È questo il blues delle cose che non si vedono, Stefano Benni e Robert Johnson

 

È questo il blues delle cose che non si vedono
della mia fatica nel tuo vestito di cotone
del ragno nei tuoi bei capelli biondi
della pallottola che vola verso il cuore.

È questo il blues delle cose che non si vedono
dell’uccello che canta nella chioma dell’albero
delle parole con cui ti sto pensando
del dolore di questa follia in strada.

È questo il blues delle cose che non si vedono
del verme nel ceppo, della bacca nel gin
dei martelletti dentro al pianoforte
dei morti che ridono in fondo al cimitero.

È questo il blues delle cose che non si vedono…
delle parole che ti dissi, mentre si faceva buio.

Snailhand Slim*, Invisible Blues

Stefano Benni, in Elianto

 

[ *Snailhand Slim è il personaggio d’invenzione a cui Stefano Benni, in Elianto,  affida le parole di questo suo testo. In realtà il personaggio di Benni si ispira a Robert Leroy Johnson: una tra le massime leggende del blues ed uno dei più grandi e influenti musicisti del XX. Il video da me scelto racconta brevemente quella che è stata la sua storia, dalla povertà al successo, e la leggenda secondo la quale il cantante fece un patto col diavolo per poter suonare la chitarra come nessun’altro al mondo. ]

Ipotesi per una Maria, Giorgio Gaber

… e nell’angoscia della vita
ho in mente ancora l’eco
della tua risata

Perché per vivere davvero
bisogna spesso andarsene lontano
e ridere di noi
come da un aereoplano

G. Gaber

E io che ancora mi innamoro come uno scemo
perché l’innamorarsi è uno specifico dell’uomo
spudorato mi accosto all’incerto dei tuoi richiami
sono io che deliro e tu che ami

Non so dove ora tu sia giunta
cara indimenticabile Maria
che all’inizio degli anni settanta
conoscesti la rabbia e l’ironia

Avevi il dono assi inconsueto
di ridere persino del tuo mito
e l’intuizione di una strana fede
per cui una cosa è vera soltanto
quando non ci si crede

Perché per credere davvero
bisogna spesso andarsene lontano
e ridere di noi
come da un aereoplano

Se tu fossi davvero esistita
cara indimenticabile Maria
fin da allora potevo imparare
a congiungere il vero e la bugia

E nelle notti massacranti
riempite di parole intelligenti
e nell’angoscia della vita
ho in mente ancora l’eco
della tua risata

Perché per vivere davvero
bisogna spesso andarsene lontano
e ridere di noi
come da un aereoplano

Forse sei solo un’ipotesi di donna
forse sono esagerati i sentimenti
e i mille spunti che mi dai
se è vero che si tratta
di una Maria che non conobbi mai

Ma so che a me piace pensarti
cara indimenticabile Maria
come fossi davvero esistita
col tuo gusto di amare e andare via
Perché persino nell’amore
nell’eccellenza del soffrire
nella violenza di una litigata
eri così coinvolta e così distaccata

Perché per credere all’amore davvero
bisogna spesso andarsene lontano
e ridere di noi
come da un aereoplano

E che la logica assurda del tempo
questo tempo che tutto porta via
riesca almeno salvare il tuo nome
Maria

Giorgio Gaber, (da Se io fossi Gaber- 1984-85)

Sempre e per sempre, F. De Gregori

 

Sempre e per sempre tu
ricordati
dovunque sei,
se mi cercherai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai

F. De Gregori

 

 

Pioggia e sole
cambiano
la faccia alle persone
Fanno il diavolo a quattro nel cuore
e passano
e tornano
e non la smettono mai

Sempre e per sempre tu
ricordati
dovunque sei,
se mi cercherai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai

Ho visto gente andare, perdersi
e tornare
e perdersi ancora
e tendere la mano a mani vuote
e con le stesse scarpe camminare
per diverse strade
o con diverse scarpe
su una strada sola

Tu non credere
se qualcuno ti dirà
che non sono più lo stesso ormai
Pioggia e sole abbaiano
e mordono
ma lasciano,
lasciano il tempo che trovano

E il vero amore può
nascondersi,
confondersi
ma non può perdersi mai
sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai.

[Inutile dire che questi sono i giorni del Festival di Sanremo, penso che la notizia abbia raggiunto anche Marte! Festival che per me inizia e finisce con quelle poche perle che (per fortuna sempre) vengono fuori, come questa canzone di De Gregori, interpretata magistralmente dalla Mannoia. Dopo averla ascoltata non sono riuscita ad ascolotare più niente, troppo colma e vera .. Ecco, il tempo insegna: se vuoi scrivere canzoni, fa che siano anche e soprattutto – nella musica, nelle parole – Poesia.

