Una migrazione cosmica, Marina Cvetaeva

Viki Kollerová Lovers
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Tutto questo è stasera, che dormo con te
M. Cvetaeva
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Una migrazione cosmica è iniziata stasera:
carovane di alberi per la terra scura,
filari di grappoli pronti alla vendemmia,
cascate di stelle di casa in casa,
fiumi che risalgono i corsi – all’indietro!
Tutto questo è stasera, che dormo con te.

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Marina Cvetaeva, da Scusate l’Amore, Poesie 1915-1925 (Passigli Editori, 2013)
Mosca, 1892 – Elabuga, 1941

 

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[Foto: Viki Kollerová, Lovers]

Non ti arrendere, Mario Benedetti

 

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vivere la vita e accettare la sfida,
recuperare il sorriso,
provare un canto,
abbassare la guardia
e stendere le mani
dispiegare le ali
e tentare di nuovo.

M. Benedetti

 

Non ti arrendere, ancora sei in tempo
di conseguire e cominciare di nuovo,
seppellire le tue paure,
liberare il buonsenso,
riprendere il volo.
Non ti arrendere perché la vita e così.
Continuare il viaggio,
perseguire i tuoi sogni,
sciogliere il tempo,
togliere le macerie
e scoperchiare il cielo.
Non ti arrendere per favore, non cedere
anche se il freddo brucia
anche se la paura morde
anche se il sole si nasconde
e taccia il vento
ancora c’è fuoco nella tua anima
ancora c’è vita nei tuoi sogni.
Perché la vita è tua e tuo anche il desiderio
perche lo hai voluto e perché ti amo.
Perché esiste il vino e l’amore, è certo.
Perché non vi sono ferite che non curi il tempo
aprire le porte, togliere i catenacci,
abbandonare le muraglie che ti protessero,
vivere la vita e accettare la sfida,
recuperare il sorriso,
provare un canto,
abbassare la guardia
e stendere le mani
dispiegare le ali
e tentare di nuovo.
Celebrare la vita e riprendere i cieli.
Non ti arrendere, per favore non cedere,
anche se il freddo brucia
anche se la paura morde,
anche se il sole tramonti e taccia il vento,
ancora c’e fuoco nella tua anima,
ancora c’è vita nei tuoi sogni
perché ogni giorno è un nuovo inizio,
perché questa è l’ora e il miglior momento.
Perché non sei sola, perché ti amo.

 

Mario Benedetti, Non ti arrendere

 


 

No te rindas, aún estás a tiempo
De alcanzar y comenzar de nuevo,
Aceptar tus sombras,
Enterrar tus miedos,
Liberar el lastre,
Retomar el vuelo.
No te rindas que la vida es eso,
Continuar el viaje,
Perseguir tus sueños,
Destrabar el tiempo,
Correr los escombros,
Y destapar el cielo.
No te rindas, por favor no cedas,
Aunque el frío queme,
Aunque el miedo muerda,
Aunque el sol se esconda,
Y se calle el viento,
Aún hay fuego en tu alma
Aún hay vida en tus sueños.
Porque la vida es tuya y tuyo también el deseo
Porque lo has querido y porque te quiero
Porque existe el vino y el amor, es cierto.
Porque no hay heridas que no cure el tiempo.
Abrir las puertas,
Quitar los cerrojos,
Abandonar las murallas que te protegieron,
Vivir la vida y aceptar el reto,
Recuperar la risa,
Ensayar un canto,
Bajar la guardia y extender las manos
Desplegar las alas
E intentar de nuevo,
Celebrar la vida y retomar los cielos.
No te rindas, por favor no cedas,
Aunque el frío queme,
Aunque el miedo muerda,
Aunque el sol se ponga y se calle el viento,
Aún hay fuego en tu alma,
Aún hay vida en tus sueños
Porque cada día es un comienzo nuevo,
Porque esta es la hora y el mejor momento.
Porque no estás solo, porque yo te quiero.

 

Mario Benedetti, No te rindas

La francese, Roberto Bolaño

George Holroyd, 2012

 

Un amore indimenticabile
E breve, Come un uragano?
No, un amore breve come il sospiro di una testa ghigliottinata,
La testa di un re o di un conte bretone,
Breve come la bellezza,
La bellezza assoluta,
Quella che contiene tutta la grandezza e la miseria del mondo
E che è visibile soltanto a coloro che amano.

