Una luce, Pier Paolo Pasolini

[…]

nella dolcezza del gelso e della vite

o del sambuco, in ogni alto o misero
segno di vita, in ogni primavera, sarai
tu; in ogni luogo dove un giorno risero,

e di nuovo ridono, impuri, i vivi, tu darai
la purezza, l’unico giudizio che ci avanza,

ed è tremendo, e dolce : che non c’è  mai.
disperazione senza un pò di speranza.

 

_

 

Pur sopravvivendo, in una lunga appendice
Di inesausta, inesauribile passione
— che quasi in un altro tempo ha la radice —

so che una luce, nel caos, di religione,
una luce di bene, mi redime
il troppo amore nella disperazione…

È una povera donna, mite, fine,
che non ha quasi coraggio di essere,
e se ne sta nell’ombra, come una bambina,

coi suoi radi capelli, le sue vesti dimesse,
ormai, e quasi povere, su quei sopravvissuti
segreti che sanno, ancora, di violette;

con la sua forza, adoperata nei muti
affanni di chi teme di non essere pari
al dovere, e non si lamenta dei mai avuti

compensi: una povera donna che sa amare
soltanto, eroicamente, ed essere madre
è stato per lei tutto ciò che si può dare.

La casa è piena delle sue magre
membra di bambina, della sua fatica:
anche a notte, nel sonno, asciutte lacrime

coprono ogni cosa: e una pietà così antica,
così tremenda mi stringe il cuore,
rincasando, che urlerei, mi toglierei la vita.

Tutto intot:no ferocemente muore,
mentre non muore il bene che è in lei,
e non sa quanto il suo umile amore,
poveri, dolci ossicini miei
possano nel confronto quasi farmi morire
di dolore e vergogna, quanto quei

suoi gesti angustiati, quei suoi sospiri
nel silenzio della nostra cucina,
possano farmi apparire impuro e vile…

In ogni ora, tutto è ormai, per lei, bambina,
per me, suo figlio, e da sempre, finito:
non resta che sperare che la fine

venga davvero a spegnere l’accanito
dolore di aspettarla. Saremo insieme,
presto, in quel povero prato gremito

di pietre grige, dove fresco il seme
dell’esistenza dà ogni anno erbe e fiori:
nient’altro ormai che la campagna preme

ai suoi confini di muretti, tra i voli
delle allodole, a giorno, e a notte,
il canto disperato degli usignoli.

Farfalle e insetti ce n’è a frotte,
fino al tardo settembre, la stagione
in cui torniamo, lì dove le ossa

dell’ altro figlio tiene la passione
ancora vive nel gelo della pace:
vi arriva, ogni pomeriggio, depone

i suoi fiori, in ordine, mentre tutto tace
intorno, e si sente solo il suo affanno,
pulisce la pietra, dove, ansioso, lui giace,

poi si allontana, e nel silenzio che hanno
subito ritrovato intorno muri e solchi,
si sentono i tonfi della pompa che tremando

lei spinge con le sue poche forze,
volenterosa, decisa a fare ciò che è bene;
e torna, attraversando le aiuole folte

di nuova erbetta, con quei suoi vasi pieni
d’acqua per quei fiori.. Presto

anche noi, o dolce superstite, saremo

perduti in fondo a questo fresco
pezzo di terra; ma non sarà una quiete
la nostra, ché si mescola in essa

troppo una vita che non ha avuto meta,
Avremo un silenzio stento e povero,
un sonno doloroso, che non reca

dolcezza e pace, ma nostagia e rImprovero,
la tristezza di chi è morto senza vita:
se qualcosa di puro, e sempre giovane,

vi resterà, sarà il tuo mondo mite,
la tua fiducia, il tuo eroismo:
nella dolcezza del gelso e della vite

o del sambuco, in ogni alto o misero
segno di vita, in ogni primavera, sarai
tu; in ogni luogo dove un giorno risero,

e di nuovo ridono, impuri, i vivi, tu darai
la purezza, l’unico giudizio che ci avanza,

ed è tremendo, e dolce : che non c’è mai.
disperazione senza un pò di speranza.

Pier Polo Pasolini, Appendice alla “Religione”: Una luce (1959) da La religione del mio tempo, Garzanti, 1961

 

_

[Per lunghezza e compattezza del loro contenuto, è spesso difficile condividere  in rete le poesie di Pasolini, così come appare  sempre troppo riduttivo limitarsi a pochi frammenti. Sicuramente questa è una delle ragioni per cui questo testo è poco presente qui, soprattutto in forma integrale; ma è anche una delle ragioni che mi spinge a condividerlo con voi, per una poesia profonda nel suo dire e magistrale nello stile.

Dedicata alla madre, “luce di bene… povera donna mite, fine, / che non ha quasi coraggio di essere” … una povera donna che sa amare/ soltanto, eroicamente, ed essere madre”. Lei bambina, così come Pasolini, voce in prima persona: suo figlio… un breve frammento di vita ed esistenza, carica di ombre, di quei sospiri materni che mettono l’autore al cospetto di se stesso, di fronte a quel bene che non muore – mentre tutto muore intorno – facendolo sentire impuro e vile: sembra qui quasi tornato da uno dei suoi incontri fortuiti con giovani di passaggio, e porre in rilievo un’esistenza vissuta in solitudine se non per quel solo immenso amore, così grande da non permettere all’autore il distacco dalla madre inscindibile da sé, se letta postuma potrebbe sembrare quasi un presagio, una premonizione, o forse (se si vuol abbracciare le parole della Fallaci nella lettera pubblica più famosa indirizzata all’autore ormai morto), forse Pasolini quel destino lo aveva sempre visto, sempre cercato. Ma qui la morte non è menzionata mai , se non per immagini sempre e comunque collegate alla vita ” Saremo insieme, presto, i quel povero prato gremito/ di pietre grige, dove fresco il seme dell’esistenza dà ogni anno erbe e fiori”. La consapevolezza qui che la fine, tanto sperata, non è altro che un passaggio o passo successivo, nel corso di quella vita che continua il suo ciclo fiero e vitale. L’immagine successiva è di una poeticità unica: quell’altro figlio le cui ossa “tiene la passione/ ancora vive nel gelo della pace” Quell’altro figlio, di cui ha caro il ricordo e che ancora cura con incessante amore, e poi l’immagine della pompa, quell’acqua che è vita, rinnovata freschezza, la mer per i francesi madre/mare… e il pensiero  la sua “dolce superstite”  col quale presto lascerà questo pezzo di terra, insieme, inseparabili come sempre, a lasciare una vita “che non ha avuto meta”, fatta di disperazione che non è mai però senza un po’ di speranza.]

2 thoughts on “Una luce, Pier Paolo Pasolini

  1. tachimio ha detto:

    Meravigliosa poesia di Pasolini dove il rapporto con la madre si evidenzia in tutta la sua forza d’amore. Un testo bellissimo da leggere e rileggere cara Gilda. Grazie. Un abbraccio. Isabella

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