E così inizia per me questo nuovo giorno.

Non può mancare però anche l’insuperabile interpretazione di De Gregori.]

Khorakhané (A forza di essere vento), Fabrizio De Andrè

Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna
perché l’aria azzurra diventi casa.


Giorgio Bezzecchi

Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento

porto il nome di tutti i battesimi
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un canto
un diamante nascosto nel pane
per un solo dolcissimo umore del sangue
per la stessa ragione del viaggio viaggiare

Il cuore rallenta e la testa cammina
in un buio di giostre in disuso
qualche rom si è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro
saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura
nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura
finché un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la pace

i figli cadevano dal calendario
Jugoslavia Polonia Ungheria
i soldati prendevano tutti
e tutti buttavano via

e poi Mirka a San Giorgio di maggio [*]
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
e dagli occhi cadere

ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare

e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina [**]
ai miei occhi limpidi come un addio
lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio.

Čvava sero po tute
i kerava
jek sano ot mori
i taha jek jak kon kašta
vašu ti baro nebo
avi ker.

kon ovla so mutavla
kon ovla
ovla kon aščovi
me ğava palan ladi
me ğava
palan bura ot croiuti. [***]

NOTE

[*] La principale festa Rom, il 6 maggio.

[**] Tenda mobile

[***] In lingua romanes-khorakhané:

Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna
perché l’aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà
sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali.

Fabrizio De André, in Anime Salve
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[Questa canzone-poesia dedicata al popolo Rom e alle sofferenze che ha patito soprattutto nel secolo scorso, perseguitati dai nazisti al pari degli Ebrei, ci ricorda come di una cultura, anche una cultura così complessa e difficile da decifrare- possa nascondere un vissuto profondo e profonde radici. A tal proposito vi consiglio anche la lettura del libro “Seppellitemi in piedi“, un  bellissimo diario antropologico di Isabel Fonseca, che con i Rom ha passato molto tempo al fine di studiarne gli usi e comprendere ciò che appare incomprensibile. Cercando di capire quale percorso ha seguito questo popolo per diventare da girovaghi ben voluti, portatori di grandi novità e mirabolanti storie, a popolo scacciato e perseguitato in ogni dove.
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Ci tenevo inoltre a precisare che i versi da me evidenziati come intro non sono di De Andrè  (come invece appare nella maggior parte delle citazioni presenti in rete), ma  sono scritti da   Giorgio Bezzecchi, rom harvato (cioè croato)  in romanes (ossia la lingua dei rom e dei gitani).  e cantati da Dori Ghezzi, e  in altre versioni dalla figlia Luvi De André.
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Qui l’interpretazione della Mannoia, anche se in questa versione purtroppo mancano proprio i versi gitani finali, a mio parere bellissimi…
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Le passanti, Pol-Brassens-De Andrè

 

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Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà…
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Antoine Pol
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Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c’era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più

A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l’hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto
e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità

Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l’unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano

A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato

Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino

Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità interviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti

Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.

 

Antoine Pol, Le passanti (traduzione di Fabrizio De Andrè)

[Video : Les passantes, George Brassens]

 

[le Passanti, cantata da De André si ispirata alla canzone di francese George Brassens (1972). Le parole  del testo non sono né dell’uno né dell’altro, ma di Antoine Pol, poeta fino ad allora sconosciuto. Poesia della quale Brassens si innamorò fin da subito facendone un  meravigliso testo, musicale e poetica insieme .
Antoine Pol, che all’ epoca aveva 85 anni, morì di vecchiaia una  settimana prima della data del loro incontro. Uno dei più grandi rimpianti di Brassens sarà proprio quello di non aver conosciuto quest’ uomo.]

Antoine Pol  (Douai nel 1888-1971), fu  capitano d’ artiglieria. Solo al  suo pensionamento si dedicò alle sue vere passioni ed in particolare alla poesia. Les passantes è tratta dalla raccolta Emotions poétiques, del 1918.

 

Le mani di Elsa, Louis Aragon e The Spoils, Massive Attack

 

But I somehow slowly love you
And wanna keep you the same
Well, I somehow slowly know you

The Spoils, Massive Attack ft. Hope Sandoval

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Taccia il mondo per un attimo almeno

Louis Aragon

 

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Dammi le tue mani per l’inquietudine
Dammi le tue mani di cui tanto ho sognato
Di cui tanto ho sognato nella mia solitudine
Dammi le tue mani perch’io venga salvato.