R. Bolaño

 

Una donna intelligente.
Una bella donna.
Conosceva tutte le varianti, tutte le possibilità.
Lettrice degli aforismi di Duchamp e dei racconti di Defoe.
In generale con un autocontrollo invidiabile.
Salvo quando era depressa e si ubriacava,
Cosa che poteva durare due o tre giorni,
Una successione di bordeaux e valium
Che ti faceva venire la pelle d’oca.
Allora ti raccontava le storie che le erano accadute Tra i 15 e i 18 anni. Un film di sesso e terrore,
Corpi nudi e traffici ai limiti della legge,
Un’attrice per vocazione e allo stesso tempo una ragazza con strane tracce d’avarizia.
La conobbi quando aveva appena compiuto 25 anni,
In un’epoca tranquilla.
Penso che avesse paura della vecchiaia e della morte.
La vecchiaia per lei erano i trent’anni, La Guerra dei Trent’anni,
I trent’anni di Cristo quando cominciò a predicare,
Un’età come un’altra, le dicevo mentre cenavamo
A lume di candela Contemplando lo scorrere del fiume più letterario del pianeta.
Ma per noi la magia era altrove,
Nelle sponde possedute dalla lentezza, nei gesti
Squisitamente lenti Del disordine dei nervi.
Nei letti oscuri,
Nella moltiplicazione geometrica delle cristalliere vuote
E nella fossa della realtà,
Nostro assoluto
Nostro Voltaire
Nostra filosofia da camera e da budoir.
Come dicevo, una ragazza intelligente,
Con quella virtù rara, la previdenza, (rara per noi latinoamericani)
Così comune nel suo paese,
Dove perfino gli assassini hanno un libretto di risparmio
E lei non era da meno,
Un libretto di risparmio e una foto di Tristán Cabral,
La nostalgia del non vissuto,
Mentre quel celebre fiume trascinava via un sole moribondo
E sul suo viso scendevano lacrime in apparenza gratuite.
Non voglio morire, sussurrava mentre veniva
Nell’oscurità penetrante della camera da letto,
E io non sapevo che dire,
Davvero non sapevo che dire,
Salvo carezzarla e sostenerla mentre si muoveva
Su e giù come la vita,
Su e giù come le poetesse di Francia
Innocenti e castigate,
Fino a quando tornava sul pianeta Terra
E dalle labbra le sbocciavano
I paesaggi dell’adolescenza che improvvisamente riempivano la stanza
di suoi cloni che piangevano sulle scale mobili della metropolitana
di suoi cloni che facevano l’amore con due tipi alla volta
Mentre fuori cadeva la pioggia
Sui sacchetti della spazzatura e sulle pistole abbandonate sui sacchetti della spazzatura,
La pioggia che tutto lava
Meno la memoria e la ragione.
Abiti, giacche di pelle, scarpe italiane, biancheria che ti faceva impazzire
Che la faceva impazzire Entravano e uscivano dalla nostra stanza luminosa e pulsante
E rapidi episodi di altre avventure meno intime baluginavano nei suoi occhi feriti come lucciole.
Un amore che non sarebbe durato a lungo
Ma che alla fine sarebbe stato indimenticabile.
Sì, disse così,
Seduta accanto alla finestra,
Il volto sospeso nel tempo,
Le labbra: le labbra di una statua.
Un amore indimenticabile
Sotto la pioggia
Sotto quel cielo irto di antenne dove convivevano
I soffitti a cassettoni del XVII secolo
E la merda dei colombi del XX secolo
E in mezzo Tutta l’inestinguibile capacità di fare del male,
Invincibile attraverso gli anni, Invincibile attraverso gli amori
Indimenticabili.
Disse così.
Un amore indimenticabile
E breve, Come un uragano?
No, un amore breve come il sospiro di una testa ghigliottinata,
La testa di un re o di un conte bretone,
Breve come la bellezza,
La bellezza assoluta,
Quella che contiene tutta la grandezza e la miseria del mondo
E che è visibile soltanto a coloro che amano.


