Preferisco venire dal silenzio, Valerio Magrelli

magrelli

_

Preferisco venire dal silenzio
per parlare. Preparare la parola
con cura, perché arrivi alla sua sponda
scivolando sommessa come una barca,
mentre la scia del pensiero
ne disegna la curva.
La scrittura è una morte serena:
il mondo diventato luminoso si allarga
e brucia per sempre un suo angolo.

 

Prefiero venir del silencio
para hablar. Preparar la palabra
con cuidado, para que llegue a su ribera
deslizando sumisa como un barco,
mientras la estela del pensamiento
dibuja la curva.
La escritura es una muerte serena:
el mundo vuelto luminoso se ensancha
y quema para siempre una esquina suya.

 

Valerio Magrelli, Sulla scia dei piovaschi – Poeti italiani tra due millenni, (ed. Archinto, 2015)

 

Traduzione: cctm
[Foto: Valerio Magrelli]

dal Centro Culturale Tina Modotti
https://cctm.website/

la vecchiaia: breve riflessione tra De Luca e Raboni

Margherita Vitagliano

Il vecchio non vuole tornare nella stanza.
Ha la mandorla in tasca e il desiderio zingaro
di andare dietro al sole
.

E. De Luca

_

Va piano piano alla finestra
a vedere se nevica ancora, se continua
nel buio luminoso, là fuori
l’infantile disastro del mondo

G. Raboni

 

.

Di recente, leggendo uno dei racconti contenuti in Storia di Irene di Erri De Luca, ho avuto modo di riflettere su un’età della vita che molto spesso viviamo con un certo distacco, o anche disappunto,  un’età che agli occhi di alcuni sembra creata apposta per infliggerci la peggiore delle colpe: la vecchiaia.  Sempre più inclini  a guardare con tenerezza la fanciullezza, a desiderare  la giovinezza, ma ciechi di fronte a questa fase della vita: vissuta dai giovani con rimprovero verso chi resta,  con un senso di nostalgico abbandono da chi vecchio lo è.

Ma la vecchiaia è anche tanto altro: età fragile e dei tempi lenti, della saggezza e della riscoperta improvvisa, età dell’anima, età del corpo, età dell’ozio e delle piccole delizie, dei ricordi lunghi, dei racconti sussurrati, età degli affetti quieti, età del silenzio, della solitudine attenta, del moto breve. Età degli amori eterni, delle lunghe lettere, dei piccoli gesti, età del sonno breve, dei sogni lunghi, dei dolci ristori. Un’età tutta da vivere, un’età per pochi… e sarà forse per questo che in pochi hanno la fortuna di viversela appieno, in tutta la sua meraviglia, come accade proprio all’anziano del racconto di De Luca, in uno squarcio di vita descritto con la delicatezza  dei grandi narratori, di chi cercando storie trova vite. E nella poesia di Raboni, durante la quale è riaffiorato il ricordo di questa breve lettura, prezioso come la piccola mandorla racchiusa nel suo guscio fortezza.

Dura poco il sole di febbraio sul marciapiede, risale i muri e la temperatura scende a tuffo. Il vecchio non vuole tornare nella stanza. Ha la mandorla in tasca e il desiderio zingaro di andare dietro al sole. Lascia la sedia e si avvia in discesa, le ossa appena intiepidite, verso il mare, dove il sole si trattiene fino alla discesa dietro la collina bassa di Posillipo. Nel palmo stringe il guscio e sente i battiti del suo  sangue intorno. Se piovevano fichi secchi era più facile. Nei suoi gesti è entrata una vaghezza, imprecisione, la testa gira dietro a un’euforia improvvisa. Dev’essere perché va dietro al sole che gli presta il cappotto. La mandorla sta nel suo guscio fortezza, ma quando la vincerà darà calore più di un bicchiere di vino guerriero.

Erri De Luca, Una cosa molto stupida (in Storia di Irene, Feltrinelli)

______________________________

1
Passa, dicono, le giornate
con addosso un pigiama, una vestaglia. A chi
gli consiglia d’uscire, di muoversi, altrimenti
i muscoli, alla sua età, si atrofizzano, le giunture
si bloccano, risponde
con un dolce, lento sorriso.
2
Caverna, bunker, mucosa,
spolverati libri che nessuno
leggerà né scompiglia,
grande schermo millimetrato della concentrazione,
dell’introiezione – e dovrebbe
spegnerlo, vestirsi, arrischiare le ossa
nell’aria confusa, piena di pòlline?
3
Va piano piano alla finestra
a vedere se nevica ancora, se continua
nel buio luminoso, là fuori
l’infantile disastro del mondo.

