La mia nascita è quando dico un tu, Aldo Capitini

Ernie Sisto, Watering Lilies, New York City, 1955

 

La mente, visti i limiti della vita, si stupisce della mia costanza da
innamorato.
Soltanto io so che resto, prevedendo le sofferenze.
Ritorno dalle tombe nel novembre, consapevole.
Non posso essere che con un infinito compenso a tutti.

A. Capitini

 

La mia nascita è quando dico un tu.
Mentre aspetto, l’animo già tende.
Andando verso un tu, ho pensato gli universi.
Non intuisco dintorno similitudini pari a quando penso alle persone.
La casa è un mezzo ad ospitare.
Amo gli oggetti perché posso offrirli.
Importa meno soffrire da questo infinito.
Rientro dalle solitudini serali ad incontrare occhi viventi.
Prima che tu sorridi, ti ho sorriso.
Sto qui a strappare al mondo le persone avversate.
Ardo perché non si credano solo nei limiti.
Dilagarono le inondazioni, ed io ho portato nel mio intimo i bimbi travolti.
Il giorno sto nelle adunanze, la notte rievoco i singoli.
Mentre il tempo taglia e squadra cose astratte, mi trovo in ardenti secreti
di anime.
Torno sempre a credere nell’intimo.
Se mi considerano un intruso, la musica mi parla.
Quando apro in buona fede l’animo, il mio volto mi diviene accettabile.
Ringraziando di tutti, mi avvicino infinitamente.
Do familiarità alla vita, se teme di essere sgradita ospite.
Quando tutto sembra chiuso, dalla mia fedeltà le persone appaiono come figli.
A un attimo che mi umilio, succede l’eterno.
La mente, visti i limiti della vita, si stupisce della mia costanza da
innamorato.
Soltanto io so che resto, prevedendo le sofferenze.
Ritorno dalle tombe nel novembre, consapevole.
Non posso essere che con un infinito compenso a tutti.

Aldo Capitini, Colloquio corale, Pisa, ed. Pacini e Mariotti. 1956, p.13

[Foto:  Ernie Sisto, Watering Lilies, New York City, 1955]

 

[Dedico oggi questa poesia carica di speranza a tutti coloro che, per qualsiasi ragione, stanno attraversando il buio al quale qualche volta la vita ci costrunge e stringe  , a coloro che hanno perso la speranza e a quelli che stanno lottando per ritrovarla. Ho scelto Aldo Capitini perché poeta e filosofo della non violenza, della lotta per l’uguaglianza e la libertà, della fede nell’esserci:  in quel tu che solo nominandolo è capace di dare la nascita, diventare vita ed espandersi come può fare un piccolo sasso lanciato in un lago, con le sue onde concentriche ad abbracciare tutto ciò che lo circonda; una poesia che è preghiera: un raccomandarsi, il porgere le proprie mani con fiducia verso qualcosa che spesso non possiamo cogliere o capire, quel mistero che siamo, sempre e comunque, in questa vita]