Tutto era già in cammino, Milo De Angelis

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… Tutto era
già in cammino, da allora, tutto era qui, unico
e perduto, nostro e remoto, ardente…

M. De Angelis

 

Tutto era già in cammino. Da allora a qui. Tutto
il tempo, luminoso, sfiorava le labbra. Tutti
i respiri si riunivano nella collana. Le ombre
di Lambrate chiusero la porta. Tutta la stanza,
assorta, diventò il primo battito. Il nero
dei tuoi capelli contro il giallo dell’ultimo raggio.
Da allora a qui. Era il primo giorno dell’estate.
Il silenzio ci riempiva la fronte. Tutto era
già in cammino, da allora, tutto era qui, unico
e perduto, nostro e remoto, ardente. Tutto chiedeva
di essere atteso, di tornare nel suo vero nome.

Milo De Angelis, da Tema dell’addio  (2005)

 

[Foto: André Kertész]

Poesia, Aldo Palazzeschi

Gianni Berengo Gardin - Venezia, 1960

 

 

Poesia è solamente una realtà
una realtà
al disopra della realtà.

A. Palazzeschi

 

 

Possiamo far qualcosa
senza sapere che cosa sia?
Il frutto di una menzogna
magari color di rosa
o la bocca tremenda della verità
tutta di color nera?
Il tessuto puerile di un sogno
o il concentrato più assurdo della fantasia?
Che cosa dobbiamo rispondere
a quello che non lo sa?
Poesia è solamente una realtà
una realtà
al disopra della realtà.

Aldo Palazzeschi, Poesia (da Via delle cento stelle, 1972)

 

[Foto: Gianni Berengo Gardin, Venezia, 1960]

Il Libro dei Fiori, Rachel Slade

Édouard Boubat, Lella, Paris, 1947

 

Il tuo libro ha tanti fiori. Alcuni veri, alcuni disegnati.
Me lo mostrerai il corpo buio della preghiera?

R. Slade

Nel tuo libro dei fiori ci sono tre figure –

I. Uno straccio nero su uno sfondo bianco perla:
un corpo di donna sospeso nella cornice, ancora in piedi.

II. Una silhouette dorata, un vaso
sull’orlo della pagina.
Traccia le vene della foglia sparse per tutto l’albero.

III. Una misura attenta tra ogni albero della foresta,
sottili neri filamenti tra di loro. Espandendo la distanza.
Misurano la dura caduta tra di loro.
Le mani quiete nelle tasche.

Leggerai per me più tardi.
Leggerai per me di nuovo.
Leggi per me ogni notte in almeno due lingue
così qualcosa resterà alla mattina.

Il tuo libro ha tanti fiori. Alcuni veri, alcuni disegnati.
Me lo mostrerai il corpo buio della preghiera?
___________________________________

Book of Flowers

In your book of flowers we find three forms –

I. A black rag in white pearl background:
a woman’s body suspended in frame, still standing.

II. A golden silhouette, a jar
on the edge of the page.
It traces the veins of the leaf that spreads itself across the tree.

III. A careful measurement between trees in a forest,
thin black filaments between them. The distances expanding.
They measure the hard fall between them.
Hands steady inside pockets.

You will read to me later.
Will you read to me again.
Read to me each night in at least two languages
this way something will remain by morning.

Your book has many flowers. Some real, some drawn.
Will you show me the dark body of prayer?

 

Traduzione di Sandro Pecchiari
Rachel Slade, Il libro dei fiori (da Apocryphal House / La casa apocrifa (Samuele Editore 2016)

 

[Foto: Édouard Boubat, Lella, Paris, 1947]

Per sempre, Giovanni Testori

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Da me la sola passione
puoi imparare.
Dal mondo impara
tutto l’arco del sole
e lo splendore,
la grandezza dei gesti
in che consiste crescere,
finire.
Impara dalle madri
il silenzio provvido
gentile,
dalle tombe la morte,
e dal morire d’ogni giorno
l’esame impara a svolgere.
Medita quando l’ombra
ti cade d’ogni sera
sulla fronte:
è passato, mio amore,
un altro giorno.

