All’amico che dorme, Cesare Pavese

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Che diremo stanotte all’amico che dorme?
La parola più tenue ci sale alle labbra
dalla pena più atroce.
Guarderemo l’amico,
le sue inutili labbra che non dicono nulla,
parleremo sommesso.
La notte avrà il volto
dell’antico dolore che riemerge ogni sera
impassibile e vivo.
Il remoto silenzio soffrirà come un’anima, muto, nel buio.
Parleremo alla notte che fiata sommessa.
Udiremo gli istanti stillare nel buio
al di là delle cose, nell’ansia dell’alba,
che verrà d’improvviso incidendo le cose
contro il morto silenzio.
L’inutile luce svelerà il volto assorto del giorno.
Gli istanti taceranno.
E le cose parleranno sommesso

Cesare Pavese, Poesie, Einaudi, 2017

[Foto: Picasso, La morte di Casagemas]

 

[Visto tempo fa al Tyssen, questo è forse il quadro di Picasso che mi porterò sempre dentro, quello che mi ha rivelato -senza bisogno di nozioni di qualsiasi genere o precognizioni- la forza artistica  ed espressiva di questo pittore.  Si tratta di un’opera  realizzata durante il periodo Parigino, in seguito alla morte dell’amico catalano, Carlos Casagemas, anch’egli pittore, per suicidio dopo il rifiuto e la scoperta dei tradimenti della donna amata, Germaine. A causa della sua morte, ma soprattutto della disperazione del gesto, Picasso entrò in una crisi profondissima. Fu questo evento e il suo ossessivo tornare sui particolari di quella fine tragica, che lo portò al cosiddetto periodo blu.

L’mportanza di questo evento è testimoniata anche dal fatto che alla morte, nella residenza di Mougins, in Costa Azzurra, dove Picasso visse gli ultimi anni della sua vita,  insieme alle centinaia di opere che l’artista conservò gelosamente per sè, vi era  anche questo quadro.]