i tuoi petali, Christian Bobin, da “La vita grande”

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Tutto ciò che amo in questa vita – le notti
d’estate, il sonno delle volpi, il silenzio dei pensatori
– assolutamente tutto riposa sulla stella bianca dei tuoi petali…

 

La pioggia costruisce attorno al tuo volto il suo monastero di gocce d’acqua. Per dei lunghi momenti mi fissi dal raggio dei tuoi occhi. Leggo davanti alla finestra. Se per guardarti alzo la testa dal libro, non riesco più a tornare a lui. Di una margherita sola con il suo fuoco bianco nell’oceano di un prato, chi se ne cura? Attingo dalla tua vista le forze necessarie per resistere al mondo. Ho pensato che potremmo, ora che della vita antica tutto è distrutto, riprendere l’alfabeto dell’eterno. Tu sarai la prima lettera. La ruota del mondo passa indifferente sulle grida dei profeti. Una sola cosa la offusca: che quaggiù rimane qualcosa di silenzioso e puro. Il cielo riposa sulla tua testa pallida e luminosa. Tutto ciò che amo in questa vita – le notti d’estate, il sonno delle volpi, il silenzio dei pensatori – assolutamente tutto riposa sulla stella bianca dei tuoi petali… Umilissima, dolce e ferma margherita, saluto in te la speranza realizzata di un mondo resuscitato, l’effrazione di una luce nella mia anima liberata.

Christian Bobin, La vita grande (AnimaMundi Edizioni)

 

[Foto: Loie Fuller (soggetto)]

È tempo… da Così parlò Zarathustra, F. Nietzsche

ph.Frank Vic

 

Bisogna avere ancora un caos dentro di sè
per partorire una stella danzante.
Io vi dico: voi avete ancora del caos dentro di voi.

F. Nietzche

 

 

È tempo che l’uomo fissi la propria meta. È tempo che l’uomo pianti il seme della sua speranza più alta.
Il suo terreno è ancora abbastanza fertile per ciò. Ma questo terreno sarà un giorno impoverito e addomesticato, e non ne potrà più crescere un albero superbo.
Guai! Si avvicinano i tempi in cui l’uomo non scaglierà più la freccia anelante al di là dell’uomo, e la corda del suo arco avrà disimparato a vibrare!
Io vi dico: bisogna avere ancora un caos dentro di sè per partorire una stella danzante. Io vi dico: voi avete ancora del caos dentro di voi.
Guai! Si avvicinano i tempi in cui l’uomo non partorirà più stella alcuna. Guai! Si avvicinano i tempi dell’uomo più spregevole, quegli che non sa disprezzare se stesso.

 

Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Adelphi

Le danze notturne, Sylvia Plath

Emilio Sommariva, Lina Corsino, 1933

 

Perché mi sono date
queste lampade, questi pianeti
che cadono come benedizioni, come fiocchi
esagonali, bianchi
sui miei occhi, sulle labbra, sui capelli
e toccano e si dissolvono.
Nel nulla.

S. Plath

 

Un sorriso è caduto nell’erba.
Irrecuperabile!

E come si perderanno le tue
danze notturne. Nella matematica?

Questi salti e spirali così puri—
Di sicuro percorrono

il mondo per sempre, io non resterò del tutto
svuotata di bellezze, il dono

del tuo piccolo respiro, il profumo
d’erba bagnata dei tuoi sonni, gigli, gigli.

La loro carne non ha somiglianza alcuna.
Fredde pieghe dell’io, la calla,

e il giglio tigrato, che si fa bello—
macchie, e un ventaglio di petali ardenti.

Le comete
hanno da attraversare tanto spazio,

tanto freddo, oblio.
Così i tuoi gesti si sfioccano—-

caldi e umani, poi la loro luce rosa
che gocciola e si sfalda

dalle nere amnesie del cielo.
Perché mi sono date

queste lampade, questi pianeti
che cadono come benedizioni, come fiocchi

esagonali, bianchi
sui miei occhi, sulle labbra, sui capelli

e toccano e si dissolvono.
Nel nulla.