 

 

La francesa

Una mujer inteligente.
Una mujer hermosa.
Conocía todas las variantes, todas las posibilidades.
Lectora de los aforismos de Duchamp y de los relatos de Defoe.
En general con un auto control envidiable,
Salvo cuando se deprimía y se emborrachaba,
Algo que podía durar dos o tres días,
Una sucesión de burdeos y valiums
Que te ponía la carne de gallina.
Entonces solía contarte las historias que le sucedieron
Entre los 15 y los 18.
Una película de sexo y de terror,
Cuerpos desnudos y negocios en los límites de la ley,
Una actriz vocacional y al mismo tiempo una chica con extraños rasgos de avaricia.
La conocí cuando acababa de cumplir los 25,
En una época tranquila.
Supongo que tenía miedo de la vejez y de la muerte.
La vejez para ella eran los treinta años,
La Guerra de los Treinta Años,
Los treinta años de Cristo cuando empezó a predicar,
Una edad como cualquier otra, le decía mientras cenábamos
A la luz de las velas
Contemplando el discurrir del río más literario del planeta.
Pero para nosotros el prestigio estaba en otra parte,
En las bandas poseídas por la lentitud, en los gestos
Exquisitamente lentos
Del desarreglo nervioso,
En las camas oscuras,
En la multiplicación geométrica de las vitrinas vacías
Y en el hoyo de la realidad,
Nuestro absoluto,
Nuestro Voltaire,
Nuestra filosofía de dormitorio y tocador.
Como decía, una muchacha inteligente,
Con esa rara virtud previsora
(Rara para nosotros, latinoamericanos)
Que es tan común en su patria,
En donde hasta los asesinos tienen una cartilla de ahorros
y ella no iba a ser menos,
Una cartilla de ahorros y una foto de Tristán Cabral,
La nostalgia de lo no vivido, .
Mientras aquel prestigioso río arrastraba un sol moribundo
Y sobre sus mejillas rodaban lágrimas aparentemente gratuitas.
No me quiero morir, susurraba mientras se corría
En la perspicaz oscuridad del dormitorio,
Y yo no sabía qué decir,
En verdad no sabía qué decir,
Salvo acariciada y sostenerla mientras se movía
Arriba y abajo como la vida,
Arriba y abajo como las poetas de Francia
Inocentes y castigadas,
Hasta que volvía al planeta Tierra
Y de sus labios brotaban
Pasajes de su adolescencia que de improviso llenaban nuestra habitación
Con duplicados que lloraban en las escaleras automáticas del metro,
Con duplicados que hacían el amor con dos tipos a la vez
Mientras afuera caía la lluvia
Sobre las bolsas de basura y sobre las pistolas abandonadas
En las bolsas de basura,
La lluvia que todo lo lava
Menos la memoria y la razón.
Vestidos, chaquetas de cuero, botas italianas, lencería para volverse loco,
Para volverla loca,
Aparecían y desaparecían en nuestra habitación fosforescente y pulsátil,
Y trazos rápidos de otras aventuras menos íntimas
Fulguraban en sus ojos heridos como luciérnagas.
Un amor que no iba a durar mucho
Pero que a la postre resultaría inolvidable.
Eso dijo,
Sentada junto a la ventana,
Su rostro suspendido en el tiempo,
Sus labios: los labios de una estatua.
Un amor inolvidable
Bajo la lluvia,
Bajo ese cielo erizado de antenas en donde convivían
Los artesonados del Siglo XVII
Con las cagadas de palomas del Siglo XX.
Y en medio
Toda la inextinguible capacidad de provocar dolor,
Invicta a través de los años,
Invicta a través de los amores
Inolvidables.
Eso dijo, sí.
Un amor inolvidable
Y breve,
¿Como un huracán?,
No, un amor breve como el suspiro de una cabeza guillotinada,
La cabeza de un rey o un conde bretón,
Breve como la belleza,
La belleza absoluta,
La que contiene toda la grandeza y la miseria del mundo
Y que sólo es visible para quienes aman.

Roberto Bolaño da Los perros romanticos (Acantilado, Barcelona 2000)

Traduzione di Massimo Rizzante

 

[Foto: George Holroyd]

Le poesie che ho vissuto, Ghiannis Ritsos

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La Poesia non ha mai camminato così
sotto i bianchissimi meli in fiore di nessun Paradiso.

 

Le poesie che ho vissuto tacendo sul tuo corpo
mi chiederanno la loro voce un giorno, quando te ne andrai.
Ma io non avrò più voce per ridirle, allora. Perché tu eri solita
camminare scalza per le stanze, e poi ti rannicchiavi sul letto,
gomitolo di piume, seta e fiamma selvaggia. Incrociavi le mani
sulle ginocchia, mettendo in mostra provocante
i piedi rosa impolverati. Devi ricordarmi così – dicevi;
ricordarmi così, coi piedi sporchi; coi capelli
che mi coprono gli occhi – perché così ti vedo più profondamente. Dunque,
come potrò più avere voce. La Poesia non ha mai camminato così
sotto i bianchissimi meli in fiore di nessun Paradiso.

