Tienimi, Davide Rondoni

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… mentre molti godono e ballano,
le luci del porto feriscono
e le stazioni ci inghiottono
e i portici ci disegnano, mentre
molti piangono e cercano
come rialzare lo sguardo, tienimi

mentre va in scena il mondo
tremendamente
e il cielo segretamente lo tiene…

D. Rondoni

 

Tienimi. Mentre il mondo passa
urlando.
Mentre i i fiori silenziosi
si chiudono
e si affacciano le stelle.
Mentre milioni di pittori angelici
preparano l’alba. E le
vetrine si accendono sui viali
trafficati, mentre gli uomini
si svegliano al loro posto
o altrove e i leggerissimi tir
svaniscono come ultime ombre
azzurre sulle autostrade, mentre
Lisbona guarda New York
e il cerbiatto guarda timoroso la radura,
mentre molti godono e ballano,
le luci del porto feriscono
e le stazioni ci inghiottono
e i portici ci disegnano, mentre
molti piangono e cercano
come rialzare lo sguardo, tienimi

mentre va in scena il mondo
tremendamente
e il cielo segretamente lo tiene…

Davide Rondoni
[Foto: Marc Chagall, Paysage bleu ]

Poesia, Alfonso Gatto

Harold Feinstein

Universo che mi spazia e m’isola, poesia.

A. Gatto

 

In ogni gioia breve e netta scorgo il mio pericolo.
Circolo chiuso ad ogni essere è l’amore che lo regge.
Tendo a questo dubbio intero, a un divieto in cui
cogliere il sospetto e la lusinga del mio movimento.
Universo che mi spazia e m’isola, poesia.

Alfonso Gatto, da Isola in Tutte le poesie (Mondadori, 2017)

 

[Foto: Harold Feinstein]

All’amico che dorme, Cesare Pavese

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Che diremo stanotte all’amico che dorme?
La parola più tenue ci sale alle labbra
dalla pena più atroce.
Guarderemo l’amico,
le sue inutili labbra che non dicono nulla,
parleremo sommesso.
La notte avrà il volto
dell’antico dolore che riemerge ogni sera
impassibile e vivo.
Il remoto silenzio soffrirà come un’anima, muto, nel buio.
Parleremo alla notte che fiata sommessa.
Udiremo gli istanti stillare nel buio
al di là delle cose, nell’ansia dell’alba,
che verrà d’improvviso incidendo le cose
contro il morto silenzio.
L’inutile luce svelerà il volto assorto del giorno.
Gli istanti taceranno.
E le cose parleranno sommesso

Cesare Pavese, Poesie, Einaudi, 2017

[Foto: Picasso, La morte di Casagemas]

 

[Visto tempo fa al Tyssen, questo è forse il quadro di Picasso che mi porterò sempre dentro, quello che mi ha rivelato -senza bisogno di nozioni di qualsiasi genere o precognizioni- la forza artistica  ed espressiva di questo pittore.  Si tratta di un’opera  realizzata durante il periodo Parigino, in seguito alla morte dell’amico catalano, Carlos Casagemas, anch’egli pittore, per suicidio dopo il rifiuto e la scoperta dei tradimenti della donna amata, Germaine. A causa della sua morte, ma soprattutto della disperazione del gesto, Picasso entrò in una crisi profondissima. Fu questo evento e il suo ossessivo tornare sui particolari di quella fine tragica, che lo portò al cosiddetto periodo blu.

L’mportanza di questo evento è testimoniata anche dal fatto che alla morte, nella residenza di Mougins, in Costa Azzurra, dove Picasso visse gli ultimi anni della sua vita,  insieme alle centinaia di opere che l’artista conservò gelosamente per sè, vi era  anche questo quadro.]

Il blu, Christopher Moore (in Sacre Bleu)

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Come fate a sapere, quando pensate al blu – quando dite blu –, che state parlando dello stesso colore che pensano tutti.
Il blu è inafferrabile.
Blu, o azzurro, è il cielo, il mare, l’occhio di un dio, la coda di un diavolo, una nascita, un volto cianotico, un uccellino, una battuta spinta, la canzone più triste, il giorno più splendente.
Il blu è astuto, sornione, sguscia nella stanza di sbieco, è subdolo e scaltro.
Questa storia parla del colore blu, e al pari del blu non vi è niente di vero.
Blu è la bellezza, non la verità. In inglese si dice true blue, ma è un giochetto, una rima: ora c’è, ora non più. È un colore profondamente ambiguo, il blu.
Anche il blu più intenso ha le sue sfumature.
Blu è gloria e potere, un’onda, una particella, una vibrazione, una risonanza, uno spirito, una passione, un ricordo, una vanità, una metafora, un sogno.
Blu è una similitudine.
Blu, lei, è come una donna.

