la vecchiaia: breve riflessione tra De Luca e Raboni

Margherita Vitagliano

Il vecchio non vuole tornare nella stanza.
Ha la mandorla in tasca e il desiderio zingaro
di andare dietro al sole
.

E. De Luca

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Va piano piano alla finestra
a vedere se nevica ancora, se continua
nel buio luminoso, là fuori
l’infantile disastro del mondo

G. Raboni

 

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Di recente, leggendo uno dei racconti contenuti in Storia di Irene di Erri De Luca, ho avuto modo di riflettere su un’età della vita che molto spesso viviamo con un certo distacco, o anche disappunto,  un’età che agli occhi di alcuni sembra creata apposta per infliggerci la peggiore delle colpe: la vecchiaia.  Sempre più inclini  a guardare con tenerezza la fanciullezza, a desiderare  la giovinezza, ma ciechi di fronte a questa fase della vita: vissuta dai giovani con rimprovero verso chi resta,  con un senso di nostalgico abbandono da chi vecchio lo è.

Ma la vecchiaia è anche tanto altro: età fragile e dei tempi lenti, della saggezza e della riscoperta improvvisa, età dell’anima, età del corpo, età dell’ozio e delle piccole delizie, dei ricordi lunghi, dei racconti sussurrati, età degli affetti quieti, età del silenzio, della solitudine attenta, del moto breve. Età degli amori eterni, delle lunghe lettere, dei piccoli gesti, età del sonno breve, dei sogni lunghi, dei dolci ristori. Un’età tutta da vivere, un’età per pochi… e sarà forse per questo che in pochi hanno la fortuna di viversela appieno, in tutta la sua meraviglia, come accade proprio all’anziano del racconto di De Luca, in uno squarcio di vita descritto con la delicatezza  dei grandi narratori, di chi cercando storie trova vite. E nella poesia di Raboni, durante la quale è riaffiorato il ricordo di questa breve lettura, prezioso come la piccola mandorla racchiusa nel suo guscio fortezza.

Dura poco il sole di febbraio sul marciapiede, risale i muri e la temperatura scende a tuffo. Il vecchio non vuole tornare nella stanza. Ha la mandorla in tasca e il desiderio zingaro di andare dietro al sole. Lascia la sedia e si avvia in discesa, le ossa appena intiepidite, verso il mare, dove il sole si trattiene fino alla discesa dietro la collina bassa di Posillipo. Nel palmo stringe il guscio e sente i battiti del suo  sangue intorno. Se piovevano fichi secchi era più facile. Nei suoi gesti è entrata una vaghezza, imprecisione, la testa gira dietro a un’euforia improvvisa. Dev’essere perché va dietro al sole che gli presta il cappotto. La mandorla sta nel suo guscio fortezza, ma quando la vincerà darà calore più di un bicchiere di vino guerriero.

Erri De Luca, Una cosa molto stupida (in Storia di Irene, Feltrinelli)

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1
Passa, dicono, le giornate
con addosso un pigiama, una vestaglia. A chi
gli consiglia d’uscire, di muoversi, altrimenti
i muscoli, alla sua età, si atrofizzano, le giunture
si bloccano, risponde
con un dolce, lento sorriso.
2
Caverna, bunker, mucosa,
spolverati libri che nessuno
leggerà né scompiglia,
grande schermo millimetrato della concentrazione,
dell’introiezione – e dovrebbe
spegnerlo, vestirsi, arrischiare le ossa
nell’aria confusa, piena di pòlline?
3
Va piano piano alla finestra
a vedere se nevica ancora, se continua
nel buio luminoso, là fuori
l’infantile disastro del mondo.

1
Pasa, dicen, los días
con el piyama puesto, una bata. A quien
le aconseja salir, moverse, de otro modo
los músculos, a su edad, se atrofian, las articulaciones
se bloquean, responde
con una dulce, lenta sonrisa.
2
Caverna, bunker, mucosa,
desempolvados libros que nadie
leerá ni desordena,
gran pantalla milimetrada de la concentración,
de la introyección -¿debería
apagarla, vestirse, exponer los huesos
al aire confuso, cargado de polen?
3
Va despacio hasta la ventana
a ver si todavía nieva, si continúa
en la oscuridad luminosa, allá afuera,
el infantil desastre del mundo.

L’appartamento, Giovanni Raboni

trad. Jorge Aulicino

dal Centro Culturale Tina Modotti  https://cctm.website/

[Foto: Margherita Vitagliano]

Due, Erri De luca

Immagine

Quando saremo due saremo veglia e sonno
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l’uguale di nessuno
e l’unità consisterà nel due.
Quando saremo due
cambierà nome pure l’universo
diventerà diverso.

Erri De Luca, Due (da “Solo andata”)