Quando le prendo nella mia povera stretta
Di palmo e di paura di turbamento e fretta
Quando le prendo come neve disfatta
Che mi sfugge dappertutto attraverso le dita

Potrai mai sapere ciò che mi trapassa
Ciò che mi sconvolge e che m’invade
Potrai mai sapere ciò che mi trafigge
E che ho tradito col mio trasalire

Ciò che in tal modo dice il linguaggio profondo
Questo muto parlare dei sensi animali
Senza bocca e senz’occhi specchio senza immagine
Questo fremito d’amore che non dice parole

Potrai mai sapere ciò che le dita pensano
D’una preda tra esse per un istante tenuta
Potrai mai sapere ciò che il loro silenzio
Un lampo avrà d’insaputo saputo

Dammi le tue mani ché il mio cuore vi si conformi
Taccia il mondo per un attimo almeno
Dammi le tue mani ché la mia anima vi s’addormenti
Ché la mia anima vi s’addormenti per l’eternità.

Louis Aragon, Le mani di Elsa

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Donne-moi tes mains pour l’inquiétude
Donne-moi tes mains dont j’ai tant rêvé
Dont j’ai tant rêvé dans ma solitude
Donne-moi tes mains que je sois sauvé

Lorsque je les prends à mon propre piège
De paume et de peur de hâte et d’émoi
Lorsque je les prends comme une eau de neige
Qui fuit de partout dans mes mains à moi

Sauras-tu jamais ce qui me traverse
Qui me bouleverse et qui m’envahit
Sauras-tu jamais ce qui me transperce
Ce que j’ai trahi quand j’ai tressailli

Ce que dit ainsi le profond langage
Ce parler muet de sens animaux
Sans bouche et sans yeux miroir sans image
Ce frémir d’aimer qui n’a pas de mots

Sauras-tu jamais ce que les doigts pensent
D’une proie entre eux un instant tenue
Sauras-tu jamais ce que leur silence
Un éclair aura connu d’inconnu

Donne-moi tes mains que mon coeur s’y forme
S’y taise le monde au moins un moment
Donne-moi tes mains que mon âme y dorme
Que mon âme y dorme éternellement.

Louis Aragon, Les mains d’Elsa

La porta è socchiusa, A. Achmatova

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Sai, ho letto
che le anime sono immortali.

A. Achmatova

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La porta è socchiusa,
dolce respiro dei tigli…
Sul tavolo, dimenticati,
un frustino ed un guanto.

Giallo cerchio del lume…
Tendo l’orecchio ai fruscii.
Perché sei andato via?
Non comprendo…

Luminoso e lieto
domani sarà il mattino.
Questa vita è stupenda,
sii dunque saggio, cuore.

Tu sei prostrato, batti
più sordo, più a rilento…
Sai, ho letto
che le anime sono immortali.

Anna Achmatova, La corsa del tempo, trad. di M. Colucci, Einaudi, Torino 1992

 

Foto: André Kertész

Blue Velvet

 

She wore blue velvet
Bluer than velvet was the night
Softer than satin was the light
From the stars

She wore blue velvet
Bluer than velvet were her eyes
Warmer than May, her tender sighs
Love was ours

Ours, a love I held tightly
Feeling the rapture grow
Like a flame burning brightly
But when she left gone was the glow of

Blue velvet
But in my heart there’ll always be
Precious and warm a memory through the years
And I still can see blue velvet through my tears

She wore blue velvet
But in my heart there’ll always be
Precious and warm a memory through the years
And I still can see blue velvet through my tears

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Velluto Blu

Lei vestiva il velluto blu
La notte era più blu del velluto
La luce delle stelle era più soffice
della seta

Lei vestiva il velluto blu
I suoi occhi erano più blu del velluto
I suoi dolci sospiri erano più caldi del maggio
L’amore era nostro

Nostro, un amore che mi tenevo stretto
Mentre sentivo crescere il rapimento
Come una fiamma che ardeva luminosa
Ma quando se ne andò svanì l’ardore del

Velluto blu
Ma nel mio cuore rimarrà sempre prezioso
E caldo il ricordo attraverso gli anni
E tra le mie lacrime posso ancora vedere
il velluto blu

Lei vestiva il velluto blu
Ma nel mio cuore, nel corso degli anni,
rimarrà sempre un ricordo caldo e prezioso
E tra le mie lacrime posso ancora vedere
il velluto blu

[dal film Blue Velvet diretto da David Linch con Isabella Rossellini e Kyle MacLachlan (1986) ]