La francese, Roberto Bolaño

George Holroyd, 2012

 

Un amore indimenticabile
E breve, Come un uragano?
No, un amore breve come il sospiro di una testa ghigliottinata,
La testa di un re o di un conte bretone,
Breve come la bellezza,
La bellezza assoluta,
Quella che contiene tutta la grandezza e la miseria del mondo
E che è visibile soltanto a coloro che amano.

R. Bolaño

 

Una donna intelligente.
Una bella donna.
Conosceva tutte le varianti, tutte le possibilità.
Lettrice degli aforismi di Duchamp e dei racconti di Defoe.
In generale con un autocontrollo invidiabile.
Salvo quando era depressa e si ubriacava,
Cosa che poteva durare due o tre giorni,
Una successione di bordeaux e valium
Che ti faceva venire la pelle d’oca.
Allora ti raccontava le storie che le erano accadute Tra i 15 e i 18 anni. Un film di sesso e terrore,
Corpi nudi e traffici ai limiti della legge,
Un’attrice per vocazione e allo stesso tempo una ragazza con strane tracce d’avarizia.
La conobbi quando aveva appena compiuto 25 anni,
In un’epoca tranquilla.
Penso che avesse paura della vecchiaia e della morte.
La vecchiaia per lei erano i trent’anni, La Guerra dei Trent’anni,
I trent’anni di Cristo quando cominciò a predicare,
Un’età come un’altra, le dicevo mentre cenavamo
A lume di candela Contemplando lo scorrere del fiume più letterario del pianeta.
Ma per noi la magia era altrove,
Nelle sponde possedute dalla lentezza, nei gesti
Squisitamente lenti Del disordine dei nervi.
Nei letti oscuri,
Nella moltiplicazione geometrica delle cristalliere vuote
E nella fossa della realtà,
Nostro assoluto
Nostro Voltaire
Nostra filosofia da camera e da budoir.
Come dicevo, una ragazza intelligente,
Con quella virtù rara, la previdenza, (rara per noi latinoamericani)
Così comune nel suo paese,
Dove perfino gli assassini hanno un libretto di risparmio
E lei non era da meno,
Un libretto di risparmio e una foto di Tristán Cabral,
La nostalgia del non vissuto,
Mentre quel celebre fiume trascinava via un sole moribondo
E sul suo viso scendevano lacrime in apparenza gratuite.
Non voglio morire, sussurrava mentre veniva
Nell’oscurità penetrante della camera da letto,
E io non sapevo che dire,
Davvero non sapevo che dire,
Salvo carezzarla e sostenerla mentre si muoveva
Su e giù come la vita,
Su e giù come le poetesse di Francia
Innocenti e castigate,
Fino a quando tornava sul pianeta Terra
E dalle labbra le sbocciavano
I paesaggi dell’adolescenza che improvvisamente riempivano la stanza
di suoi cloni che piangevano sulle scale mobili della metropolitana
di suoi cloni che facevano l’amore con due tipi alla volta
Mentre fuori cadeva la pioggia
Sui sacchetti della spazzatura e sulle pistole abbandonate sui sacchetti della spazzatura,
La pioggia che tutto lava
Meno la memoria e la ragione.
Abiti, giacche di pelle, scarpe italiane, biancheria che ti faceva impazzire
Che la faceva impazzire Entravano e uscivano dalla nostra stanza luminosa e pulsante
E rapidi episodi di altre avventure meno intime baluginavano nei suoi occhi feriti come lucciole.
Un amore che non sarebbe durato a lungo
Ma che alla fine sarebbe stato indimenticabile.
Sì, disse così,
Seduta accanto alla finestra,
Il volto sospeso nel tempo,
Le labbra: le labbra di una statua.
Un amore indimenticabile
Sotto la pioggia
Sotto quel cielo irto di antenne dove convivevano
I soffitti a cassettoni del XVII secolo
E la merda dei colombi del XX secolo
E in mezzo Tutta l’inestinguibile capacità di fare del male,
Invincibile attraverso gli anni, Invincibile attraverso gli amori
Indimenticabili.
Disse così.
Un amore indimenticabile
E breve, Come un uragano?
No, un amore breve come il sospiro di una testa ghigliottinata,
La testa di un re o di un conte bretone,
Breve come la bellezza,
La bellezza assoluta,
Quella che contiene tutta la grandezza e la miseria del mondo
E che è visibile soltanto a coloro che amano.


