Tienimi, Davide Rondoni

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… mentre molti godono e ballano,
le luci del porto feriscono
e le stazioni ci inghiottono
e i portici ci disegnano, mentre
molti piangono e cercano
come rialzare lo sguardo, tienimi

mentre va in scena il mondo
tremendamente
e il cielo segretamente lo tiene…

D. Rondoni

 

Tienimi. Mentre il mondo passa
urlando.
Mentre i i fiori silenziosi
si chiudono
e si affacciano le stelle.
Mentre milioni di pittori angelici
preparano l’alba. E le
vetrine si accendono sui viali
trafficati, mentre gli uomini
si svegliano al loro posto
o altrove e i leggerissimi tir
svaniscono come ultime ombre
azzurre sulle autostrade, mentre
Lisbona guarda New York
e il cerbiatto guarda timoroso la radura,
mentre molti godono e ballano,
le luci del porto feriscono
e le stazioni ci inghiottono
e i portici ci disegnano, mentre
molti piangono e cercano
come rialzare lo sguardo, tienimi

mentre va in scena il mondo
tremendamente
e il cielo segretamente lo tiene…

Davide Rondoni
[Foto: Marc Chagall, Paysage bleu ]

Il blu, Christopher Moore (in Sacre Bleu)

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Come fate a sapere, quando pensate al blu – quando dite blu –, che state parlando dello stesso colore che pensano tutti.
Il blu è inafferrabile.
Blu, o azzurro, è il cielo, il mare, l’occhio di un dio, la coda di un diavolo, una nascita, un volto cianotico, un uccellino, una battuta spinta, la canzone più triste, il giorno più splendente.
Il blu è astuto, sornione, sguscia nella stanza di sbieco, è subdolo e scaltro.
Questa storia parla del colore blu, e al pari del blu non vi è niente di vero.
Blu è la bellezza, non la verità. In inglese si dice true blue, ma è un giochetto, una rima: ora c’è, ora non più. È un colore profondamente ambiguo, il blu.
Anche il blu più intenso ha le sue sfumature.
Blu è gloria e potere, un’onda, una particella, una vibrazione, una risonanza, uno spirito, una passione, un ricordo, una vanità, una metafora, un sogno.
Blu è una similitudine.
Blu, lei, è come una donna.

Christopher Moore

 

[Foto: Picasso (dipinto su tela)]

I mattini passano chiari, Cesare Pavese

Breathing blue - Peter Kertis

 

I mattini passano chiari
e deserti. Cosí i tuoi occhi
s’aprivano un tempo. Il mattino
trascorreva lento, era un gorgo
d’immobile luce. Taceva.
Tu viva tacevi; le cose
vivevano sotto i tuoi occhi
(non pena non febbre non ombra)
come un mare al mattino, chiaro.
Dove sei tu, luce, è il mattino.
Tu eri la vita e le cose.
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora è in noi.
Non pena non febbre allora,
non quest’ombra greve del giorno
affollato e diverso. O luce,
chiarezza lontana, respiro
affannoso, rivolgi gli occhi
immobili e chiari su noi.
È buio il mattino che passa
senza la luce dei tuoi occhi.

Cesare Pavese, da Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, Einaudi, 1950

 

[Foto: Peter Kertis, Breathing blue ]

A Climene, P. Verlaine

Asiza

 

così sia!

P. Verlaine

 

Mistiche barcarole,
romanze senza parole,
cara, poiché i tuoi occhi
color del cielo,

poiché questa tua voce,
insolita visione che mi scuote
e mi turba l’orizzonte
della ragione,

poiché l’aroma insigne
del tuo pallore di cigno,
e poiché il candore
del tuo odore,

poiché tutto il tuo essere,
musica penetrante,
nimbi d’angelo morti,
toni e profumi,

ha condotto il mio cuore
sottile in sua corrispondenza
con alme e cadenze,
così sia!

 

P. Verlaine, A Climene

 

[Foto: Asiza ]

Dev’esserci… J. Saramago

 

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Poesia tardiva che non riesci
a dire la metà di quel che sai:
non taci, quando puoi, e non sconfessi
questo corpo casuale e inadeguato.

J. Saramago

 

Dev’esserci un colore da scoprire,
un recondito accordo di parole,
dev’esserci una chiave per aprire
nel muro smisurato questa porta.

Dev’esserci un’isola più a sud,
una corda più tesa e più vibrante,
un altro mare che nuota in altro blu,
un’altra intonazione più cantante.

