fiorisce movendo
il pesante vascello dell’anima,
e il vento, cane docile, lambisce
i giunchi appena incurvati.

Qui il desiderio in un’insenatura
vuota fa attraccare i suoi vascelli.
E in questa quiete è dolce non sapere
dei murmuri lontani della terra.

Qui a lievi immagini, a lievi pensieri
io consacro i miei versi,
e con un languido fruscío li accolgono
le armoniose correnti del fiume.

Abbassando le ciglia con languore,
voi, fanciulle, nei versi avete letto
come le gru da una pagina all’altra
siano volate nella lontananza.

Ed ogni suono era per voi allusione
e sonava ineffabile ogni verso.
Ed amavate nell’ampia largura
delle mie rime scorrevoli.

E ciascuna per sempre ha conosciuto
e non potrà dimenticare mai
come baciava, come s’avvinghiava,
come cantava l’acqua silenziosa.

Aleksandr Blok, Il silenzio fiorisce

[Foto: Herbert List,Bourtzi Island, (Nauplia, 1936)]

Desiderio, Federico Garcìa Lorca

The White Iris - 1921- Edward Weston

Solo il tuo cuore appassionato
e niente più.

F. G. Lorca

_

Solo il tuo cuore appassionato
e niente più.

Il mio paradiso un campo
senza usignolo
né lire,
con un lento corso d’acqua
e una piccola sorgente.

Senza il fruscio del vento
tra i rami,
né la stella che desidera
esser foglia.

Una immensa luce
che fosse
lucciola
di un’altra,
in un campo
di sguardi evanescenti.

Una limpida quiete
e i nostri baci là
— sonori vezzi
dell’eco –
si schiuderebbero assai lontano.

Il tuo cuore appassionato
e niente più.

 

 

________

Sólo tu corazón caliente,
Y nada más.

Mi paraíso, un campo
Sin ruiseñor
Ni liras,
Con un río discreto
Y una fuentecilla.

Sin la espuela del viento
Sobre la fronda,
Ni la estrella que quiere
Ser hoja.

Una enorme luz
Que fuera
Luciérnaga
De otra,
En un campo de
Miradas rotas.

Un reposo claro
Y allí nuestros besos,
Lunares sonoros
Del eco,
Se abrirían muy lejos.

Y tu corazón caliente,
Nada más.

Federico García Lorca, Deseo (da Poesie – Libro de poemas, Newton Compton)

[The White Iris – 1921- Edward Weston]

Aprile-Amore, Mario Luzi

8280bc1866294b7d674b569cd9fe24dd

 

E’ incredibile ch’io ti cerchi in questo
o in altro luogo della terra dove
è molto se possiamo riconoscerci.

_

La mia pena è durare oltre quest’attimo.

M. Luzi

 

 

Il pensiero della morte m’accompagna
tra i due muri di questa via che sale
e pena lungo i suoi tornanti. Il freddo
di primavera irrita i coloni,
stranisce l’erba, il glicine, fa aspra
la selce; sotto cappe ed impermeabili
punge le mani secche, mette un brivido.

Tempo che soffre e fa soffrire, tempo
che in un turbine chiaro porta fiori
misti e crudeli apparizioni, e ognuna
mentre ti chiedi che cos’è sparisce
rapida nella polvere e nel vento.

Il cammino è per luoghi noti
se non che fatti irreali
prefigurano l’esilio e la morte.
Tu che sei, io che sono divenuto
che m’aggiro in così ventoso spazio,
uomo dietro una traccia fine e debole!

E’ incredibile ch’io ti cerchi in questo
o in altro luogo della terra dove
è molto se possiamo riconoscerci.
Ma è ancora un’età, la mia,
che s’aspetta dagli altri
quello che è in noi oppure non esiste.

L’amore aiuta a vivere, a durare,
l’amore annulla e dà principio. E quando
chi soffre o langue spera, se anche spera,
che un soccorso s’annunci di lontano,
e in lui, un soffio basta a suscitarlo.
Questo ho imparato e dimenticato mille volte,
ora da te mi torna fatto chiaro,
ora prende vivezza e verità.

La mia pena è durare oltre quest’attimo.

Mario Luzi, Aprile-Amore, (da Primizie del deserto )

[Foto: Noell Oszvald]

Nei giorni di solitudine, Mila Kačič

Katsuji Fukuda

In tutte le cose
che si possono dare per amore
e per amore prendono,
cercami.

M. Kačič

 

Nei giorni di solitudine
cercami tra le cose
che si possono dare per amore.
Nel volo primaverile degli uccelli,
nelle nubi e nel tramonto
sanguigno,
mentre si fonde con il sole.
Nei falò estivi,
tremolanti,
quando li inghiotte
il buio del cielo.
Nella furia dei venti,
intrecciati tra loro
e nei rami degli alberi,
mani che abbracciano.
In tutto mi trovi.
Quando t’immergi nell’acqua,
cercami nell’onda
e m’insinuerò tra le tue gambe.
La conchiglia
che si è attaccata allo scoglio
e non lo lascia più
sono io.
Cercami nel fruscio delle erbe
che il vento piega
e gli si abbandonano estatiche,
mi trovi nelle radici
che invadono il cuore della terra.
In tutte le cose
che si possono dare per amore
e per amore prendono,
cercami.
Dovunque sono io,
è il mio amore.

Mila Kačič

[Foto: Katsuji Fukuda]