 

 

La francesa

Una mujer inteligente.
Una mujer hermosa.
Conocía todas las variantes, todas las posibilidades.
Lectora de los aforismos de Duchamp y de los relatos de Defoe.
En general con un auto control envidiable,
Salvo cuando se deprimía y se emborrachaba,
Algo que podía durar dos o tres días,
Una sucesión de burdeos y valiums
Que te ponía la carne de gallina.
Entonces solía contarte las historias que le sucedieron
Entre los 15 y los 18.
Una película de sexo y de terror,
Cuerpos desnudos y negocios en los límites de la ley,
Una actriz vocacional y al mismo tiempo una chica con extraños rasgos de avaricia.
La conocí cuando acababa de cumplir los 25,
En una época tranquila.
Supongo que tenía miedo de la vejez y de la muerte.
La vejez para ella eran los treinta años,
La Guerra de los Treinta Años,
Los treinta años de Cristo cuando empezó a predicar,
Una edad como cualquier otra, le decía mientras cenábamos
A la luz de las velas
Contemplando el discurrir del río más literario del planeta.
Pero para nosotros el prestigio estaba en otra parte,
En las bandas poseídas por la lentitud, en los gestos
Exquisitamente lentos
Del desarreglo nervioso,
En las camas oscuras,
En la multiplicación geométrica de las vitrinas vacías
Y en el hoyo de la realidad,
Nuestro absoluto,
Nuestro Voltaire,
Nuestra filosofía de dormitorio y tocador.
Como decía, una muchacha inteligente,
Con esa rara virtud previsora
(Rara para nosotros, latinoamericanos)
Que es tan común en su patria,
En donde hasta los asesinos tienen una cartilla de ahorros
y ella no iba a ser menos,
Una cartilla de ahorros y una foto de Tristán Cabral,
La nostalgia de lo no vivido, .
Mientras aquel prestigioso río arrastraba un sol moribundo
Y sobre sus mejillas rodaban lágrimas aparentemente gratuitas.
No me quiero morir, susurraba mientras se corría
En la perspicaz oscuridad del dormitorio,
Y yo no sabía qué decir,
En verdad no sabía qué decir,
Salvo acariciada y sostenerla mientras se movía
Arriba y abajo como la vida,
Arriba y abajo como las poetas de Francia
Inocentes y castigadas,
Hasta que volvía al planeta Tierra
Y de sus labios brotaban
Pasajes de su adolescencia que de improviso llenaban nuestra habitación
Con duplicados que lloraban en las escaleras automáticas del metro,
Con duplicados que hacían el amor con dos tipos a la vez
Mientras afuera caía la lluvia
Sobre las bolsas de basura y sobre las pistolas abandonadas
En las bolsas de basura,
La lluvia que todo lo lava
Menos la memoria y la razón.
Vestidos, chaquetas de cuero, botas italianas, lencería para volverse loco,
Para volverla loca,
Aparecían y desaparecían en nuestra habitación fosforescente y pulsátil,
Y trazos rápidos de otras aventuras menos íntimas
Fulguraban en sus ojos heridos como luciérnagas.
Un amor que no iba a durar mucho
Pero que a la postre resultaría inolvidable.
Eso dijo,
Sentada junto a la ventana,
Su rostro suspendido en el tiempo,
Sus labios: los labios de una estatua.
Un amor inolvidable
Bajo la lluvia,
Bajo ese cielo erizado de antenas en donde convivían
Los artesonados del Siglo XVII
Con las cagadas de palomas del Siglo XX.
Y en medio
Toda la inextinguible capacidad de provocar dolor,
Invicta a través de los años,
Invicta a través de los amores
Inolvidables.
Eso dijo, sí.
Un amor inolvidable
Y breve,
¿Como un huracán?,
No, un amor breve como el suspiro de una cabeza guillotinada,
La cabeza de un rey o un conde bretón,
Breve como la belleza,
La belleza absoluta,
La que contiene toda la grandeza y la miseria del mundo
Y que sólo es visible para quienes aman.

