Aftermarth, Julio Cortàzar

Kazuo Sumida

 

Dimmi perché ancora ti desidero, perché torna il tuo nome
come l’ascia alla ferita in un’amara visitazione della
         mezzanotte,
sulle rive di un campo minerario dove le larve si moltiplicano,
umide bave, resoconto infinito di imperizie,
dimmi da quel nulla dove ora ti trinceri, dimmi
perché mi basta comporre un meccanismo elementare di
        sillabe,
digitare nel grumolo di nebbia le cifre del tuo nome
perché solitariamente
mi opprima la speranza di una minuta migrazione di dita
_         sui miei capelli,
di una fragranza dove abita il muschio.

Di un silenzio più infuocato di tutte le vigilie.

Julio Cortàzar, Aftermarth

(Trad. di M. Fernàndez.)

 

 

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Dime por qué todavía te deseo, por qué tu nombre vuelve
como el hacha a la herida en una amarga visitación de la
_             medianoche,
a la vera de un campo funerario donde larvas se multiplican
húmedas babas, recuento interminable de torpezas,
dime desde esa nada donde ahora te atrincheras, dime
por qué me basta componer un mecanismo elemental de
–             sílabas,
discar en el cogollo de la niebla las cifras de tu nombre
para que solitariamente
me agobie la espranza de una menuda migración de dedos
–              por mi pelo,
de una fragancia donde habita el musgo.

De un silencio más fogoso que todas las vigilias.

Julio Cortàzar, Aftermarth

 

[Foto: Kazuo Sumida ]

 

Specchi, Eduardo Galeano

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Gli specchi sono pieni di gente.
Gli invisibili ci vedono.
I dimenticati ci ricordano.
Quando ci vediamo, li vediamo.
Quando ce ne andiamo, se ne vanno?

 

Fatti di desiderio

La vita, senza nome, senza memoria, era sola. Aveva le mani, ma non aveva chi toccare. Aveva la bocca, ma non aveva con chi parlare. La vita era una, ed essendo una non era nessuna.
Allora il desiderio tirò con il suo arco. E la freccia del desiderio divise la vità a metà e la vita fu due.
i due s’incontrarono e risero. Li faceva ridere vedersi, e anche toccarsi.

Eduardo Galeano, da Specchi (Sperling & Kupfer, 2008)

 

[ Foto: René Magritte, 1932 ]

Non ti arrendere, Mario Benedetti

 

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vivere la vita e accettare la sfida,
recuperare il sorriso,
provare un canto,
abbassare la guardia
e stendere le mani
dispiegare le ali
e tentare di nuovo.

M. Benedetti

 

Non ti arrendere, ancora sei in tempo
di conseguire e cominciare di nuovo,
seppellire le tue paure,
liberare il buonsenso,
riprendere il volo.
Non ti arrendere perché la vita e così.
Continuare il viaggio,
perseguire i tuoi sogni,
sciogliere il tempo,
togliere le macerie
e scoperchiare il cielo.
Non ti arrendere per favore, non cedere
anche se il freddo brucia
anche se la paura morde
anche se il sole si nasconde
e taccia il vento
ancora c’è fuoco nella tua anima
ancora c’è vita nei tuoi sogni.
Perché la vita è tua e tuo anche il desiderio
perche lo hai voluto e perché ti amo.
Perché esiste il vino e l’amore, è certo.
Perché non vi sono ferite che non curi il tempo
aprire le porte, togliere i catenacci,
abbandonare le muraglie che ti protessero,
vivere la vita e accettare la sfida,
recuperare il sorriso,
provare un canto,
abbassare la guardia
e stendere le mani
dispiegare le ali
e tentare di nuovo.
Celebrare la vita e riprendere i cieli.
Non ti arrendere, per favore non cedere,
anche se il freddo brucia
anche se la paura morde,
anche se il sole tramonti e taccia il vento,
ancora c’e fuoco nella tua anima,
ancora c’è vita nei tuoi sogni
perché ogni giorno è un nuovo inizio,
perché questa è l’ora e il miglior momento.
Perché non sei sola, perché ti amo.