Giovanni Testori, Per sempre

 

[Foto: Edward Weston]

Dimmi, Gioconda Belli

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Dimmi che non mi renderai mai conformista
né mi darai la felicità della rassegnazione
ma la dolorosa felicità dei prescelti
quelli capaci di intrappolare il mare e il cielo con gli occhi
e ospitare l’universo dentro il corpo.
Io ti vestirò di fango e ti nutrirò di terra
per farti conoscere il sapore di ventre del mondo.
Scriverò sul tuo corpo il testo delle mie poesie
affinché tu possa sentire il dolore della gestazione.
Verrai con me: faremo dell’ amore un rituale
e sarà un’esplosione ciascuno dei nostri gesti.
Non ci saranno mura a imprigionarci
né un tetto sopra le nostre teste.
Dimenticheremo la parola
avremo il nostro proprio modo di capirci
né i giorni, né le ore potranno catturarci
perché ci nasconderemo dal tempo tra la nebbia.
Cresceranno le città, si estenderà l’umanità invadendo ogni cosa
noi due saremo eterni, perché ci sarà sempre nel mondo un luogo che ci protegga
e un pezzo di terra che ci nutra.

*

Dime que no me conformarás nunca,
ni me darás la felicidad de la resignación,
sino la felicidad que duele de los elegidos,
los que pueden abarcar el mar y el cielo con sus ojos
y llevar el Universo dentro de sus cuerpos.

Y yo te vestiré con lodo y te daré de comer tierra
para que conozcas el sabor de vientre del mundo.

Escribiré sobre tu cuerpo la letra de mis poemas
para que sientas en ti el dolor del alumbramiento.

Te vendrás conmigo: Haremos un rito del amor
y una explosión de cada uno de nuestros actos.

No habrán paredes que nos acorralen,
ni techo sobre nuestras cabezas.

Olvidaremos la palabra
y tendremos nuestra propia manera de entendernos;
ni los días, ni las horas podrán atraparnos
porque estaremos escondidos del tiempo en la niebla.

Crecerán las ciudades,
se extenderá la humanidad invadiéndolo todo;
nosotros dos seremos eternos,
porque siempre habrá un lugar en el mundo que nos cubra
y un pedazo de tierra que nos alimente.

Traduzione di Milton Fernàndez

 

 

[Foto:Josef Sudek Last Roses, Prague 1956]


Amanti, Alejandra Pizarnik

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AMANTI

un fiore
              non lontano dalla notte
              il mio corpo muto 
      si apre
a delicate urgenze di rugiada

____

 

AMANTES

una flor
no lejos de la noche
mi cuerpo mudo
se abre
a la delicada urgencia del rocío

 

_

Alejandra Pizarnik, La figlia dell’insonnia, Crocetti Editore, 2004

 

[Foto: Loie Fuller (1862 – 1928)]

Il silenzio fiorisce, Aleksandr Blok

Herbert List - Bourtzi Island, off Nauplia, 1936.

 

E in questa quiete è dolce non sapere
dei murmuri lontani della terra.

 

_

Qui il silenzio fiorisce movendo
il pesante vascello dell’anima,
e il vento, cane docile, lambisce
i giunchi appena incurvati.

Qui il desiderio in un’insenatura
vuota fa attraccare i suoi vascelli.
E in questa quiete è dolce non sapere
dei murmuri lontani della terra.

Qui a lievi immagini, a lievi pensieri
io consacro i miei versi,
e con un languido fruscío li accolgono
le armoniose correnti del fiume.

Abbassando le ciglia con languore,
voi, fanciulle, nei versi avete letto
come le gru da una pagina all’altra
siano volate nella lontananza.

