Tu non sai, Alda Merini

Te l’ho già detto: i poeti non si redimono, vanno lasciati
volare tra gli alberi come usignoli pronti a morire.

I grandi poeti sanno fare questo stacco tra la loro morte
cerebrale, fisica e la vita di tutti, parlano come dall’aldilà.

A. Merini

 

Tu non sai: ci sono betulle che di notte levano le loro radici, e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano o diventano sogni. Pensa che in un albero c’è un violino d’amore. Pensa che un albero canta e ride. Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita. Te l’ho già detto: i poeti non si redimono, vanno lasciati volare tra gli alberi come usignoli pronti a morire.

Alda Merini, L’anima innamorata, Frassinelli, Milano 2000

[Video: Alda, Ricky Farina]

[Per  Discorsi per la poesia, un breve film di Ricky Farina dedicato ad Alda Merini, dove ci parla del mistero della poesia, e della sua poesia, e dove si ha la possibilità di passare qualche minuto con questa poetessa, dalla semplicità e carica umana unica.]

Geometria dei venti, Rachel de Queiroz

Rachel de Queiroz

Scorre come un fiume,
come il sangue nelle arterie,
così spontanea che neanche si sa come è stata scritta.

Rachel de Queiroz

 

Ebbene abbiamo qui la Poesia,
la grande Poesia.
Che non offre segni
né linguaggio specifico, non rispetta
neppure i confini linguistici. Scorre come un fiume,
come il sangue nelle arterie,
così spontanea che neanche si sa come è stata scritta.
E al tempo stesso, così elaborata —
fatta come un fiore nella sua minuziosa perfezione,
un cristallo che si stacca dalla terra
già dentro la geometria impeccabile
della sua lapidazione.
Dove si racconta una storia,
dove si vive un delirio; dove la condizione umana si esaspera,
fino al confine della follia,
insieme a Vincent e ai suoi girasoli di fuoco,
all’ombra di Eva Braun, avvolta nel mistero
al contempo
facile e irrisolvibile della sua tragedia.
Sì, è l’incontro con la Poesia.

Rachel de Queiroz (1910-2003), Geometria dei venti

(Poesia scritta in omaggio alla poesia Geometria dei venti di Alvaro Pacheco)


Trad. Emilio Capaccio

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Eis que temos aqui a Poesia,
a grande Poesia.
Que não oferece signos
nem linguagem específica, não respeita
sequer os limites do idioma. Ela flui, como um rio,
como o sangue nas artérias,
tão espontânea que nem se sabe como foi escrita.
E ao mesmo tempo tão elaborada —
feito uma flor na sua perfeição minuciosa,
um cristal que se arranca da terra
já dentro da geometria impecável
da sua lapidação.
Onde se conta uma história,
onde se vive um delírio; onde a condição humana exacerba,
até à fronteira da loucura,
junto com Vincent e os seus girassóis de fogo,
à sombra de Eva Braun, envolta no mistério ao
mesmo tempo
fácil e insolúvel da sua tragédia.
Sim, é o encontro com a Poesia.

Rachel de Queiroz, Geometria dos ventos

(Poesia feita em homenagem ao poema Geometrida dos Ventos de Álvaro Pacheco)

Poesia, Aldo Palazzeschi

Gianni Berengo Gardin - Venezia, 1960

 

 

Poesia è solamente una realtà
una realtà
al disopra della realtà.

A. Palazzeschi

 

 

Possiamo far qualcosa
senza sapere che cosa sia?
Il frutto di una menzogna
magari color di rosa
o la bocca tremenda della verità
tutta di color nera?
Il tessuto puerile di un sogno
o il concentrato più assurdo della fantasia?
Che cosa dobbiamo rispondere
a quello che non lo sa?
Poesia è solamente una realtà
una realtà
al disopra della realtà.

Aldo Palazzeschi, Poesia (da Via delle cento stelle, 1972)

 

[Foto: Gianni Berengo Gardin, Venezia, 1960]

Il poeta, Marina Cvetaeva

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Giacché il suo
è passo di cometa: brucia e non scalda,
cuoce e non matura – furto! scasso! –
tortuoso sentiero chiomato
ignoto a tutti i calendari.