1
Pasa, dicen, los días
con el piyama puesto, una bata. A quien
le aconseja salir, moverse, de otro modo
los músculos, a su edad, se atrofian, las articulaciones
se bloquean, responde
con una dulce, lenta sonrisa.
2
Caverna, bunker, mucosa,
desempolvados libros que nadie
leerá ni desordena,
gran pantalla milimetrada de la concentración,
de la introyección -¿debería
apagarla, vestirse, exponer los huesos
al aire confuso, cargado de polen?
3
Va despacio hasta la ventana
a ver si todavía nieva, si continúa
en la oscuridad luminosa, allá afuera,
el infantil desastre del mundo.

L’appartamento, Giovanni Raboni

trad. Jorge Aulicino

dal Centro Culturale Tina Modotti  https://cctm.website/

[Foto: Margherita Vitagliano]

Io guardo le mie rughe e sorrido, Serafina Núñez (Cuba)

Nina Gundersen

_

 

Io guardo le mie rughe e sorrido,
sono la prove, la testimonianza,
il papiro più fedele attestando
dolcemente,
come un ospite a lungo atteso.
ospiti del vivere sono loro
con ogni segreto e parsimonia,
mi riportano indietro – tortine fantastiche – infanzia, giovinezza,
il paesaggio del sogno,
la musica della parola amore,
poesia, morte,
miei amati assenti
girando nella notte;
fissate con
ostinazione con la mia pelle ed i miei occhi,
con le mie vecchie stanchezze,
fino ad imporre il loro segreto (nostalgia in sangue ed anima).
Io guardo le mie rughe e sorrido,
loro sono la prova, la testimonianza,
il papiro più fedele attestando: ho vissuto

_

Yo miro mis arrugas y sonrío,
ellas son mi evidencia,
el testimonio,
el papiro más fiel testificando
suavemente,
como a huésped largamente esperado.
huéspedes del vivir son ellas
con todo secreto y parsimonia,
me regresan -magdalenas fantásticas-
infancia, juventud, el paisaje del sueño,
la música de la palabra amor, poesía, muerte,
mis amados ausentes girando en la noche;
alguna vez establecen porfía
con mi piel y mis ojos, con mis viejos cansancios,
hasta imponer su secreto (nostalgia en sangre y alma).
yo miro mis arrugas y sonrío,
ellas son la evidencia, el testimonio,
el papiro más fiel testificando: he vivido.

_

Serafina Núñez

[Foto Nina Gundersen]

Traduzione: Centro Culturale Tina Modotti

Nudi, S. Ritrovato

leonard-freed-new-york-city-lower-east-side-1956

_

Le carezze dicono più delle parole
gli abbracci più dei lunghi discorsi
e il petto che si stringe al seno e batte forte
spalmando l’odore sulla pelle, più di un diamante.

S. Ritrovato

 

 

Cari ragazzi, non abbiate paura di voi: siate nudi.
Abbracciatevi a letto o dove volete, ma siate nudi.
Non so se saprete dirvi la verità ma, sì, togliere i vestiti
senza fretta, disponendoli su una sedia.
Le carezze dicono più delle parole
gli abbracci più dei lunghi discorsi
e il petto che si stringe al seno e batte forte
spalmando l’odore sulla pelle, più di un diamante.
E anche quando vi vestirete prima di incontrarvi
pensate che ogni indumento andrà tolto
se davvero vorrete incontrarvi, sapere cosa c’è sotto
la maschera, oltre la contesa, entrare
nello spazio dell’altro, in uno più grande.
Vestitevi pure, ma per desiderare di essere nudi
perché ogni indumento accrescerà l’attesa
ogni corpo troverà nell’altro movimenti nuovi
e pensieri lontani, di speranza, che sembravano perduti.

_____

Desnudos de Salvatore Ritrovato

Queridos jóvenes, no tengan miedo de ustedes: desnúdense.
Abrácense en la cama, donde quieran, pero desnúdense.
No sé si sabrán decirse la verdad pero sabrán quitarse las ropas
sin prisa, colocándolas en una silla.
Las caricias dicen más que las palabras,
los abrazos, más los largos discursos
y el pecho, que se aprieta en los senos y acelera el pulso
impregnando el olor sobre la piel, más que un diamante.
Y aún cuando se vistan antes de encontrarse
piensen que cada prenda será elegida
si de verdad desean encontrarse, sepan lo que hay debajo
de la máscara. Más que disputar, entren
en el espacio del otro, en uno más grande.
Vístanse igual, pero solo para decidir estar desnudos
porque cada prenda acrecentará la espera,
cada cuerpo encontrará en el otro movimientos nuevos,
y pensamientos distantes de esperanza, que parecían perdidos.

Salvatore Ritrovato, Nudi

Traduzione : Luis Berra R., a cura del Centro Culturale Tina Modotti

 

[Foto: Leonard Freed – New York City, Lower East Side, 1956]