Ho imparato a volare, F. Nietzsche da Così parlò Zarathustra

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Non con la collera, col riso si uccide.

Adesso sono lieve, adesso io volo,
adesso vedo al di sotto di me, adesso
è un dio a danzare, se io danzo.

 

 

Io non ho più sentimenti in comune con voi: questa nube, che io vedo sotto di me, questa pesante cupezza, di cui rido, – proprio questa è la vostra nube temporalesca. Voi guardate verso l’alto, quando cercate elevazione. E io guardo in basso, perché sono elevato.
Chi di voi è capace di ridere e, insieme, di essere elevato?
Chi sale sulle vette dei monti più alti, ride di tutte le tragedie, finte e vere. [..]
Potrei credere solo a un dio che sapesse danzare. E quando ho visto il mio demonio, l’ho sempre trovato serio, radicale, profondo, solenne: era lo spirito di gravità, grazie a lui tutte le cose cadono. Non con la collera, col riso si uccide. Orsù, uccidiamo lo spirito di gravità. Ho imparato ad andare: da quel momento mi lascio correre. Ho imparato a volare: da quel momento non voglio più essere urtato per smuovermi. Adesso sono lieve, adesso io volo, adesso vedo al di sotto di me, adesso è un dio a danzare, se io danzo.

 

F. Nietzsche, da Del leggere e dello scrivere (in Così parlò Zarathustra, Adelphi)

 

 

[Continua il viaggio tra le pagine di Così parlò Zarathustra di Nietzsche, del quale finora ho riportato solo alcuni frammenti, molto significativi e attuali. Queste piccole parentesi saranno semplicemente un viaggio attraverso pagine di autori, quale spunto per una nuova riflessione, lungi dal voler trattare di argomenti filologici o relativi alla storia della filosofia o di altra natura. Ovviamente non potrà farlo nè vorrei per ogni libro che leggo, ma solo per quelli più significativi, densi, o semplicemente per quelli che per un motivo o per un altro mi sono più congeniali.

Siamo quindi nella seconda parte, quella dedicata ai discorsi di Zarathustra,  sceso dopo dieci anni da eremita sui monti, con la volontà di illuminare l’umanità intera della propria saggezza e dell’avvento del superuomo. Siamo di fronte a un libro che nel suo genere potrebbe essere erroneamente preso quale  ispiratore di violenza, con i suoi continui rinvii a battaglie, sangue, guerrieri, morte, uccisione (come appunto fu ai tempi del nazismo), ma tale non è. Nietzsche parla  invece di un rinnovamento dell’anima, della necessità dell’uomo (tutta l’umanità) di prendere coscienza dei propri limiti, non si riferisce all’uomo quale specie superiore, o addirittura a una parte di umanità rispetto all’altra, e così via.

Nel discorso in questione “del leggere e dello scrivere”, si parla quindi della condizione di un’umanità passiva di fronte alla vita, un’umanità capace di credere solo in una vita fatta di sacrifici e in un dio serio, radicale, solenne, a cui il filosofo contrappone la lievità, la forza di un’anima capace di ridere. Con/come un dio che danza, di una vita vissuta per il piacere di essere tale, e dell’elevazione della sua anima in riferimento a questa consapevolezza.

Mi piacerebbe poter estendere queste riflessioni, e coivolgere chi voglia a intervenire. Fatelo pure se vi va, commenti, ulteriori chiarimenti, riferimenti, pensieri liberi, esperienze, tutto è fonte di arricchimento tra queste pagine. ]

 

[Foto: Gilbert Garcin]

2 thoughts on “Ho imparato a volare, F. Nietzsche da Così parlò Zarathustra

  1. natipervivereblog ha detto:

    Sono parole che mi coinvolgono particolarmente…
    Rispecchiano una parte importante della mia vita che vive in un quadro che un mio caro amico pittore ha creato, dal titolo “Salire…scendere”
    Il quadro è la colonna portante della mia vita
    un caro saluto
    Adriana

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