Aftermarth, Julio Cortàzar

Kazuo Sumida

 

Dimmi perché ancora ti desidero, perché torna il tuo nome
come l’ascia alla ferita in un’amara visitazione della
         mezzanotte,
sulle rive di un campo minerario dove le larve si moltiplicano,
umide bave, resoconto infinito di imperizie,
dimmi da quel nulla dove ora ti trinceri, dimmi
perché mi basta comporre un meccanismo elementare di
        sillabe,
digitare nel grumolo di nebbia le cifre del tuo nome
perché solitariamente
mi opprima la speranza di una minuta migrazione di dita
_         sui miei capelli,
di una fragranza dove abita il muschio.

Di un silenzio più infuocato di tutte le vigilie.

Julio Cortàzar, Aftermarth

(Trad. di M. Fernàndez.)

 

 

_______________________________________________

 

Dime por qué todavía te deseo, por qué tu nombre vuelve
como el hacha a la herida en una amarga visitación de la
_             medianoche,
a la vera de un campo funerario donde larvas se multiplican
húmedas babas, recuento interminable de torpezas,
dime desde esa nada donde ahora te atrincheras, dime
por qué me basta componer un mecanismo elemental de
–             sílabas,
discar en el cogollo de la niebla las cifras de tu nombre
para que solitariamente
me agobie la espranza de una menuda migración de dedos
–              por mi pelo,
de una fragancia donde habita el musgo.

De un silencio más fogoso que todas las vigilias.

Julio Cortàzar, Aftermarth

 

[Foto: Kazuo Sumida ]

 

5 thoughts on “Aftermarth, Julio Cortàzar

  1. natipervivereblog ha detto:

    “Dimmi perché mi basta comporre
    un meccanismo elementare di sillabe;
    digitare nel grumolo di nebbia la cifra del tuo nome,
    perché solitariamente
    mi opprime la speranza di una minuta migrazione di dita sui miei capelli”

    Leggo e vivo la musica di queste parole….non posso chiedere di più!
    Grazie!
    Adriana

    • Gilda ha detto:

      Ho adorato i tuoi stessi versi, e per quei versi così profondi e meravigliosi ho deciso di condividerla! Grazie a te, Adriana, ti stringo! A presto :*

  2. L'Irriverente ha detto:

    Versi lunghissimi, questi: si stendono come per afferrare quel “tu” lontano e muto cui si rivolgono.

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