Spazio, Anna Swirszczynska

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Sono uno spazio
disabitato.
Non popolatemi,
non ammobiliatemi,
non mettetemi dentro niente.

 

 

Sono uno spazio
disabitato.
Vi prego,
non popolatemi.
Non mettetemi dentro niente.
Nè sedia, né speranza di resurrezione,
né tavola pitagorica,
né scopo,
né codice stradale,
né nome, né età, né sesso.

E neppure un’ epoca con tutte le sue pene,
né l’appartenenza al genere umano.

Sono uno spazio
disabitato.
Non popolatemi,
non ammobiliatemi,
non mettetemi dentro niente.

Sono uno spazio
allo stato puro.
Perfetta,
non intorbidita,
da tutto
libera.

 

Anna Swirszczynska, Spazio, trad. Giorgio Origlia in Poesia Crocetti 344

 

[Non so se esista ormai al mondo uno spazio tale, nel mondo esterno come in quello interno sembra che uno spazio simile sia vietato. Forse prima della nascita, forse ancor prima, forse nell’Universo, nel caos primordiale (che tanto ci spaventa e affascina) ma da uno spazio così, in un mondo fatto di vite segnate da mille confini e perciò cicatrici, si potrebbe ripensare la vita, l’esistenza tutta. ]

Esistenza, da “Come l’acqua che scorre ” di M. Yourcenar

 

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Strana condizione è quella dell’intera esistenza, in cui tutto fluisce come l’acqua che scorre, ma in cui, soli, i fatti che hanno contato, invece di depositarsi al fondo, emergono alla superficie e raggiungono con noi il mare.

Marguerite Yourcenar, dalla Postfazione a  Anna, Soror (in Come l’acqua che scorre)

[Foto: dal Web]

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[Piccolo frammento dalla postfazione al primo dei tre racconti che compongono Come l’acqua che scorre: Anna, Soror, che è anche – a mio avviso -il più interessante dei tre. Il testo affronta uno tra i temi più difficili di sempre: l’incesto. Che, come sostiene l’autrice stessa,   è l’unica forma di “amore proibito” a rimanere tuttora pienamente inconfessabile. Ed è per questo che solo una grande narratrice come la Yourcenar – capace di entrare tanto nel vissuto storico che esistenziale dei personaggi- poteva avere tale prontezza nell’affrontarlo. E se è vero che “E’ contro le scogliere più scoscese che l’onda si scaglia con maggiore violenza” (M. Yourcenar), è proprio lì che la penna più audace lascia il suo indelebile segno.]