Poesia tardiva che non riesci
a dire la metà di quel che sai:
non taci, quando puoi, e non sconfessi
questo corpo casuale e inadeguato.

 

José Saramago, Dev’esserci (in Poesie, Einaudi)

[Foto: Paul Apal’kin]

Vuelta a la poesía, Piedad Bonnett

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Che cos’è la poesia?, dici mentre fissi
la mia pupilla con la tua pupilla blu.
Che cos’è la poesia? E tu me lo domandi?
Poesia… sei tu!

Gustavo Adolfo Bécquer
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_
Ancora una volta torno da te.

Arrivo stanca, del tutto sola.
Porto la mia borsa piena di pena, traboccante
di pena infinita,
di dolore.
Vengo dai deserti con le labbra bruciate
e lo sguardo accecato
dal vento sferzante e dalla sabbia dura.
Fervendo di sete,
vengo a bere dalle tue profonde sorgenti,
a sprofondare tra le tue braccia,
braccia profonde di madre, e nel tuo petto
di amante, misterioso,
dove batte il tuo cuore come un enigma.
Adesso
che riposo al bordo della strada,
ti vedo apparire in ogni cosa:
nell’umile carro
in cui più verde è il verde dei cavoli,
e nell’azzurro in cui esplode il pomeriggio.
Umile torno da te con l’anima nuda
a cercare il riflesso del mio volto,
il mio vero volto
tra le tue acque.

 

____________

Otra vez vuelvo a tí.
Cansada vengo, definitivamente solitaria.
Mi faltriquera llena de penas traigo, desbordada
de penas infinitas,
de dolor.
De los desiertos vengo con los labios ardidos
y la mirada ciega
de tanto duro viento y ardua arena.
Abrazada de sed,
vengo a beber de tus profundos manantiales,
a rendirme en tus brazos,
hondos brazos de madre, y en tu pecho
de amante, miesterioso,
donde late tu corazón como un enigma.
Ahora
que descansando estoy junto al camino,
te veo aparecer en cada cosa:
en la humilde carreta
en que es más verde el verde de las coles,
y en el azul en que la tarde estalla.
Humilde vuelvo a ti con el alma desnuda
a buscar el reflejo de mi rostro,
mi verdadero rostro
entre tus aguas.

 

Piedad Bonnett, Vuelta a la poesía (da De círculo y ceniza, 1989)

 

Il contatto, Christoph Wilhelm Aigner

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La vita è un sospiro, ed è di questo sospiro
che ti devi impossessare.

dal film Pollo alle prugne

_

Semplicemente lo voglio dire
È stato un contatto casuale
e anche un sorriso
Nulla più. Ma ancora
ne scaturiscono giorni quasi
la terra dondolasse appesa a
un grande ombrello di seta blu.

Christoph Wilhelm Aigner

 

[Foto: Pollo alle prugne, 2011, scritto e diretto da Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud]

Blue Velvet

 

She wore blue velvet
Bluer than velvet was the night
Softer than satin was the light
From the stars

She wore blue velvet
Bluer than velvet were her eyes
Warmer than May, her tender sighs
Love was ours

Ours, a love I held tightly
Feeling the rapture grow
Like a flame burning brightly
But when she left gone was the glow of

Blue velvet
But in my heart there’ll always be
Precious and warm a memory through the years
And I still can see blue velvet through my tears

She wore blue velvet
But in my heart there’ll always be
Precious and warm a memory through the years
And I still can see blue velvet through my tears

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Velluto Blu

Lei vestiva il velluto blu
La notte era più blu del velluto
La luce delle stelle era più soffice
della seta

Lei vestiva il velluto blu
I suoi occhi erano più blu del velluto
I suoi dolci sospiri erano più caldi del maggio
L’amore era nostro

Nostro, un amore che mi tenevo stretto
Mentre sentivo crescere il rapimento
Come una fiamma che ardeva luminosa
Ma quando se ne andò svanì l’ardore del

Velluto blu
Ma nel mio cuore rimarrà sempre prezioso
E caldo il ricordo attraverso gli anni
E tra le mie lacrime posso ancora vedere
il velluto blu

Lei vestiva il velluto blu
Ma nel mio cuore, nel corso degli anni,
rimarrà sempre un ricordo caldo e prezioso
E tra le mie lacrime posso ancora vedere
il velluto blu

[dal film Blue Velvet diretto da David Linch con Isabella Rossellini e Kyle MacLachlan (1986) ]