Ghiannis Ritsos da Erotica (Crocetti, 1981)

 

[Foto: Frantisek Drtikol]

 

Curriculum vitæ, Erich Fried

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e voglio stare con gli uomini e talvolta solo
e compiango ogni notte trascorsa senza amore

E. Fried

Non sono né pietra né nuvola
né campana e neppure liuto
percosso da angelo o demone
Fin dall’inizio non sono stato che un uomo
e non voglio essere altro

Sono cresciuto come uomo
ho subìto il torto
talvolta ho fatto il torto
e talvolta il bene

Come uomo mi indigno
per l’ingiustizia e mi rallegro
per ogni barlume di speranza
Come uomo sono desto e stanco
e lavoro e ho apprensioni
e sete di comprendere
e d’essere compreso

Come uomo provo piacere per i miei amici
e provo piacere per la donna e i figli e i nipoti
e temo per loro e ho nostalgia della sicurezza
e voglio stare con gli uomini e talvolta solo
e compiango ogni notte trascorsa senza amore

Come uomo sono malato e vecchio
e morirò
e non sarò né pietra
né nuvola né campana
ma terra o cenere
ma questo non importa

Erich Fried, La libertà come l’amore

Poesia 306 Luglio/Agosto 2015

 

[Foto: Rodney Smith]

Bolero, J. Cortazar

Flamenco Hoy

 

Sempre sei stata il mio specchio,
voglio dire che per vedermi dovevo guardarti.

J. Cortazar

 

 

Che vanità immaginare
che possa darti tutto, l’amore e la fortuna,
itinerari, musica, giocattoli.
Di sicuro è così:
ti do tutto me stesso, sicuro,
però tutto me stesso non ti basta
come a me non basta che tu mi dia
tutta te stessa.

Per questo non saremo mai
la coppia perfetta, la cartolina,
se non siamo capaci di accettare
che solo in aritmetica
il due nasce dall’uno più uno.

Di là un foglietto
che recita solamente:

sempre sei stata il mio specchio,
voglio dire che per vedermi dovevo guardarti.

Julio Cortazar, da Salvo al crepúsculo, 1985


 

BOLERO
Qué vanidad imaginar
que puedo darte todo, el amor y la dicha,
itinerarios, música, juguetes.
Es cierto que es así:
todo lo mío te lo doy, es cierto,
pero todo lo mío no te basta
como a mí no me basta que me des
todo lo tuyo.

Por eso no seremos nunca
la pareja perfecta, la tarjeta postal,
si no somos capaces de aceptar
que sólo en la aritmética
el dos nace del uno más el uno.

Por ahí un papelito
que solamente dice:

Siempre fuiste mi espejo,
quiero decir que para verme tenía que mirarte.

 

Julio Cortazar, Salvo el crepúsculo, 1985

 

 

Un Matrimonio, R.S. Thomas

Gianfranco Meloni

 

 

Ci incontrammo
_            sotto una cascata
di note d’uccelli.
_          Cinquanta anni passati
da un momento d’amore
   _        in un mondo
al servizio del tempo.
_           Lei era giovane;
la baciai con i miei occhi chiusi
_         e li ho riaperti sulle sue rughe.
“Vieni”, ha detto la morte,
_             scegliendola
per compagna
_         nell’ultimo ballo. E lei,
che nella vita
_          ha fatto ogni cosa
con la grazia di un uccello,
_         ha aperto il suo becco
per lasciare andare
    _     un sospiro
non più pesante di una piuma.

 

 

R.S. Thomas, Un Matrimonio

Trad. Emilio Capaccio

 

 

We met
_       under a shower
of bird-notes.
_       Fifty years passed,
love’s moment
_     in a world in
servitude to time.
_     She was young;
I kissed with my eyes
_      closed and opened
them on her wrinkles.
_    ‘Come,’ said death,
choosing her as his
_      partner for
the last dance, And she,
  _        who in life
had done everything
   _      with a bird’s grace,
opened her bill now
  _       for the shedding
of one sigh no
_        heavier than a feather.