Christopher Moore

 

[Foto: Picasso (dipinto su tela)]

Frammenti, V. Majakovskij

 

Io conosco la forza delle parole, 
                                 conosco delle parole il suono a stormo.
Non di quelle
                 che i palchi applaudiscono.
A tali parole
                 le bare si slanciano
per camminare
                    sui propri
                                quattro piedini di quercia.
Sovente
          le buttano via,
                              senza strapparle, senza pubblicarle.
Ma la parola galoppa
                                con le cinghie tese,
tintinna per secoli,
                          e i treni strisciando s’appressano
a leccare
          le mani callose
                              della poesia.
Io conosco la forza delle parole.
                                              Parrebbe un’inezia.
Un petalo caduto
                       sotto i tacchi d’una danza.
Ma l’uomo 
        con l’anima,
                        con le labbra,
                                        con lo scheletro…

Mi ama – non mi ama.
                              Io mi torco le mani
e sparpaglio
                 le dita spezzate.
Così si colgono,
                   esprimendo un voto,
                                             così si gettano in maggio
corolle di margherite sui sentieri.
La rasatura
             e il taglio dei capelli
                                     svelino la canizie.
Tintinni a profusione
                          l’argento degli anni!
Spero,
      ho fiducia
                  che non verrà mai
da me
       l’ignominioso bonsenso.

Sono già le due.
                  Forse ti sei coricata.
Nella notte
             la Via Lattea
                           è come un’Oka d’argento.
Io non m’affretto
                      e non ho ragione
di svegliarti
              e turbarti
                         coi lampi dei telegrammi.
Come suol dirsi,
                     l’incidente è chiuso.
La barca dell’amore
                            s’è infranta contro la vita.
Tu ed io
          siamo pari.
                        A che scopo riandare
afflizioni,
         sventure
                   ed offese reciproche.
Guarda
       che pace nel cosmo.
La notte
         ha imposto al cielo
                                  un tributo di stelle.
In ore come questa
                         ci si leva
                                     e si parla
ai secoli,
           alla storia
                      e all’universo…

 

Vladimir Majakovskij, Poesie (Garzanti, 1972)

 

[Foto:  Vincent van Gogh, La notte stellata, 1889]

La spensieratezza, Marina Cvetaeva

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Nella vita, in cui così poco possiamo,
a curare la tristezza con la cioccolata
e a ridere in faccia ai passanti.

M Cvetaeva

 

 

La spensieratezza è un caro peccato,
caro compagno di strada e nemico mio caro!
Tu negli occhi m’hai spruzzato il riso
e la mazurca mi hai spruzzato nelle vene.
Poiché mi hai insegnato a non serbare l’anello,
con chiunque la vita mi sposasse.
A cominciare alla ventura – dalla fine,
e a finire – ancor prima di cominciare.
A essere come uno stelo, ad essere come l’acciaio.
Nella vita, in cui così poco possiamo,
a curare la tristezza con la cioccolata
e a ridere in faccia ai passanti.

(1918)

Marina Cvetaeva, Poesie, (Feltrinelli editore 2016)

 

Nella vita e nell’arte la Cvetaeva aspirò sempre, impetuosamente, avidamente, quasi rapacemente, alla finezza e alla perfezione: e, nell’inseguirle, si spinse molto in avanti, sorpassò tutti … Oltre al poco che ci è noto, essa ha scritto una quantità di cose che da noi sono ancora sconosciute: opere immense, tempestose … La loro pubblicazione segnerà un grande trionfo e una rivoluzione per la nostra poesia che, inaspettatamente, si arricchirà di un dono tardivo e straordinario . Penso che la massima rivalutazione e il massimo dei riconoscimenti attendano la Cvetaeva”.

Pasternak, 1956

 

Foto: Salvatore Fiume, Ritratto di Marina Ivanovna Cvetaeva]

L’angelo sopravvissuto, Rafael Alberti

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L’ultima voce di un uomo insanguinò il vento.
Tutti gli angeli persero la vita.
Fuorché uno, ferito, con l’ali mozze.

R. Alberti

 

Ricordatevi.
La neve portava gocce di ceralacca, di piombo fuso
e dissimulazione di fanciulla che ha dato morte a un cigno.
Una mano inguantata, la dispersione della luce e il lento assassinio.

La disfatta del cielo, un amico.

Ricordatevi di quel giorno, ricordatevene
e non dimenticate che la sorpresa paralizzò il polso e il colore degli astri.
Nel freddo, morirono due fantasmi.
Tre anelli d’oro, da un uccello
furono trovati e seppelliti nella brina.
L’ultima voce di un uomo insanguinò il vento.
Tutti gli angeli persero la vita.
Fuorché uno, ferito, con l’ali mozze.