 

Mario Benedetti, Non ti arrendere

 


 

No te rindas, aún estás a tiempo
De alcanzar y comenzar de nuevo,
Aceptar tus sombras,
Enterrar tus miedos,
Liberar el lastre,
Retomar el vuelo.
No te rindas que la vida es eso,
Continuar el viaje,
Perseguir tus sueños,
Destrabar el tiempo,
Correr los escombros,
Y destapar el cielo.
No te rindas, por favor no cedas,
Aunque el frío queme,
Aunque el miedo muerda,
Aunque el sol se esconda,
Y se calle el viento,
Aún hay fuego en tu alma
Aún hay vida en tus sueños.
Porque la vida es tuya y tuyo también el deseo
Porque lo has querido y porque te quiero
Porque existe el vino y el amor, es cierto.
Porque no hay heridas que no cure el tiempo.
Abrir las puertas,
Quitar los cerrojos,
Abandonar las murallas que te protegieron,
Vivir la vida y aceptar el reto,
Recuperar la risa,
Ensayar un canto,
Bajar la guardia y extender las manos
Desplegar las alas
E intentar de nuevo,
Celebrar la vida y retomar los cielos.
No te rindas, por favor no cedas,
Aunque el frío queme,
Aunque el miedo muerda,
Aunque el sol se ponga y se calle el viento,
Aún hay fuego en tu alma,
Aún hay vida en tus sueños
Porque cada día es un comienzo nuevo,
Porque esta es la hora y el mejor momento.
Porque no estás solo, porque yo te quiero.

 

Mario Benedetti, No te rindas

Desiderio, Federico Garcìa Lorca

The White Iris - 1921- Edward Weston

Solo il tuo cuore appassionato
e niente più.

F. G. Lorca

_

Solo il tuo cuore appassionato
e niente più.

Il mio paradiso un campo
senza usignolo
né lire,
con un lento corso d’acqua
e una piccola sorgente.

Senza il fruscio del vento
tra i rami,
né la stella che desidera
esser foglia.

Una immensa luce
che fosse
lucciola
di un’altra,
in un campo
di sguardi evanescenti.

Una limpida quiete
e i nostri baci là
— sonori vezzi
dell’eco –
si schiuderebbero assai lontano.

Il tuo cuore appassionato
e niente più.

 

 

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Sólo tu corazón caliente,
Y nada más.

Mi paraíso, un campo
Sin ruiseñor
Ni liras,
Con un río discreto
Y una fuentecilla.

Sin la espuela del viento
Sobre la fronda,
Ni la estrella que quiere
Ser hoja.

Una enorme luz
Que fuera
Luciérnaga
De otra,
En un campo de
Miradas rotas.

Un reposo claro
Y allí nuestros besos,
Lunares sonoros
Del eco,
Se abrirían muy lejos.

Y tu corazón caliente,
Nada más.

Federico García Lorca, Deseo (da Poesie – Libro de poemas, Newton Compton)

[The White Iris – 1921- Edward Weston]

Sulle scale, Costantino Kavafis

Frank Yamrus

 

Scendevo quella maledetta scala;
tu entravi dalla porta; per un attimo
vidi il tuo viso ignoto e mi vedesti.
Poi, per non essere rivisto, mi nascosi, e tu
passasti in fretta, nascondendoti il viso,
e t’infilasti in quella maledetta casa
dove non avresti trovato il piacere, come anch’io del resto.
.
Pure, l’amore che volevi l’avevo io da darti;
l’amore che volevo – lo dissero i tuoi occhi
sciupati e diffidenti – l’avevi tu da darmi.
Si sentirono, si cercarono i nostri corpi;
compresero la pelle e il sangue.
.
Ma ci nascondemmo, tutt’e due sconvolti.

Costantino Kavafis, Sulle scale ( da “Il senso del desiderio, Poesie gay dell’età moderna”)

(Foto: Frank Yamrus)