Roberto Bolaño da Los perros romanticos (Acantilado, Barcelona 2000)

Traduzione di Massimo Rizzante

 

[Foto: George Holroyd]

Estate, Cesare Pavese

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Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d’aria
e il prodigio sei tu. C’è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.

C. Pavese

 

C’è un giardino chiaro, fra mura basse,
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. È una luce che sa di mare.
Tu respiri quell’erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.

Ho veduto cadere
molti frutti, dolci, su un’erba che so,
con un tonfo. Così trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d’aria
e il prodigio sei tu. C’è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.

Ascolti.
Le parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.

Cesare Pavese

Oroscopo, Cecília Meireles

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Nessuno sa
che fiume, che fiume
di lutto circonda
la terra profonda
che calco e che sono

C. Meireles

 

 

Dovrebbero essere Venere
e Giove, sì,
che almeno, almeno,
mi guardassero,
generando cammini
chiari e sereni
da dove passare
chi è stata nutrita
a segreti vini,

perduta, perduta
d’amore e meditare.

Saturno, tuttavia,
Saturno, l’ombroso,
si è precipitato.

Nessuno sa
che fiume, che fiume
di lutto circonda
la terra profonda
che calco e che sono;

che notte riveste
il mondo in cui passo
e i mondi che penso …

Che lungo, alto, immenso,
muto cipresso
s’innalza, ramo su ramo,
fra il mio abbraccio
e l’abbraccio che amo!

 

Cecília Meireles (1901-1964), Oroscopo

Trad. Emilio Capaccio


 

 

Deviam ser Venus
e Júpiter, sim,
que ao menos, ao menos,
olhassem por mim,
gerando caminhos
claros e serenos
por onde passar
quem vinha nutrida
de secretos vinhos,

perdida, perdida,
de amor e pensar.

Saturno, porém,
Saturno, o sombrio,
se precipitou.

Não sabe ninguém
que rio, que rio
de luto circunda
a terra profunda
que piso e que sou;

que noite reveste
o mundo em que passo
e os mundos que penso …

Que longo, alto, imenso,
calado cipreste
sobe, ramo a ramo,
entre o meu abraço
e o abraço que amo!

Cecília Meireles, Horòscopo

Sunset Limited, Cormac McCarthy

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Le cose che amavo un tempo erano molto fragili.
Molto delicate. Ma io non lo sapevo. Pensavo che
fossero indistruttibili. E mi sbagliavo.

NERO E in che cosa credi?
BIANCO In un sacco di cose.
NERO Va bene.
BIANCO In che senso, va bene?
NERO Va bene, quali cose?
BIANCO Credo in certe cose.
NERO Questo l’hai già detto.
BIANCO Probabilmente non credo più in una serie di cose in cui credevo una volta, ma questo non significa che non creda più in niente.
NERO Be’, fammi un esempio.
BIANCO Più che altro, credo nel valore delle cose.
NERO Nel valore delle cose.
BIANCO Sì.
NERO Ok. Di quali cose?
BIANCO Di un sacco di cose. Le cose culturali, per esempio. I libri, la musica, l’arte. Cose di questo genere.
NERO Va bene.
BIANCO Queste sono le cose che per me hanno valore. Sono la base della civiltà. O quantomeno, un tempo avevano valore. Probabilmente oggi non ne hanno più così tanto.
NERO E cosa gli è successo, a quelle cose?
BIANCO La gente ha smesso di dar loro valore. Io ho smesso di dar loro valore. Entro un certo limite. Non saprei neanche spiegarle bene perché. Quel mondo è in gran parte scomparso. E fra poco lo sarà del tutto.
NERO Non so se riesco a seguirti, professore.
BIANCO Non c’è niente da seguire. Va bene così. Le cose che amavo un tempo erano molto fragili. Molto delicate. Ma io non lo sapevo. Pensavo che fossero indistruttibili. E mi sbagliavo.

Sunset Limited Cormac McCarthy

Le poesie che ho vissuto, Ghiannis Ritsos

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La Poesia non ha mai camminato così
sotto i bianchissimi meli in fiore di nessun Paradiso.