Ed ogni suono era per voi allusione
e sonava ineffabile ogni verso.
Ed amavate nell’ampia largura
delle mie rime scorrevoli.

E ciascuna per sempre ha conosciuto
e non potrà dimenticare mai
come baciava, come s’avvinghiava,
come cantava l’acqua silenziosa.

Aleksandr Blok, Il silenzio fiorisce

[Foto: Herbert List,Bourtzi Island, (Nauplia, 1936)]

Dalla vita degli oggetti, Adam Zagajewski

Josef Sudek

 

 

Ciò che pesa troppo
e trascina in basso
che fa male come il dolore
e brucia come uno schiaffo,
può essere pietra
o àncora.

A. Zagajewski , Ciò che

 

La pelle levigata degli oggetti è tesa
come la tenda di un circo.
Sopraggiunge la sera.
Benvenuta, oscurità.
Addio, luce del giorno.
Siamo come palpebre, dicono le cose,
sfioriamo l’occhio e l’aria, l’oscurità
e la luce, l’India e l’Europa.

E all’improvviso sono io a parlare: sapete,
cose, cos’è la sofferenza?
Siete mai state affamate, sole, sperdute?
Avete pianto? E conoscete la paura?
La vergogna? Sapete cosa sono invidia e gelosia,
i peccati veniali non inclusi nel perdono?
Avete mai amato? Vi siete mai sentite morire
quando di notte il vento spalanca le finestre e penetra
nel cuore raggelato? Avete conosciuto la vecchiaia,
il lutto, il trascorrere del tempo?

Cala il silenzio.
Sulla parete danza l’ago del barometro.

 

Adam Zagajewski, in Dalla vita degli oggetti. Poesie 1983-2015 (Adelphi, 2012)

 

[Foto: Josef Sudek]

Impatient of the fewest words (dialogo tra Emily e Paul), Elisa Biagini

Premio Pulitzer

 

Se l’asse cede, se la
voce affonda,
c’è qui,
nell’aria, la
parola-ramo
che ci tiene.

E. Biagini

_

In piedi, sulla soglia,

il mio occhio nella tua
mano, la tua lingua
sul mio orecchio:
cosí ci conosciamo,
toccandoci, perché
la pupilla è sgranata
per lo sforzo, le papille
come scartavetrate.

Se l’asse cede, se la
voce affonda,
c’è qui,
nell’aria, la
parola-ramo
che ci tiene.

 

Elisa Biagini, Da una crepa, Einaudi, 2014

 

[Foto: Rocco Morabito, The kiss of life, premio Pulitzer 1968]

Desiderio, Federico Garcìa Lorca

The White Iris - 1921- Edward Weston

Solo il tuo cuore appassionato
e niente più.

F. G. Lorca

_

Solo il tuo cuore appassionato
e niente più.

Il mio paradiso un campo
senza usignolo
né lire,
con un lento corso d’acqua
e una piccola sorgente.

Senza il fruscio del vento
tra i rami,
né la stella che desidera
esser foglia.

Una immensa luce
che fosse
lucciola
di un’altra,
in un campo
di sguardi evanescenti.

Una limpida quiete
e i nostri baci là
— sonori vezzi
dell’eco –
si schiuderebbero assai lontano.

Il tuo cuore appassionato
e niente più.

 

 

________

Sólo tu corazón caliente,
Y nada más.

Mi paraíso, un campo
Sin ruiseñor
Ni liras,
Con un río discreto
Y una fuentecilla.

Sin la espuela del viento
Sobre la fronda,
Ni la estrella que quiere
Ser hoja.

Una enorme luz
Que fuera
Luciérnaga
De otra,
En un campo de
Miradas rotas.

Un reposo claro
Y allí nuestros besos,
Lunares sonoros
Del eco,
Se abrirían muy lejos.

Y tu corazón caliente,
Nada más.

Federico García Lorca, Deseo (da Poesie – Libro de poemas, Newton Compton)

[The White Iris – 1921- Edward Weston]