R.S. Thomas, A Marriage

 


 

 

[Foto: gianfranco Meloni]

 

 

A Climene, P. Verlaine

Asiza

 

così sia!

P. Verlaine

 

Mistiche barcarole,
romanze senza parole,
cara, poiché i tuoi occhi
color del cielo,

poiché questa tua voce,
insolita visione che mi scuote
e mi turba l’orizzonte
della ragione,

poiché l’aroma insigne
del tuo pallore di cigno,
e poiché il candore
del tuo odore,

poiché tutto il tuo essere,
musica penetrante,
nimbi d’angelo morti,
toni e profumi,

ha condotto il mio cuore
sottile in sua corrispondenza
con alme e cadenze,
così sia!

 

P. Verlaine, A Climene

 

[Foto: Asiza ]

Laura, Umberto Saba -da Scorciatoie e raccontini

Erwin Blumenfeld

 

Ma l’amore, l’amore vero, l’amore intero, vuole una cosa e l’altra; vuole la fusione perfetta della sensualità e della tenerezza: anche per questo è raro.

U. Saba

 

Laura è certamente esistita. È esistita; ed era, alla luce di tutti i giorni, una bionda signora, nelle profondità inaccesse (infantili) dell’anima del poeta, era sua madre; era la donna che non si può avere. E tutta la fascinosa, un po’ monotona, storia del Canzoniere, di venti e più anni di corteggiamenti, per non arrivare, per voler non arrivare a nulla, è qui. Se Laura che lo loda, lo rimprovera, lo ammonisce a ben fare, siede in sogno sulla sponda del suo letto, si comporta in tutto e per tutto come una tenera madre col suo amato, e un po’ indiscreto bambino, gli si fosse data (ma è questo che il poeta – fingendo desiderarlo – temeva; il Canzoniere è pieno di accenti di gratitudine per quelle che colla sua «virtù», colla sua «castità» gli risparmiava, con la tentazione, il pericolo di fare una brutta figura) sarebbe accaduto al Petrarca quello che accadde al Baudelaire con la bella signora Sabatier, e che non gli accadeva con la sua triste mulatta. La figura di Laura assorbì tutta la tenerezza del poeta. La sua sensualità egli la rivolse ad altro (ebbe – si racconta – non infecondi amori ancillari); a donne che, per la diversità delle origini, non potevano richiamare al suo inconscio, sempre vivo e vigile, la presenza – ben altrimenti diletta! – della madre. Ma l’amore, l’amore vero, l’amore intero, vuole una cosa e l’altra; vuole la fusione perfetta della sensualità e della tenerezza: anche per questo è raro. Così non c’è, in tutto il lungo Canzoniere, un verso, uno solo, che possa propriamente dirsi d’amore; molte cose ci sono ma nonla bocca mi baciò tutto tremante”*, il più bel verso d’amore che sia stato scritto.

 

Umberto Saba, Scorciatoie e raccontini, (Mondadori, 1963)

[Foto: Erwin Blumenfeld]

 

*Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, canto V, v. 136: «La bocca mi basciò tutto tremante»

 

[Che il Canzoniere di Petrarca sia una delle opere più interessanti della letteratura italiana, dal valore indiscusso, non c’è dubbio, ma in questa breve analisi Saba ci mostra come e perché non possa essere considerata fino in fondo opera d’amore: quell’amore raro che prevede uniti e inscindibili tenerezza e passione. Si può  essere o non essere d’accordo, certo l’analisi -di chiara ispirazione freudiana- convince e non poco, del resto l’autore stesso ci descrive proprio in Scorciatoie e Raccontini, cosa rappresentano questi brevi testi, ossia “Scorciatoie: Sono − dice il Dizionario − vie più brevi per andare da un luogo ad un altro. Sono, a volte, difficili; veri sentieri per capre. Possono dare la nostalgia delle strade lunghe, piane, diritte, provinciali.”]

Ridere, F. Kahlo e Adoro, C. Vargas

Frida Kahlo e Chavela Vargas, foto di Lucienne Bloch

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Ridere ci ha resi invincibili.
Non come coloro che vincono sempre,
ma come coloro che non si arrendono.

Frida Kahlo

 

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Reír nos ha hecho invencibles.
No como los que siempre ganan,
sino como aquellos que nunca se rinden.

Frida Kahlo

 

 


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[Foto: Lucienne Bloch, Frida Kahlo e Chavela Vargas]

[Video: Chavela Vargas, Adoro]