 

Rafael Alberti, L’angelo sopravvissuto (in La donna, la libertà, l’amore. Un’antologia del surrealismo, 2008, Mondadori)

(Trad. Vittorio Bodini)

 

 

Acordáos.
La nieve traía gotas de lacre, de plomo derretido
y disimulos de niña que ha dado muerte a un cisne.
Una mano enguantada, la dispersión de la luz y el lento asesinato.
La derrota del cielo, un amigo.
Acordáos de aquel día, acordáos
y no olvidéis que la sorpresa paralizó el pulso y el color de los astros.
En el frío, murieron dos fantasmas.
Por un ave, tres anillos de oro
fueron hallados y enterrados en la escarcha.
La última voz del hombre ensangrentó el viento.
Todos los ángeles perdieron la vida.
Menos uno, herido, alicortado.

 

Rafael Alberti, El àngel superviviente

 

[Foto: Nike di Samotracia, Pitocrito, 200-180 a.C.]

Le opere d’arte sono di un’indicibile solitudine, R. M. Rilke

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Essere artisti vuol dire: non calcolare e contare;
maturare come l’albero, che non incalza i suoi succhi e sta sereno nelle tempeste di primavera senz’apprensione che l’estate non possa venire.
Ché l’estate viene.

R.M. Rilke

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Le opere d’arte sono di un’indicibile solitudine […]. Tutto è portare a termine e poi generare. Lasciar compiersi ogni impressione e ogni germe d’un sentimento dentro di sé, nel buio, nell’indicibile, nell’inconscio irraggiungibile alla propria ragione, e attendere con profonda umiltà e pazienza l’ora del parto d’una nuova chiarezza: questo solo si chiama vivere da artista: nel comprender come nel creare.
Qui non si misura il tempo, qui non vale alcun termine e dieci anni son nulla. Essere artisti vuol dire: non calcolare e contare; maturare come l’albero, che non incalza i suoi succhi e sta sereno nelle tempeste di primavera senz’apprensione che l’estate non possa venire. Ché l’estate viene. Ma viene solo ai pazienti, che attendono e stanno come se l’eternità giacesse avanti a loro, tanto sono tranquilli e vasti e sgombri d’ogni ansia. Io l’imparo ogni giorno, l’imparo tra i dolori, cui sono riconoscente: pazienza è tutto.

Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta

 

[Oggi ho voglia di condividere con voi un piccolo frammento di uno dei libri che è spesso posato sulla mia scrivania, un libro che in realtà sarebbe meglio definirlo segna-libro, perchè è tanto intimo nella sua composizione (si tratta infatti di una raccolta di lettere del poeta Rilke a un giovane poeta e non solo), da essere capace di entrare in intimità e dare un po’ di conforto, quando tutto sembra vano e inutile, e quindi la sua costanza spesso si fa necessaria. Nel libro oltre a consigli più o meno condivisibili è possibile scorgere a tratti parti della sua stessa arte poetica e quindi dello spessore umano dell’artista. Amo molto epitolari, diari e qualsiasi scritto intimo, al punto che spesso conosco più questi di opere più importanti , è per me un po’ come avere una chiave magica per un accesso remoto e intimo.]

L’invidia degli dèi, Lucio Mariani

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Parla piano, dissimula e menti sui nostri giorni
gli dèi sono presenti anche tra le foglie dell’ulivo
tra i disadorni petali della camelia rosa, nella maglia
di piume che il pettirosso in posa ostenta al mondo.
Sono all’ascolto nella limonaia, al riparo
nel folto della macchia, dentro il filo d’acqua
che sgorga raro e improvviso come una notizia
dalla faccia di pietra, sono lí lungo il bordo
del cuscino che ti incornicia il viso. Ricorda sempre
che la loro invidia non arretra di un passo
e ti ammaestra a non scoprire mai la nostra gioia.

Lucio Mariani  (da Canti di Ripa Grande, Crocetti Editore 2013)

 

[Foto: Giambologna, Ratto delle Sabine]

Dormi… Fernando Pessoa

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Dormi sopra il mio seno
sognando di sognare
Nel tuo sguardo leggo
un lubrico vagare,
Dormi nel sogno di esistere
e nell’illusione di amare.

Tutto è nulla, e tutto
un sogno finge di essere.
Lo spazio nero è muto.
dormi, e, addormentandoti
sappi cordialmente sorridere
sorrisi da scordare.

Dormi sopra il mio seno,
senza pena nè amore…
Nel tuo sguardo leggo
l’intimo torpore
di chi conosce il nulla essere
di vita, gaudio e dolore.

Fernando Pessoa

 

[Foto: Auguste Rodin, Paolo e Francesca tra le nuvole, 1905]