 

Sylvia Plath, Le danze notturne

 

__________________________________

A smile fell in the grass.
Irretrievable!

And how will your night dances
Lose themselves. In mathematics?

Such pure leaps and spirals —-
Surely they travel

The world forever, I shall not entirely
Sit emptied of beauties, the gift

Of your small breath, the drenched grass
Smell of your sleeps, lilies, lilies.

Their flesh bears no relation.
Cold folds of ego, the calla,

And the tiger, embellishing itself —-
Spots, and a spread of hot petals.

The comets
Have such a space to cross,

Such coldness, forgetfulness.
So your gestures flake off —-

Warm and human, then their pink light
Bleeding and peeling

Through the black amnesias of heaven.
Why am I given

These lamps, these planets
Falling like blessings, like flakes

Six sided, white
On my eyes, my lips, my hair

Touching and melting.
Nowhere.

 

Sylvia Plath, The night dances

[Foto: Emilio Sommariva, Lina Corsino, 1933]

Amanti, Alejandra Pizarnik

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AMANTI

un fiore
              non lontano dalla notte
              il mio corpo muto 
      si apre
a delicate urgenze di rugiada

____

 

AMANTES

una flor
no lejos de la noche
mi cuerpo mudo
se abre
a la delicada urgencia del rocío

 

_

Alejandra Pizarnik, La figlia dell’insonnia, Crocetti Editore, 2004

 

[Foto: Loie Fuller (1862 – 1928)]

Lilies of the valley, dal film “Pina” di Wim Wenders – Musica: Jun Miyake

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… Sciacqua, sciaborda,
scroscia, schiocca, schianta,
romba, ride, canta,
accorda, discorda,
tutte accoglie e fonde
le dissonanze acute
nelle sue volute
profonde,
libera e bella,
numerosa e folle,
possente e molle,
creatura viva
che gode
del suo mistero
fugace.

Gabriele D’Annunzio – da L’Onda

[Tra tutte le cose pubblicate qui, in questi anni, penso di poter affermare senza ombra di dubbio che questo video- tratto dal film documentario realizzato da Wim Wenders nel 2011, quale tributo a Pina Bausch – sia una delle cose più incantevoli mai viste. Per questo ve ne consiglio vivamente la visione, se amate la Bellezza ne rimarrete sicuramente colpiti ed estasiati.  ]

Video: Wim Wenders, Pina (2011)

Musica: Jun Miyake, Lillies of the Valley

voglio pensare al cuore che hai mentre danzi, Salvatore Quasimodo

maria cumani

“… Voglio pensare al cuore che hai mentre danzi, e scavi le braccia e il capo sollevi come a donarti intera all’aria. Quel cuore io cerco; con esso raggiungerai il gesto preciso che ti farà alta nell’arte che ami, e per la quale, come me, consumi ogni fuoco. Ma come sei distante nel tempo! Mi pare talvolta, e lo temo fino all’angoscia nella mia solitudine di uomo, che tu possa scomparire come sei apparsa improvvisamente quella sera con un po’ di fuoco nei capelli e sulla fronte. Penso anche che andrai ora dove non posso vederti, ancora più distaccata da me. La memoria mi aiuterà a soffrire ancor più; perché in fondo noi siamo della razza di coloro che hanno per legge questa assidua pena di cercare armonia conquistando il dolore”.

Salvatore Quasimodo, Lettere d’amore

Foto: Maria Cumani (Milano, 20 maggio 1908 –22 novembre 1995), moglie del poeta, premio Nobel Salvatore Quasimodo. Danzatrice, attrice e sua Musa ispiratrice. Le “Lettere d’amore” sono una importantissima testimonianza del loro amore e dell’origine stessa di molte delle più grandi opere del poeta.