 

Le poesie che ho vissuto tacendo sul tuo corpo
mi chiederanno la loro voce un giorno, quando te ne andrai.
Ma io non avrò più voce per ridirle, allora. Perché tu eri solita
camminare scalza per le stanze, e poi ti rannicchiavi sul letto,
gomitolo di piume, seta e fiamma selvaggia. Incrociavi le mani
sulle ginocchia, mettendo in mostra provocante
i piedi rosa impolverati. Devi ricordarmi così – dicevi;
ricordarmi così, coi piedi sporchi; coi capelli
che mi coprono gli occhi – perché così ti vedo più profondamente. Dunque,
come potrò più avere voce. La Poesia non ha mai camminato così
sotto i bianchissimi meli in fiore di nessun Paradiso.

Ghiannis Ritsos da Erotica (Crocetti, 1981)

 

[Foto: Frantisek Drtikol]

 

Trasfigurazione, G. Ungaretti

Peter Holme

Come una nuvola

mi filtro
nel sole
Mi sento diffuso
in un bacio
che mi consuma

e mi calma

G. Ungaretti

 

Sto
addossato a un tumulo
di fieno bronzato
Un acre spasimo
scoppia e brulica

dai solchi grassi
Ben nato mi sento
di gente di terra
Mi sento negli occhi
attenti alle fasi

del cielo
dell’uomo rugato
come la scorza
dei gelsi che pota
Mi sento

nei visi infantili
come un frutto rosato
rovente
fra gli alberi spogli
Come una nuvola

mi filtro
nel sole
Mi sento diffuso
in un bacio
che mi consuma

e mi calma
Mi sento la febbre
di questa
piena di luce
Accolgo questa
giornata come

il frutto che si addolcisce
Avrò
stanotte
un rimorso come un
latrato
perso nel
deserto

Giuseppe Ungaretti, da L’allegria

 

[Foto: Peter Holme ]

Scena finale, Blanca Varela

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Ho lasciato la porta mezza aperta
sono un animale che non si rassegna a morire

Blanca Varela

 

Ho lasciato la porta mezza aperta
sono un animale che non si rassegna a morire
l’eternità è l’oscura cerniera che cede
un piccolo rumore nella notte della carne
sono l’isola che avanza sostenuta dalla morte
o una città ferocemente accerchiata dalla vita
o forse non sono nulla
solo l’insonnia
e la brillante indifferenza degli astri
deserto destino
inesorabile il sole dei vivi si alza
riconosco quella porta
altra non c’è
ghiaccio primaverile
e una spina di sangue
nell’occhio della rosa

_
Blanca Varela

 

[Foto: Man Ray]

Consigli, Ennio Flaiano

 

Non calpestare le metafore.
I punti di sospensione si pagano a parte.
Non usare le sdrucciole se la strada è bagnata.
Per le rime rivolgersi al portiere.

E. Flaiano

 

Chi apre il periodo, lo chiuda.
È pericoloso sporgersi dal capitolo.
Lasciate l’avverbio dove vorreste trovarlo.
Chi tocca l’apostrofo muore.
Abolito l’articolo, non si accettano reclami.
Non usare l’esclamativo dopo le 22.
Non si risponde degli aggettivi incustoditi.
Per gli anacoluti, servirsi del cestino.
Tenere i soggetti al guinzaglio.
Non calpestare le metafore.
I punti di sospensione si pagano a parte.
Non usare le sdrucciole se la strada è bagnata.
Per le rime rivolgersi al portiere.
È vietato servirsi del sonetto durante le fermate.
È vietato aprire le parentesi durante la corsa.
Nulla è dovuto al poeta per il recapito.

Ennio Flaiano, da  La grammatica essenziale (1959)

 

[… Niente da aggiungere se non: Ennio Flaiano, genio indiscusso! 🙂 ]

I punti di sospensione, Antonio Porta

 

 

Vedere solo si vede quello che si vuole
una foto sbiadisce poco a poco
e un volto, poi la figura intera scompaiono.
Dov’erano tracce di felicità, attimi
ora un grigio sbiadisce e se resiste
qualcosa, un sorriso molto tirato,
stupisce chi lo osserva
e la memoria rifiuta di saltare l’ostacolo.
Ma per capire fino in fondo che cosa
significa una cancellazione occorre
sentirsi cancellati, quando un’ombra
non è più un’ombra, un fiato, un vapore,
nel trionfo dei punti di sospensione…

Antonio Porta, da Yellow (Lo Specchio- Mondadori, 2002)

 

[Foto: Mayumi Terada]