M. Cvetaeva

 

 

 

Da lontano – il poeta prende la parola.
Le parole lo portano – lontano.
Per pianeti, sogni, segni … Per le traverse vie
dell’allusione. Tra il sì e il no il poeta,
anche spiccando il volo da un balcone
trova un appiglio. Giacché il suo
è passo di cometa. E negli sparsi anelli
della causalità è il suo nesso. Disperate –
voi che guardate il cielo! L’eclisse del poeta
non c’è sui calendari. Il poeta è quello
che imbroglia in tavola le carte,
che inganna i conti e ruba il peso.
Quello che interroga dal banco,
che sbaraglia Kant,
che sta nella bara di Bastiglie
come un albero nella sua bellezza.
E’ quello che non lascia tracce,
il treno a cui non uno arriva
in tempo …

             Giacché il suo

è passo di cometa: brucia e non scalda,
cuoce e non matura – furto! scasso! –
tortuoso sentiero chiomato
ignoto a tutti i calendari.

 

Marina Cvetaeva, in Poesia (ed. Crocetti, 1994 – riproposto per il numero speciale 333, gennaio 2018)

[Foto: Jarek Kubicki]

Alda Merini: la mia poesia…

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I poeti non credono alle date,
credono che la loro storia cominci
dalla presenza.
A. Merini
 
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Mi hanno detto che la mia poesia non ha un centro
che è come un’incandescenza pura
e che alla fine non genera figura…
Ma io sono il Nilo che a volte straripa,
straripando può mettere paura
ma dopo ti fa crescere la rosa
e l’indole dell’Egitto…
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Alda Merini (da DiVersi, a cura di Nicola Crocetti)
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Ci sono pittori che scrivono con le rime
e disegnano foreste entro cui
vanno a vivere con i loro amori.
Si contentano di un solo pensiero,
lo vestono di rubini e
credono che sia un re.
I poeti non credono alle date,
credono che la loro storia cominci
dalla presenza.

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Alda Merini  da L’anima innamorata, Feltrinelli 2000

Una poesia è una città, Charles Bukowski

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Una poesia è una città piena di strade e tombini
piena di santi, eroi, mendicanti, pazzi,
piena di banalità e di roba da bere,
piena di pioggia e di tuono e di periodi
di siccità, una poesia è una città in guerra,
una poesia è una città che chiede a una pendola perché,
una poesia è una città che brucia,
una poesia è una città sotto le cannonate
le sue sale da barbiere piene di cinici ubriaconi,
una poesia è una città dove Dio cavalca nudo
per le strade come Lady Godiva,
dove i cani latrano di notte, e fanno scappare
la bandiera; una poesia è una città di poeti,
per lo più similissimi tra loro
e invidiosi e pieni di rancore…
una poesia è questa città adesso,
50 miglia dal nulla,
le 9,09 del mattino,
il gusto del liquore e delle sigarette,
né poliziotti né innamorati che passeggiano per le strade,
questa poesia, questa città, che serra le sue porte,
barricata, quasi vuota,
luttuosa senza lacrime, invecchiata senza pietà,
i monti di roccia dura,
l’oceano come una fiamma di lavanda,
una luna priva di grandezza,
una musichetta di finestre rotte…

Una poesia è una città, una poesia è una nazione,
una poesia è il mondo…

e ora metto questo sotto vetro
perché lo veda il pazzo direttore,
e la notte è altrove
e signore grigiastre stanno in fila,
un cane segue l’altro fino all’estuario,
le trombe annunciano la forca
mentre piccoli uomini vaneggiano di cose
che non possono fare.

Charles Bukowski, Una poesia è una città

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A poem is a city filled with streets and sewers
filled with saints, heroes, beggars, madmen,
filled with banality and booze,
filled with rain and thunder and periods of
drought, a poem is a city at war,
a poem is a city asking a clock why,
a poem is a city burning,
a poem is a city under guns
its barbershops filled with cynical drunks,
a poem is a city where God rides naked
through the streets like Lady Godiva,
where dogs bark at night, and chase away
the flag; a poem is a city of poets,
most of them quite similar
and envious and bitter…
a poem is this city now,
50 miles from nowhere,
9:09 in the morning,
the taste of liquor and cigarettes,
no police, no lovers, walking the streets,
this poem, this city, closing its doors,
barricaded, almost empty,
mournful without tears, aging without pity,
the hardrock mountains,
the ocean like a lavender flame,
a moon destitute of greatness,
a small music from broken windows…

a poem is a city, a poem is a nation,
a poem is the world…

and now I stick this under glass
for the mad editor’s scrutiny,
the night is elsewhere

and faint gray ladies stand in line,
dog follows dog to estuary,
the trumpets bring on gallows
as small men rant at things
they cannot do.

Charles Bukowski, A poem is a city

[Foto: Gianni Berengo Gardin, Parigi, 1989 ]

Si ringrazia il blog  nonsolobiancoenero per la condivisione

Nobiltà, Juan Gelman

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La poesia è pallida e nobile.
Non cambia niente, non incurva colline, non
dà un solo frutto rosso, non
fa rumore di chi strappa
un pezzo di pane per offrire
un pezzo di pane.
Si rannicchia in un angolo e
non si lamenta.
Vive in tutto ciò che si innalza
all’aria e al nascere.
Non chiede nemmeno una visita.
Le basta quel che non è successo.

Juan Gelman,  Nobiltà (in “L’anima dei poeti”)

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El poema es pálido y noble.
No cambia nada, no curva colinas, no
da una sola fruta roja, ni
hace el ruido de quien arranca
un pedazo de pan para dar
un pedazo de pan.
Se acuclilla en un rincón y
no se queja.
Vive en todo lo que se alza
al aire y de nacer.
Ni pide que lo visiten.
Le basta con lo que no sucedió

Juan Gelman, Noblezas

… dicono di Me: discorsi sulla poesia

 

 

“…E se non avete i mezzi non vi preoccupate, tanto per fare poesie una sola cosa è necessaria: Tutto!”

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Su su.. svelti eh? svelti, veloci, piano, con calma… Non v’affrettate, eh? poi non scrivete subito poesie d’amore, eh? che sono le più difficili, aspettate almeno almeno un’ottantina d’anni.

Scrivetele su un altro argomento, che ne so… su… su… sul mare, il vento, un termosifone, un tram in ritardo ecco, che non esiste una cosa più poetica di un’altra! eh? avete capito? la poesia non è fuori, è dentro… cos’è la poesia, non chiedermelo più, guardati nello specchio, la poesia sei tu.

E vestitele bene le poesie! cercate bene le parole, dovete sceglierle! a volte ci vogliono otto mesi per trovare una parola! sceglietele. che la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere. da adamo ed eva: lo sapete eva, quanto c’ha messo prima di scegliere la foglia di fico giusta?! “come mi sta questa, come mi sta questa, come mi sta questa…”: ha spogliato tutti i fichi del paradiso terrestre! innamoratevi!

Se non vi innamorate è tutto morto… morto! Tutto è! Vi dovete innamorare e tutto diventa vivo, si muove tutto. Dilapidate la gioia, sperperate l’allegria… siate tristi e taciturni, con esuberanza: fate soffiare in faccia alla gente la felicità! e come si fa? (fammi vedere gli appunti che mi son scordato)… questo è quello che dovete fare! (non sono riuscito a leggerli! mò mi sò dimenticato!). Per trasmettere la felicità, bisogna essere felici, e per trasmettere il dolore, bisogna essere… felici. siate felici!

Dovete patire, stare male, soffrire… non abbiate paura a soffrire, tutto il mondo soffre! eh? e se non avete i mezzi non vi preoccupate, tanto per fare poesie una sola cosa è necessaria: tutto. avete capito? e non cercate la novità… la novità è la cosa più vecchia che ci sia,  e se il verso non vi viene da questa posizione, da questa, da così beh: buttatevi in terra! mettetevi così! ecco… ohooo… è da distesi che si vede il cielo: guarda che bellezza perché non mi ci sono messo prima?

Cosa guardate? i poeti non guardano: vedono. fatevi obbedire dalle parole… se la parola “muro”, “muro!” non vi da retta, non usatela più per-otto-anni, così impara! che è questo? bhooo non lo so! questa è la bellezza, come quei versi là che voglio che rimangano scritti li, per sempre. forza, cancellate tutto che dobbiamo cominciare. la lezione è finita.

discorso sulla poesia di:

Roberto Benigni, da “La tigre e la neve (2005)